venerdì 19 febbraio 2016

Print Friendly and PDF

Crispiano, 16 marzo 2016                         Commedia esilarante, presentata in replica, a Martina Franca, dalla Compagnia “Il Velario” di Crispiano. "Nu paijése revutète, pe na statue screijanzète", è il titolo del lavoro teatrale, scritta e diretta dal nostro concittadino, Michele Vinci, veterano della satira. Il numeroso pubblico presente nell'auditorium, proveniente anche dai paesi viciniori, ha sottolineato, con ripetuti applausi, il successo del nuovo lavoro già registrato nell'esordio a Taranto.

La vicenda si svolge nella piazza centrale di un paesino di provincia, ove la gente si incontra per andare in chiesa o al bar “Calloduro”, per pregare o sorbire un buon caffè con l'immancabile bicchiere d'acqua, serviti da un intraprendente ragazzino (Matteo Carrieri), sempre rimproverato dal proprietario del bar, mai pagato. Un perfetto evasore, interpretato da Giovanni Caroli, che raramente rilascia lo scontrino e che ogni mattina fa combutta con l'operatore ecologico (Lorenzo Marangi), che tiene pulita la piazza, lamentando anche lui i mancati diritti. La vita si svolge con assoluta tranquillità, senza clamori, finché di buon mattino, in quella piazza e proprio davanti la chiesa, si scopre una statua “immorale”, installata in fretta durante la notte, in omaggio alla donna formosa. Uno scandalo, che inevitabilmente coinvolge il prete (Leonardo Bello) e il sindaco (Rino Massafra) che insieme ai tanti personaggi che entrano in scena finiscono di essere coinvolti in una storia di tradimento verificatasi, dieci anni prima,  durante la festa patronale e scoperta, dopo una serie di intrighi e di ricordi personali, grazie alla rivelazione della data di nascita del ragazzino del bar. Molto bella la scenografia realizzata con una tecnica innovativa dalla serigrafia di Michele Serio di Crispiano;

magistrale il ruolo di Rosa Colucci, vestita e truccata da Marzia Lazzaro, che per oltre dure ore ha interpretato, nell'assoluta immobilità, la statua, che appariva essere stata  realizzata in cartapesta.
Una divertente storia, “con fatti e personaggi immaginari”, scritta con la collaborazione di  Luciano De Leonardis che ha tanto divertito il pubblico, terminata, tra fragorosi applausi, con un “inno all'amore e all'evasione fiscale”.
Consensi significativi hanno meritato anche gli altri interpreti Rosa Maria Console (la Vedova), Antonio Scialpi (Imprenditore), Anna Rita Castronuovo (Assessora), Cristina Carnazza (Artista), Edmondo Bonfrate (Maresciallo) che ha anche curata la scenografia e la grafica insieme a Vito e Mariella De Benedettis.
                                                                                                                       Michele Annese

 

 

