martedì 30 giugno 2020

La resilienza nei bambini - 23 giugno 2020

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Prof.ssa Silvia Laddomada

IL SALUTO DELLA DIRETTRICE LADDOMADA


Buonasera e benvenuti a tutti gli amici, questa
sera avremo come relatore il prof. Giuseppe Lazzaro, specializzato in.psicologia clinica. Ci parlerà della resilienza, una parola che da un po' di tempo sentiamo anche in altre occasioni, in altri incontri simili; la capacità cioè di saper reagire alle situazioni trovando sempre una soluzione. E' come quella pubblicità che dice: quando non c'è una strada, gli italiani ne sanno inventare una. Proprio perchè molte volte questo è necessario. Quindi ascoltiamo il nostro professore e grazie ancora per il suo intervento e per la sua collaborazione alle attività dell'Università Minerva. Buon ascolto.





       RELATORE: DOTT. GIUSEPPE  LAZZARO

        Specializzato in Psicologia clinica


 


















Benvenuti a tutti voi, ringrazio la prof.ssa Laddomada per questo gentile invito.



La resilienza nei bambini.

La resilienza è un darsi forza, coraggio. Rispetto al passato il nostro modo di comunicare è cambiato, spostandosi sui canali interattivi, sui social, che non prevedono la presenza dell'interlocutore. Si usano spesso frasi ad effetto, frasi di incoraggiamento. Si parla di resilienza, ne abbiamo bisogno, ci permette di attraversare le fasi più complesse della nostra esistenza e diventare più forti. La resilienza è un termine preso in prestito dalla scienza dei materiali.

