venerdì 26 marzo 2021

DANTEDI', OMAGGIO AL SOMMO POETA

Print Friendly and PDF

Relatrice Silvia Laddomada

E' il secondo anno del Dantedì.

La giornata dedicata a Dante Alighieri, istituita lo scorso anno, 25 marzo 2020, dal Ministero della pubblica istruzione e dal ministero dei beni e attività culturali.

Il mondo della cultura é oggi unito per ricordare e condividere i versi del poeta immortale. Sono tanti gli eventi che si stanno programmando fino a settembre: mostre, spettacoli, laboratori, pubblicazioni, rassegne, festival, restauri soprattutto nelle città dantesche, Firenze, Verona e Ravenna.

Questa sera alle 19,15 é prevista la lettura di un canto di Dante da parte Benigni, al Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella. L'evento sarà trasmesso su RAI 1. Perché il 25 marzo?

Dante - Andrea del Castagno

Il sommo poeta, di cui quest'anno ricorrono i 750 anni dalla morte, ha intrapreso il 25 marzo del 1300 il suo viaggio nell'aldilà.             Correva il primo anno santo della Storia, indetto dal papa Bonifacio VIII. Era la settimana santa. Dante, smarrito, deluso, incompreso, inizia il suo viaggio interiore, alla ricerca della Luce, proprio nella notte tra il giovedì e il venerdì santo.

Un viaggio allegorico, un viaggio interiore, che non riguarda solo Dante, ma l'intera umanità.

La Divina Commedia ha sempre attirato e affascinato il mondo della cultura, per la ricchezza dei suoi contenuti, per la capacità del poeta di elaborare e trasmettere una visione della vita sostanziata di conoscenze teologiche, filosofiche, letterarie, antiche e contemporanee. Soprattutto Dante ha proposto una visione della vita ispirata ai valori e alle virtù cristiane. Ha conferito un ampio respiro a quel complesso e poliedrico pensiero della civiltà occidentale europea, che affonda le sue radici nel Cristianesimo.

RAI - Dantedì -25 marzo 2021

Dante é un poeta universale, immortale, attuale, proprio per questo. Egli ha indicato l'unico percorso possibile per l'uomo in crisi: rigenerarsi, aspirare a una sfera di valori capaci di conferire una superiore dignità al vivere umano.

Uscire dall'oscurità e riconquistare la luce.

Dante non é un nostro contemporaneo e quindi attuale. Dante è un uomo famoso, colto, é un singolare intellettuale del Medio Evo. Il suo volto severo, il suo profilo é cristallizzato nell'iconografia dantesca e anche su una facciata della nostra moneta da 2 euro. Ma appartiene al suo tempo. Bisogna capirlo nel suo contesto.

Il Medio Evo era un'epoca profondamente religiosa, l'uomo non era artefice del proprio destino, come si dirà nel Rinascimento, ma era strumento nella mani di Dio, è Dio l'artefice di tutto. Nonostante questo timor di Dio, regnava in quel tempo tanta corruzione, anche all'interno della Chiesa. La società tutta aveva perso la "retta via".

L'avidità di potere, l'attaccamento ai beni terreni, gli intrighi politici avevano sconvolto l'umanità del tempo.

Dante era stato vittima di questa situazione. Per gli eventi che gli sono capitati, Dante é andato in esilio. L'esilio era stato una tragedia personale. Lontano dalla sua città Firenze, che egli amava, lontano dalla famiglia, costretto a elemosinare vitto e alloggio ai signori di altri staterelli italiani. L'Italia era allora divisa in tanti Stati. Lacerato quindi da tante offese, da accuse ingiuste, da mancati riconoscimenti, che pure si aspettava dalla sua Firenze, Dante era andato in crisi, aveva messo in dubbio la sua stessa fede. Ma non era crollato. Aveva sentito il bisogno di recuperare i valori del passato, le virtù umane che erano anche le virtù cristiane. In questa azione di recupero aveva inteso di mettere in versi il suo vissuto, il suo dramma, il dramma della sua società, collocandolo in una dimensione universale.
Non era presunzione di autosufficienza; dall'abisso della disperazione Dante trovò la forza di guardare la Luce, e di tendere ad essa con tutte le sue forze. Era convinto che anche gli altri potevano fare questo percorso: occorreva cambiare vita, occorreva pentirsi, occorreva convertirsi. Ancora oggi Dante ce lo dice, oggi che pur stando nella stessa barca, terrorizzati dal virus, assistiamo a episodi di cronaca vergognosi e aberranti.

E allora Dante condannava , in maniera inflessibile, tutti coloro che avevano perso il lume della ragione e si erano lasciati travolgere dalle passioni, dai sensi, dagli istinti. Condannava, senza distinzioni, uomini di potere, uomini di Chiesa, semplici cittadini del suo tempo, ma anche, per esemplificazione, personaggi storici delle età precedenti, personaggi della mitologia, colpevoli di incontinenza, per aver sottomesso la ragione ai sensi, condannava i violenti, condannava i fraudolenti, i disonesti. Anime dannate, in cui non c'era mai stato un gesto spontaneo di ravvedimento e di riavvicinamento a Dio. Dalla dottrina cristiana Dante aveva imparato che un sincero pentimento può capovolgere il destino di un'esistenza.. Ed ecco il messaggio morale del Purgatorio: pentirsi prima della morte. A Dio basta un istante solo di pentimento sincero, basta un palpito di dolore, per fare di un peccatore un'anima eletta.

Se l'uomo é in grado di comprendere questo messaggio, ritornerà certamente a "riveder le stelle".

Un messaggio cristiano, eterno e universale. Ecco l'attualità di Dante.

                               IL  VIDEO...


Per vedere il video sul cellulare cercare su Youtube o Facebook - "Associazione Minerva Crispiano" e cliccare.

Nessun commento:

Posta un commento