Crispiano, 4 marzo 2016  

Un monumento per don Romano Mario Carrieri, morto il 17 dicembre 2013. Negli ultimi mesi della sua vita terrena il compianto parroco di San Simone, frazione di Crispiano, aveva espresso ai suoi più stretti collaboratori ed amici il desiderio di essere seppellito nella nuda terra nel Cimitero  Comunale di Crispiano. Lui stesso sei mesi prima del decesso aveva fatto richiesta al Comune di Crispiano, di essere seppellito, al termine della sua vita terrena, nel campo che costeggia, la parte destra, della nuova Cappella, accanto alle spoglie di Mons. Giuseppe Maria Caforio,  54 anni Arciprete della Parrocchia Santa Maria della Neve di Crispiano.  Lo stesso Don Romano, ancora in vita, aveva commissionato all'arch. Paolo Caramia l’incarico di redigere il progetto della propria futura sepoltura, assegnando il tema: “La gioia dell'Eucarestia nella Croce”.
Ricevuta il 31 dicembre 2013 l'autorizzazione dal Comune, il tecnico, amico del sacerdote ha redatto il progetto, a titolo gratuito. Lo studio architettonico “ripropone sul terreno l’emblema del cristianesimo: la Croce; una croce che emerge dal terreno, che perimetra la sepoltura del sacerdote defunto, ma che ha nel suo interno un incavo che custodisce la patena, dispensatrice dell'Ostia consacrata nella Eucarestia, Gioia... di morte e resurrezione di nostro Signore, incastonata nella Croce delle proprie sofferenze patite nella vita terrena”.
Tutta lo struttura in elevazione, fuori dal piano di campagna, poggiante su di un basamento in cemento armato, sarà costituita da lastre di pietra calcarea bianca opportunamente fresata e bocciardata.  All'interno della croce un incavo alloggerà una patena in ceramica, mentre su di un lato della stessa sarà affissa la foto con inciso il nome di Don Romano Mario Carrieri e le date di nascita e di morte. Per onorare la memoria di
don Romano e rispettare le sue ultime volontà si è costituito il Comitato “La Gioia”, formato da Vincenzo Luccarelli (Presidente), Vincenzo Colucci e Teresa Serino(Tesorieri), Angelo De Tommaso, Paolo Caramia e Valeria Scialpi(Componenti). Lo scopo ovviamente è quello di realizzare, su terreno donato dal Comune, la tomba monumentale progettata dall'arch. Caramia, con fondi raccolti per pubblica sottoscrizione. I promotori, che hanno avviata la sottoscrizione versando 100 euro ciascuno, invitano a contribuire quanti hanno conosciuto il simpatico prete, per anni anche parroco della “Sacra Famiglia di Taranto”, o che desiderano  partecipare all'encomiabile iniziativa.                                                       
 

La sede del Comitato è in via degli Aranci n.47  - Tel: 099 611289    
 

 
 

                                                                                                    Michele Annese  

Con il biologico nascerà a Crispiano il mercatino dei prodotti a KM 0

Crispiano, 23 febbraio 2016

Inaugurata la sede in via Martina Franca 71 della neo Associazione di volontariato “Crispiano in Movimento”. Sono intervenuti il presidente del Consiglio Comunale di Crispiano dott. Giancarlo Argese, delegato dal sindaco Ippolito, il presidente Agrimercato Coldiretti di Taranto Nicola Motolese, la dirigente dott.ssa Anna Sgobbio, della Scuola “Mancini” e l'imprenditore dott. Giampaolo Cassese.
Il presidente del nuovo organismo dott. Franco Liuzzi, dopo l'introduzione della segretaria Alessandra Ermellino, ha presentato il progetto di coltivazione biodinamica intrapreso in collaborazione con la Scuola Elementare “P.Mancini”, ed in particolare con la 5^E i cui ragazzi, insieme agli insegnanti Mara Carbotti, Graziana Izzo, Anna Sicilia e Francesca Terrusi,  ed ha chiesto al rappresentante del Comune un terreno, ove coltivare prodotti biologici (cavoli, verze, lattughe, catalogne, finocchi, fave, ecc.). Lo scopo ha detto Liuzzi è quello di far nascere  un orto sociale a coltivazione biodinamica per la produzione e la vendita di prodotti a Km. 0 nel nostro Comune”, continuando la collaborazione con la Scuola per avere sempre più “piccoli coltivatori diretti”. Argese ha apprezzato l'iniziativa e si è impegnato a verificare con il Sindaco la disponibilità di terreni da concedere in uso. Considerando poi la validità del progetto  ha offerto un proprio fondo in località “Miola” per produrre prodotti agricoli biologici e  venderli in piazza o al mercato.
Il dott. Motolese si è soffermato sulle qualità dei prodotti pugliesi e la necessità di favorire iniziative tese a incrementare  la cultura e il mercato del biologico finalizzato ad una sana alimentazione, anche se più costosa.  Per la coltivazione biologica è necessario preparare il terreno e garantire la corretta crescita delle piante. Il terreno, dopo essere stato arato, andrà fertilizzato con stallatico fresco o secco. La sostanza organica aggiunta in questa forma verrà poi degradata da parte dei microorganismi presenti nel terreno che libereranno gli elementi nutritivi in una forma assimilabile dalle piante. In aggiunta possono poi essere utilizzati il terriccio da compostaggio (ottenuto mediante la decomposizione di materiale organico vegetale), il sangue secco (prodotto nei macelli) o le ceneri della legna.
E' intervenuta anche la dirigente della scuola Mancini, la quale si è complimentata con i ragazzi e gli insegnanti impegnati nel progetto, diretto dal dott. Liuzzi, per i risultati ottenuti ed ha salutato con gioia la nascita a Crispiano di un'altra associazione, che come le altre,  necessitano di essere liberi e indipendenti. Concetto sui quali si è dichiarato d'accordo il consigliere dell'associazione Luca Lopomo. E' seguita la cerimonia di consegna dei diplomini ai bambini che hanno partecipato al progetto. Al termine  Cassese  ha illustrato le innumerevoli  attività che vengono svolte nella bellissima Masseria del Duca di epoca medioevale, tra cui l’allevamento avicolo con 40.000 capi con annesso centro imballaggio uova, l’allevamento di 250 vacche frisone italiane con annesso caseificio aziendale, la coltivazione dell’uliveto di 200 ettari in agricoltura biologica con 40.000 ulivi secolari e frantoio aziendale con centro imbottigliamento e confezionamento, 11 ettari di vigneto da vino e la masseria didattica con oltre 7.000 visite annue. Una filiera produttiva corta, cortissima, anche se la distribuzione dei prodotti avviene oramai sull’intero territorio nazionale e in alcune nicchie di mercato estero. La Masseria del Duca è stata la prima e per ora unica azienda agricola in Puglia a dotarsi di un impianto di biogas grazie al quale, attraverso una naturale fermentazione anaerobica dei propri sottoprodotti di lavorazione, produce energia elettrica che copre il fabbisogno aziendale e che viene ceduta alla rete a beneficio di numerose famiglie. L’intera produzione aziendale è dunque senza alcun impatto ambientale, con zero scarti e zero emissioni in atmosfera. Un contributo concreto ed importante per una produzione di qualità in armonia con la natura.
                                 Michele Annese
                                                                                                             

