venerdì 5 maggio 2017

Le malattie neurologiche in età geriatrica

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RELAZIONE DOTT. GIUSEPPE LADDOMADA







Età geriatrica: età presenile fino a 65 anni; età senile fino a 75 anni; vecchiaia fino a 90 anni; grande vecchiaia oltre i 90 anni.

E’ importante allenare il cervello con attività che ne stimolino il funzionamento. L’invecchiamento è un processo fisiologico, e oggi che l’età media si è allungata (80 anni l’uomo, 84 le donne), è necessario prevenire le malattie neurologiche, cioè abbassare il rischio che si possono manifestare, visto che, come patologia in età senile, oggi purtroppo in aumento, (in alcuni casi presente anche a 45/50 anni), costituisce la terza causa di morte di un individuo. Dopo i tumori e le malattie cardiovascolari, vengono i disturbi del circolo cerebrale. Le demenze senili sono invece al primo posto per quanto riguarda le ripercussioni sulla qualità della vita, sulle relazioni, sul lavoro.
Sono patologie che comportano un alto costo sociale, poiché si prevede la riabilitazione, la pensione di invalidità, l’accompagnamento (legge 104); costi che gravitano sulle spalle di noi contribuenti.
Occorre prendere coscienza in tempo e gestire al meglio il proprio tempo perché, una volta che si è colpiti, non c’è una cura farmacologica che faccia riprendere la qualità della vita.
La demenza senile si manifesta con un iniziale stato di depressione, di disturbo dell’umore. Può portare all’ictus, al morbo di Parkinson, all’Alzheimer.

Soffermiamoci sull’ictus.

Il soggetto colpito da ictus presenta uno stato di malessere improvviso: difficoltà di linguaggio, formicolio alle mani e alle gambe, doppia immagine visiva, perdita di coscienza, spesso dovuta ad aritmia cardiaca.
Ci può essere l’ictus ischemico e l’ictus emorragico.
Nell’ictus ischemico si ha un ipoafflusso di sangue e di ossigeno in una zona del cervello deputata al controllo delle attività motorie e sensoriali, per cui si manifesta la paralisi, a volte ridotta, agli arti e alla bocca (la zona destra del cervello comanda i movimenti della sinistra del corpo, la zona sinistra comanda i movimenti della destra).
Nell’ictus emorragico si determina la rottura di un vaso sanguigno e la morte cerebrale delle cellule circostanti la zona interessata.
Si può avere un peggioramento entro le 24 o le 72 ore, e può essere anche fatale.
E’ necessario un trattamento intensivo entro le prime 4 ore, in un ospedale specializzato; occorre poi un attento controllo dello sviluppo della patologia, perché entro i nove mesi successivi può esserci il rischio di un altro attacco. E’ importante la riabilitazione, per stimolare la zona del cervello colpita,affinché vengano sostituite le cellule morte o debilitate.
Anche l’aneurisma è una forma di ictus, dovuto a una dilatazione di un vaso sanguigno del cervello, con conseguente rottura ed emorragia a causa di un picco ipertensivo, a volte a una malformazione congenita.

Si può prevenire?

Ci sono dei fattori di rischio oggettivi: predisposizione genetica o famigliare; età (la patologia aumenta con l’età); sesso (più facilmente a carico degli uomini).
Ci sono anche fattori di rischio modificabili: occorre tenere sotto controllo l’ipertensione, perché i picchi ipertensivi determinano lesioni alle pareti dei vasi sanguigni del cervello, formazioni di trombi (con conseguente trombosi) e ischemia.
Occorre controllare l’assetto coagulativo: se il livello di coagulazione è alto c’è il rischio di ischemia o infarto; se è basso c’è il rischio di emorragia cerebrale.
Occorre tenere sotto controllo i valori della glicemia e del colesterolo, a causa dei quali rischiano gli occhi, reni, cuore e cervello.
Quindi attenzione alla dieta, seguire la prescrizione dei farmaci, fare movimento.
Occorre ancora tenere sotto controllo il consumo di sigarette, perché il fumo danneggia polmoni, cuore e cervello.
Nei prossimi incontri: il morbo di Parkinson e poi il morbo di Alzheimer.

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