Quando un materiale subisce una deformazione, se resiliente, può ritornare alla forma originaria. A livello psichico non bisogna cadere nell'inganno che la psicologia sia un discorso ad effetto, per creare clamore, per creare un sentimento vago di come vivere e considerare la realtà. La realtà è altro. Non dimentichiamo che i nostri pensieri influenzano i bambini. Spesso pensiamo che nella vita ci sono eventi positivi ed eventi negativi. Invece nella vita ci sono solo eventi. Di fronte ad un evento luttuoso dobbiamo cercare dentro di noi le competenze giuste per accettare quello che é accaduto. Come in biologia si parla di adeguamento alla realtà, così in psicologia si arriva all'accettazione della realtà. Un tempo i trattamenti psicoterapeutici duravano anni, ora sono più brevi, perchè di fronte alla tematica dolente dell'individuo, lo si invita a trovare in sè la competenza per affrontare il proprio dramma interiore. Per esempio, per aiutare i bambini a maturare, bisogna tener presente che fino alla preadolescenza essi vivono in modo magico, giocano, fantasticano. Poi affronteranno le problematiche della vita. Osservandoli mentre giocano, spesso gli adulti vorrebbero richiamarli alla responsabilità, alla realtà, a compiere il proprio dovere, non capendo che proprio il gioco é per loro il dovere. Quindi di fronte a un evento luttuoso, si deve ricorrere al gioco, al disegno, alla creatività, per consentire loro di elaborare il proprio vissuto.
A volte gli adulti si fanno carico delle emozioni dei figli, perché vogliono proteggerli dagli aspetti cupi della vita. Non é opportuno proteggerli da questa emozione; i bambini devono vivere in modo spontaneo le loro emozioni, emozioni che non si possono spiegare, essi non potranno dire cosa stanno provando. Sono gli adulti che razionalizzano le emozioni, per adattarsi ai vari contesti in cui si trovano.
Bisogna educare i bambini alla resilienza, devono imparare a misurarsi con le proprie emozioni. Se in classe sorgono incomprensioni con l'insegnante o tra amici, bisogna lasciare liberi i bambini di risolvere i loro problemi, educandoli a sperimentare quelle emozioni, che spesso portano a uno stato di malinconia. Gli adulti sono abituati a ragionare per categorie diagnostiche, interpretano la tristezza dei bambini come forma di depressione. Non è questo il linguaggio da usare con i bambini, è giusto che vivano le loro malinconie. Così com'è giusto che vivano le loro emozioni di gioia.
Gli eventi negativi della vita fanno parte dell'esistenza umana. Spesso gli adulti attenuano le emozioni positive provate in occasioni di eventi gioiosi, perchè pensano che automaticamente succederà qualcosa di brutto. Questi sono meccanismi psichici profondi che si sono strutturati negli adulti, ecco perchè è importante valutare gli eventi della vita come eventi che arrivano, che ognuno deve sapere affrontare con resilienza. La sofferenza fa parte della vita, non si può evitare.
Se un bambino litiga con un amico, non si deve intervenire a picchiare l'amico, in questo modo il bambino non imparerà a cavarsela da solo. Questa è la resilienza. La famiglia è per un bambino una sorta di sicurezza, per cui se il bambino è spinto a sperimentare una relazione con gli altri, e la famiglia sta lì, pronta a cogliere un momento di delusione, di frustrazione, che sono probabili, per allontanare il senso di sofferenza, non insegnerà mai al bambino ad essere resiliente.
Affrontare ciò che succede nella vita, questa è la resilienza. Ognuno di noi esprime il proprio modo di vivere. Si può essere forti in un ambito e deboli in un altro; ognuno è un contenitore di esperienze, positive e negative. Bisogna accettare le esperienze che ci fanno star bene e quelle che ci fanno stare male. Ognuno di noi tende al bene, cerca di sviluppare le competenze per vivere la vita serenamente. Ed è quello che tutti cercano: la serenità.
La felicità è un'illusione, la serenità dà anche la felicità quando ci si realizza in un ambito. ma da sola la felicità è una emozione passeggera, seguita subito dal desiderio di realizzarsi in un altro ambito.
Un altro aspetto della resilienza è il cambiamento. Come in biologia l'adattamento è legato all'evoluzione della specie, così in psicologia l'adattamento alle situazioni cambia il proprio modo di vivere, la flessibilità rafforza la fiducia in sè e porta a vivere pienamente gli eventi della vita. Tenendo conto del temperamento, di natura biologica, e del carattere forgiato nelle relazioni sociali, si riesce a sviluppare un giusto grado di resilienza che permette di affrontare le difficoltà della vita e favorire il cambiamento. Nel parco giochi, osserviamo i bambini che giocano. A volte si avvicinano ai genitori, per vedere se ci sono ancora, a volte si allontanano per giocare, per esplorare. Questo li aiuta a crescere. Gli adulti devono limitarsi ad osservarli.
La scuola é la prima esperienza di vita sociale per un bambino. Potranno esserci difficoltà di relazionarsi con gli altri, forse sperimenterà una solitudine profonda, si porterà dietro questa triste esperienza infantile, ma rafforzerà il proprio apparato psichico, il proprio carattere, e le esperienze di relazioni difficili lo aiuteranno a maturare.
Jung diceva che dobbiamo imparare ad essere sempre più simili a noi stessi, per essere individui. Un bambino attraverso le difficoltà impara a riconoscersi e a rapportarsi con gli altri.
L'autorità. In classe il bambino stabilisce un rapporto con l'autorità, rappresentata dall'insegnante. Parlare male dell'insegnante o del suo modo di educare o insegnare, non é positivo, perchè il bambino ha stabilito un rapporto affettivo chiaro, ma diverso da quello che ha con i genitori. E' necessario che ci sia sempre una interazione tra famiglia e scuola, il conflitto non aiuta il bambino a vivere serenamente . Viene messa in discussione la sua capacità di rapportarsi con gli altri in altri contesti. 
 
Per consentire una crescita equilibrata, occorre anche non sviluppare il concetto di competizione. Non é resilienza se si trasmette ai figli l'idea che devono essere migliori degli altri, che devono essere i primi della classe. O peggio, punirli se non raggiungono alti livelli. I figli non sono la proiezione dei genitori. Finita l'esperienza del più bravo della classe, il bambino può trovarsi poi in contesti in cui vivrà esperienze di frustrazione, non avrà più fiducia in se stesso. Vedrà il mondo come un luogo in cui si deve combattere, competere, confrontarsi. E' vero che la vita é una giungla, e bisogna imparare a farsi spazio. Ma é più educativo insegnare a cooperare. La cooperazione é più vicina al modo di relazionarsi dei bambini. Insegnamenti da vivere in famiglia, perché la famiglia é davvero una palestra di vita.
Sviluppare la resilienza significa trovare la capacità di adattarsi alla realtà, valutandone i vari e complessi aspetti, e dare una giusta risposta. 



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Bene, ringraziamo il prof. Giuseppe Lazzaro il nostro amico Giuseppe e soprattutto è importante quello che lui ci ha voluto comunicare. La resilienza nei bambini, cioè l'invito a noi genitori, a noi nonni di permettere ai bambini di sperimentare le loro emozioni, soprattutto di lasciarli andare avanti nella vita, per affrontare le difficoltà che man mano la vita presenterà e soprattutto inculcare in loro la necessità della cooperazione e non della competizione. Quindi abbiamo anche come educatori un grande compito. Buona serata a tutti.

                                                                               Silvia Laddomada

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