 Crispiano, 18 marzo 2016

Pasquale Frulli e Silvia Laddomada

 “Le tradizioni pasquali a Taranto e nella provincia ionica”, è stato il tema trattato, giovedì scorso, all'Università della Sapienza e del Tempo Libero “Minerva” di Crispiano. Il dott. Pasquale Frulli ha sintetizzato i significati dei  riti Pasquali che si svolgono a Taranto il giovedì e venerdì santo.  

 “Nel primo pomeriggio del giovedì santo- egli ha detto - inizia il pellegrinaggio dei Confratelli del Carmine nei “Sepolcri” allestiti in ogni chiesa della città. Escono in coppie o “poste”, a piedi nudi e incappucciati, e percorrono le vie cittadine facendo sosta in ogni sepolcro lungo il loro percorso. Sono i perdoni, in tarantino “perdune”, e simboleggiano i pellegrini che si recavano a Roma in cerca del perdono di Dio. Le “poste” impiegano diverse ore a compiere il tragitto designato perché avanzano con un dondolio lento ed esasperante che i tarantini chiamano “a nazzecate”.
Poi ha parlato della nascita delle due processioni, dei Misteri e dell’Addolorata, risalente al  1603, quando Don Diego Calò ordinò a Napoli le statue del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Nei secoli successivi si sarebbero aggiunti alla processione altri simulacri, raffiguranti i momenti più significativi della Passione e Morte di Gesù. “Nel 1765 – ricorda Frulli -  fu Francesco Antonio Calò, discendente di Don Diego, a dare una svolta a questo rito, donando le statue che componevano la processione alla Chiesa del Carmine e conferendo ad essa il compito di perpetrare la tradizione.                                             Com'è noto tutti i perdoni devono rientrare al Carmine entro la mezzanotte del giovedì – come Cenerentola – proprio quando, dalla Chiesa di San Domenico, parte la Processione della Madonna Addolorata”.                                      
Questa processione si conclude solo il pomeriggio del Venerdì Santo alle 17:00, per consentire l’inizio della seconda processione, quella dei Misteri, che si dirama dalla Chiesa del Carmine, per farvi nuovamente ritorno solo alle 7:00 del mattino del sabato.
Piccola curiosità: il troccolante della Processione dei Misteri viene incappucciato solo dopo aver varcato il sagrato della Chiesa del Carmine. Poi, gli viene messo anche il cappello. Inoltre la tradizione prevede che la statua, all’uscita dalla chiesa, sia salutata con l’esecuzione della Marcia Funebre “A Gravame” che l’autore Bastia, aveva dedicato ad un giovane musicista della banda scomparso in un tragico incidente sul lavoro.  
                                                     “E’ un evento – ha concluso Pasquale Frulli - davvero singolare quello della Pasqua Tarantina: gli abitanti mostrano il loro vero volto e danno prova di coraggio, rispetto delle tradizioni e sacrificio. Persino la città sembra sforzarsi di apparire più bella, e con il suo mare e le sue bellezze, pare di sentirla sussurrare all’orecchio: “Natale con i tuoi, Pasqua a Taranto”.La direttrice dell'Università Silvia Laddomada ha illustrato le tradizioni, i riti religiosi, le credenze popolari presenti nel territorio provinciale, soffermandosi sul significato simbolico dei dolci e dell'uovo di Pasqua.
Il prossimo incontro si terrà il 31 marzo, alle ore 18, sempre nella sede dell'Associazione “Minerva”, in via degli Aranci 19 e si parlerà di “Tradizioni pasquali a Nea Halkidona (Atene)”. Relatore il prof. Carmine Prisco.
                                      Michele Annese

