sabato 24 febbraio 2018

Carnevale, tra cultura, allegria, gastronomia - 13/02/2018

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Relazione di 

Silvia Laddomada







Un incontro culturale all’insegna del sano divertimento carnevalesco: un’occasione di condivisione e di degustazione di prodotti gastronomici realizzati dalle “amiche” che frequentano gli incontri dell’Università del Tempo Libero e del Sapere “Minerva”. Sottofondo di musiche latino-americane, di pìzziche e spontanei passi di danza. La cultura, cibo per la mente, come si sostiene negli incontri, ha portato i partecipanti a rivivere il Carnevale dei secoli passati, dall’età preistorica, quando ci si mascherava nei  riti magico-religiosi, a quella romana, quando a febbraio (dal latino febru-ere=purificare) si celebravano i riti di passaggio, di purificazione, dalla morte alla vita della natura.
Una settimana di festa ( i Saturnalia) per rievocare l’età dell’oro con Saturno, e auspicare un raccolto abbondante per l’anno che cominciava. La gente si travestiva, si copriva il volto con maschere orribili per allontanare gli spiriti maligni nell’aldilà, saltando e ballando dietro festosi carri, tirati da animali bardati in modo bizzarro. E prima ancora c’erano state le Dionisie, feste pagane greche in onore di Dionisio (Bacco per i romani). Un’altra festa romana era quella dei Lupercali, i luperci – lupacchiotti si recavano nel bosco e presso una grotta ai piedi del Palatino, dove si riteneva fossero stati allattati dalla lupa Romolo e Remo, uccidevano delle capre, ungevano col sangue la fronte di due giovani, che precedevano il corteo festoso, e si mascheravano con pelli di lupo, tagliavano a strisce le pelli delle capre, le arrotolavano e, correndo, le srotolavano (le antenate delle stelle filanti?).
Nel Medio Evo i Saturnali esistevano ancora; la gente colpiva per scherzo i passanti con bastoni e pietre (gli attuali manganelli di plastica riempiti a volte con sassolini).A fine settimana si concludeva con un grande banchetto, all’insegna del travestimento e del gioco libertino.  Poi si introdusse il rito giocoso del processo al Re Carnevale, capo espiatorio dei mali dell’anno precedenti; un fantoccio di paglia che veniva condannato a morte, con corteo funebre seguito da gente in gramaglie.
Nel 1500 si organizzavano sfarzosi spettacoli e carri riccamente addobbati, i Trionfi, circondati da gente in costume che intonava canti scritti per l’occasione (famoso il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico).
Per rendere più festoso il percorso si lanciavano sui carri semi di coriandolo glassati con lo zucchero ( gli antenati dei nostri coriandoli, piccoli dischetti multicolori di carta leggera?), oppure si lanciavano piccoli pezzi di gesso colorati ( i nostri confetti e cannellini colorati?).
Le feste rivissute anno dopo anno diventano tradizioni.
Nel 1600 nascono le maschere per eccellenza, Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, ecc. personaggi della Commedia dell’Arte, spettacoli destinati a un pubblico che si divertiva in modo sguaiato. E poi dolci fritti a volontà, perché il grasso c’era, dopo la macellazione dei suini. 
A Carnevale ogni scherzo vale, diciamo ancora, quasi a giustificare quella moderata follia  che anche a noi é concessa, almeno una volta all'anno.

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