                     




Al termine dell’incontro, che si terrà giorno 17 marzo, nella sede di via degli Aranci n.19, con inizio alle ore 18, ai “fortunati” partecipanti verrà offerto un dessert con torte personalizzate per festeggiare i compleanni della presidente dell’Associazione Mariangela Liuzzi e della direttrice Laddomada.
Al secondo incontro culturale, organizzato giovedi scorso dall’Università Minerva, il dott. Renato Valente ha intrattenuto i partecipanti sul tema: “La musica è....”, tracciando un escursus dell’evoluzione del suono, con particolari riferimenti storici alla scrittura della musica e alla sua funzione terapeutica. La serata si è conclusa con l’ascolto di brani di musica orientale, eseguiti con l’uso di originali strumenti.
L’invito è rivolto a tutti, l’ingresso è libero, lo slogan della direzione dell’Università è: “Vuoi trascorrere con noi qualche ora settimanale del tuo tempo libero per arricchire il tuo bagaglio culturale? Vieni! E porta qualcuno con te”.

                                    

 

 

“Minerva”  avvia le iniziative dell'Universita'

Crispiano, 24 febbraio 2016 

L'Associazione di volontariato Minerva ha ampliato la sua sede di via degli Aranci per migliorare i servizi di assistenza ai ragazzi e le attività dell'Università del Sapere e del Tempo Libero. Un salone, adiacente ai locali utilizzati dall'Associazione, è stato restaurato  e dotato di arredi per lo svolgimento delle attività e nel quale si sono incontrati numerosi  ragazzi per festeggiare il Carnevale. Ora saranno avviate nuove iniziative, anche in collaborazione con la Scuola Media “F.Severi” di Crispiano. Con gli studenti verrà ripetuto il  progetto di  Maria Giuseppa Montanaro “Il Giornale  informatico”, organizzato in collaborazione  con il locale Istituto Comprensivo Francesco Severi,   che l'anno scorso ha suscitato molto interesse; nella sede dell'Associazione, oltre al corso di ricamo coordinato  da Pina Solito, verranno avviati i corsi  di  recitazione per bambini, che durante il Carnevale hanno già sperimentato con grande entusiasmo delle semplici drammatizzazioni di racconti e i corsi di Fumetto al computer. Sono inoltre in programma attività di laboratorio creativo e artistico nel  tempo libero, a cui  si aggiungeranno l'ora di gioco e di svago collettivo.                                                                                                                                                      Naturalmente – assicura la presidente dell'Associazione Mariangela Liuzzi -  i bambini che hanno bisogno vengono aiutati a fare i compiti, e per le famiglie che lo richiedono è disponibile il trasporto da casa, e ritorno, per la scuola e per l'associazione.
Anche l' ”Università”, diretta da Silvia Laddomada, ha programmato la sua attività e presto saranno comunicate le date delle conversazioni  culturali e delle iniziative turistiche e ricreative. Nel primo incontro si parlerà dei generi musicali e dei benefici della musico-terapia, seguiranno incontri di lettura di pagine di noti testi classici, italiani e non; proiezione di documentari storici; visite alle masserie e agli insediamenti rupestri del territorio;
Teatro Epidauro
conoscenza della civiltà della Magna Grecia, del teatro greco e delle tradizioni elleniche; visita al museo di Taranto; escursione ai Sassi di Matera; incontri di lingua e letteratura francese e inglese;  conversazioni di medicina preventiva e di corretta alimentazione; lettura e conoscenza delle opere d'arte; intrattenimenti musicali; laboratorio creativo per adulti; scambi culturali con altre università popolari. Sarà promosso “un angolo” di ascolto psicoterapeutico. Altre attività saranno avviate anche su proposta dei partecipanti all'Università.                                                                                                           Info: www.associazioneminerva.org      tel. 3486711036       
                              

mercoledì 17 febbraio 2016

Crispiano - “Minerva” incrementa le attivita' e avvia le iniziative dell'Universita'

Print Friendly and PDF


Crispiano, 15 febbraio 2016

L'Associazione di volontariato Minerva ha ampliato la sua sede di via degli Aranci per migliorare i servizi di assistenza ai ragazzi e le attività dell'Università del Sapere e del Tempo Libero. Un salone, adiacente ai locali utilizzati dall'Associazione, è stato restaurato e dotato di arredi per lo svolgimento delle attività e nel quale si sono incontrati numerosi ragazzi per festeggiare il Carnevale. 
Carnevale in Associazione 2016
Ora saranno avviate nuove iniziative, anche in collaborazione con la Scuola Media “F.Severi” di Crispiano. Con gli studenti verrà ripetuto il progetto di Maria Giuseppa Montanaro “Il Giornale informatico”, organizzato in collaborazione con il locale Istituto Comprensivo Francesco Severi, che l'anno scorso ha suscitato molto interesse; nella sede dell'Associazione, oltre al corso di ricamo coordinato da Pina Solito, verranno avviati i corsi di recitazione per bambini, che durante il Carnevale hanno già sperimentato con grande entusiasmo delle semplici drammatizzazioni di racconti e i corsi di Fumetto al computer. Sono inoltre in programma attività di laboratorio creativo e artistico nel tempo libero, a cui si aggiungeranno l'ora di gioco e di svago collettivo. Naturalmente – assicura la presidente dell'Associazione Mariangela Liuzzi - i bambini che hanno bisogno vengono aiutati a fare i compiti, e per le famiglie che lo richiedono è disponibile il trasporto da casa, e ritorno, per la scuola e per l'associazione. 
Anfiteatro Epidauro - Atene
Anche l' ”Università”, diretta da Silvia Laddomada, ha programmato la sua attività e presto saranno comunicate le date delle conversazioni culturali e delle iniziative turistiche e ricreative. Nel primo incontro si parlerà dei generi musicali e dei benefici della musico-terapia, seguiranno incontri di lettura di pagine di noti testi classici, italiani e non; proiezione di documentari storici; visite alle masserie e agli insediamenti rupestri del territorio; conoscenza della civiltà della Magna Grecia, del teatro greco e delle tradizioni elleniche; visita al museo di Taranto; escursione ai Sassi di Matera; incontri di lingua e letteratura francese e inglese; conversazioni di medicina preventiva e di corretta alimentazione; lettura e conoscenza delle opere d'arte; intrattenimenti musicali; laboratorio creativo per adulti; scambi culturali con altre università popolari. Sarà promosso “un angolo” di ascolto psicoterapeutico. Altre attività saranno avviate anche su proposta dei partecipanti all'Università.

Info: www.associazioneminerva.org tel. 3486711036
Michele Annese

sabato 30 gennaio 2016

GLI SCAVI ALL'AMASTUOLA

Print Friendly and PDF

Prof.Gert-JanBurges 

                                                                                       Libera Università di Amsterdam

 

Crispiano, 23 luglio ’08 

Michele Annese 

Per il sesto anno si riscontra grande interesse della cittadinanza crispianese, alla presentazione degli scavi archeologici nella zona Amastuola, curati dall’equipe olandese della Libera Università di Amsterdam.

Relatore della serata sono stati il prof. Gert-Jan Burges, a cui ormai bisognerebbe dare la cittadinanza onoraria e la nostra illustre prof.ssa Grazia Semeraro, docente all’Università di Lecce.
Riportiamo qui di seguito la prima parte della relazione tenuta da Burgers: “stasera ci dedichiamo ad un altro elemento fondamentale della cultura crispianese, alla sua storia, alla sua archeologia. In questo senso il carnevale crispianese appena conclusosi e l’archeologia sono due lati ella stessa medaglia, sono due degli aspetti più significativi che caratterizzano l’identità culturale del paese, almeno dal mio punto di vista. Forse per voi crispianesi, però, il carnevale e un segno molto più evidente di quello dell’archeologia. L’archeologia non si vede, non sembra presente quanto lo è il carnevale. Ma io vi assicuro, l’archeologia è molto presente. Bisogna solo valorizzarla. L’altro giorno mi e stato chiesto di fare un intervento nel consiglio comunale monotematico sull’Area Vasta. E in quell’occasione ho ribadito, come ho fatto anche altre volte, che storicamente e archeologicamente il vostro territorio e uno dei più ricchi che conosco; e tutto da valorizzare, tutto da studiare. Con le nostre ricerche, quelle della Libera Università di Amsterdam e adesso anche quelle dell’Universita australiana di Sydney, l’agro crispianese sta diventando una specie di laboratorio internazionale per la ricerca avanzata del paesaggio archeologico. Tutto questo nel vostro giardino, nel vostro territorio, che veramente è da considerare un gioiello, anche dal punto di vista paesaggistico. Il territorio interessato dalle nostre ricerche è dominato da terrazzamenti calcarei che dal golfo di Taranto salgono gradualmente fino ad arrivare sull’altopiano delle Murge. E’ questa la terra delle cento masserie. E’ questa la terra delle splendide gravine. In quest’area la nostra attenzione si è rivolta alla collina sulla quale è ubicata la masseria ottocentesca dell’Amastuola. L’ubicazione della collina è dominante in quanto da qui si controlla non solo parte della pianura verso la costa, ma anche l’ampia vallata alle sue spalle. Sulla collina la struttura più evidente è la masseria. Meno evidente, ma per i nostri obiettivi più importante, è il fatto che su questa collina sono state evidenziate le tracce di un nucleo di genti greche del VII secolo a.C. Per questo motivo l’Amastuola svolge un ruolo chiave nel dibattito scientifico sul fenomeno storico della colonizzazione greca in Italia, un fenomeno che nell’ottavo e settimo secolo portò in Italia tantissimi immigranti greci che stanno alla base delle famose città greche come Taranto, Metaponto e Sibari. E’ un fenomeno su cui torno a parlare,, perchè potrebbe fornirci una chiave per la valorizzazione del paesaggio moderno. Punto di partenza nel dibattito su l’Amastuola e la leggendaria fondazione di Taranto, città greca di primaria importanza, di cui i resti si trovano ancora sparsi per la città. Secondo alcuni scrittori antichi, Taranto fu fondata alla fine dell’ottavo secolo a. C. da greci della famosa città di Sparta. L’opinione comune è che la colonizzazione fu operata in modo invadente e violento. I greci avrebbero scacciato le popolazioni locali italiche; fondano un nuovo popolo , e conquistano un territorio vasto in pochi decenni. A sostenere questa teoria nel caso del tarantino, sono tradizioni antiche come quella riportata da Strabone nel suo sesto libro, secondo la quale l’oracolo di Delfi avrebbe fatto la seguente promessa agli spartani colonizzatori: ti dono Satyrion e ti concedo anche di abitare il ricco paese di Taranto e di diventare flagello per gli Iapigi”, che sono i pugliesi di allora. Apud Strab., Geogr. VI 3, 2.

Sono testi di questo genere che hanno portato alla tesi che la colonia di Taras alla fine del VIII secolo a. C. fosse stata fondata con forza, che il suo entroterra fosse stato conquistato poco dopo e che le tribu locali, indigeni degli iapigi fossero state espulse, se non eliminate. Sono testi di questo genere che ancora oggi si discutano e non solo in ambito scientifico ma anche nei bar di Cristiano. Infatti, parecchi crispianesi mi hanno chiesto se e vero che le loro origini sono greche. Altri invece si sentono discendenti degli indigeni, degli iapigi, come il signore che l’altro giorno mi chiese: allora sono stati i greci a farci fuori.
Il dibattito e piu intenso nel ambito scientifico pero. Dal punto di vista greco, il sito archeologico a L’Amastuola e sempre stato identificato come villaggio greco. La presenza di elementi greci a l’Amastuola sembra confermare l’oracolo di Delfi in quanto rientra nello schema di espansione coloniale violenta.
Con le nostre ricerche a l’Amastuola abbiamo voluto verificare queste teorie e dobbiamo concludere che le ricerche lasciano spazio ad una lettura del sito diversa da quella corrente. Di questo ne ho parlato altre volte, e ne voglio ritornare oggi, presentando l’ insieme dei dati delle nostre indagini a L’amastuola. Questi dati riguardano sia la collina dell’Amastuola, sia la zona della necropoli, del cimitero a quasi un chilometro dalla collina. Vediamoci questi dati sommariamente. Inanzittutto bisogna sottolineare che l’elemento greco e ben evidente davvero, anche negli scavi di quest’anno. Vediamo per esempio queste lastre di tufo enormi che quest’anno abbiamo messe in evidenza all’Amastuola. Una vera sorpresa, una scoperta eccezionale. Li abbiamo trovati in una buca di grandi dimensioni, completamente fuori contesto. Il caos totale sembrava, come se i blocchi fossero buttati nella buca senza tener conto della struttura originale. Un’enigma quindi, un mistero, finche il mio collega Jan Paul Crielaard ha trovato la soluzione in quanto egli ha dimostrato che i blocchi fanno parte di una struttura simile a qulla trovata nella vicina colonia greca di Siris. Eccola qua, l’originale di Siris. Una struttura simile quindi abbiamo trovato all’Amastuola, ma furoi contesto, distrutta e buttata in una fossa profonda. Ora, in base al paragone di Siris, adesso sappiamo che si tratta di un’edicola connessa ad un culto. Giudicando dai reperti votivi che sono stati trovati nella buca insieme ai blocchi, cioe questi vasetti qua o anche questi oggetti qui con raffiguranti serpenti, il culto potrebbe essere quello dei dioscuroi, cioe dei gemelli Castor e Pollux. E qui bosgna sottolineare che e un culto tipicamente greco. Altro elemento tipicamente greco lo troviamo qua, sono le tracce di una specie di altare in cui abbiamo trovato tantissimi frammenti di ceramica greca, soprattutto coppe e contenitori da consumare vino. Sono le tracce di una festa rituale di origine greca. Negli ultimi anni abbimo trovato altri elementi greci all’Amastuola e non c’e dubbio che davvero hanno vissuto dei migranti greci sul sito.

Ma non e detto che ci abbiano vissuto soltanto greci. Anche l’elemento locale, indigeno e molto consistente. Per esempio, I nostri scavi hanno dimostrato che il perimetro della collina era circondato da un circuito murario difensivo che ci riporta al mondo indigeno. A questi dati dobbiamo aggiungere le capanne contemporanee, che si trovano all’interno del muro e che sono di chiaro tipo indigeno, ma anche le case quasi quadrate che si trovano vicino. In queste case troviamo sia dei vasi greci, sia dei vasi indigeni, iapigi. Anzi, abbiamo anche trovato un’altare simile a quello che abbiamo appena visto, questa volta non con ceramiche greche ma soprattutto con ceramiche indigene, sempre ceramiche connesse al rito del consumo del vino. Sembra che abbiano convissuto greci e indigeni sullo stesso sito, praticando gli stessi riti ma in spazi separati uno dall’altro.
Non solo sulla collina le tracce degli iapigi sono persistenti, anche nella necropoli.
Molto significativa e la scoperta in mezzo alla necropoli di una stele antropomorfa, che ho gia presentato l’anno scorso. Una stele d’altezxzo d’uomo, di tufo locale, e sormontata da due appendici. E’ un tipo di stele molto conosciuto, ma non in ambito greco. Al contrario, questo tipo di stele è di chiaro tipo indigeno e trova un confronto preciso nel Salento, in contesti iapigi a cavallino, Mesagne e altri siti.

In base a tutti questi dati bisogna concludere che a L’Aamastuola il caso in favore di una comunita mista, ibrida, diventa sempre più consistente. E’ difficile negare ormai che ci abbiano convissuto greci e indigeni all’Amastuola. E’ problematico anzi identificare i dati come prova della presenza di una comunità esclusivamente greca a L’amastuola, come spesso si sostiene. La situazione coloniale sembra più complessa, come ci insegnano anche i più recenti studi di fenomeni di colonizzazione in altri periodi storici. Da questi studi si deduce che soprattutto in zone di contatto tra colonizzatori e indigeni si verificano forme di contatto e di convivenza molto differenziate e con identità ambigue. E infatti, così sembra essere nel paesaggio dell’Amastuola che appunto si può definire come paesaggio di contatto. Dopo ritornero su quest’aspetto. Io ritengo, infatti, che il territorio moderno di Crispaino potrebbe essere concepito come un paesaggio del contatto, del dialogo.

Ritorniamo, pero, prima al paesaggio storico, ad un aspetto su cui non mi sono mai fermato ancora nelle mie conferenze a Cristiano, pero che e di estrama importanza, cioe sui dati sempre piu abbondanti sul mondo indigeno contemporaneo. Ritengo che questi dati ci possono aiutare a capire la situazione particolare che trovaiamo a L’Amastuola.. Particolarmente interessanti sono i dati che riguardano la fase pre-greca, che a l’Amastuola viene generalmente trascurata. A questo proposito bisogna sottolineare che l’Amastuola ben si inserisce in un modello identificato dal collega Francesco D’Andria dell’ Università di Lecce, il quale, in base ad un’analisi della distribuzione della ceramica dell’ epoca, per il Salento ha registrato un forte aumento degli insediamenti, fondati in molte zone salentine alla fine del VIII secolo a.C. Ed e quello proprio anche il periodo in cui fu fondato il villaggio sulla collina di L’Amastuola. Infatto, con le nostre ricerche topgraficghe abbiamo dimostrato che il sito e il paesaggio attorno fossero pressocchè disabitato nella fase precedente. Solo alla fine dell’ottavo secolo a. C. appariscono segni di vita sul sito, come e il caso su tanti altri siti secondo D’Andria.

L’eccezionale crescita nel numero dei siti l’abbiamo verificato analiticamente, attraverso le ricognizioni topografiche operate dalla Università di Amsterdam negli anni ’90 in una serie di insediamenti antichi nella piana di Brindisi nel nord-est del Salento. Si tratta dei siti di Valesio, Muro Tenente, Muro Maurizio e Li Castelli di San Pancrazio (fig. 12). In tutti i casi i risultati delle ricognizioni segnalano l’VIII secolo a.C. come periodo di nascita degli abitati. Le ricognizioni effettuate in questi siti hanno dimostrato che l’estensione totale dei singoli villaggi non presenta molte differenze, variando tra i 15 e i 28 ettari. Diverso è il caso di Oria al centro dell’istmo salentino, la cui area di insediamento totale alla fine del VIII secolo sembra raggiungere 90 ettari circa, dato dal quale emerge una gerarchia definita. E’ doveroso sottolineare che Oria è anche l’unico sito in questo territorio, di cui si sa che è stato continuamente occupato anche prima. Infatti, si è trasformato in un importante abitato fortificato durante i secoli precedenti della cosiddetta tarda Età del Bronzo. Sembrerebbe che si sia espanso nuovamente durante l’VIII secolo a.C., questa volta non solo diventando il maggiore agglomerato nella piana di Brindisi, ma anche popolando il proprio territorio con siti effimeri coevi, la cui fondazione molto probabilmente è da considerarsi come conseguenza di Oria.

Argomentazioni simili possono essere avanzate con riferimento alla provincia tarantina. Come Oria, vari siti di quella zona, compreso Taranto/Scoglio del Tonno, Torre Castelluccia, Torre Saturo e Monte Salete, hanno origini che risalgono all’Età del Bronzo e senza dubbio sono state anche abitate da popolazioni indigene durante l’VIII secolo a.C. Sfortunatamente, a causa della mancanza di indagini sistematiche, in quest’area è più difficile arrivare a qualsiasi ricostruzione della configurazione del sistema abitativo. Tuttavia, le ricerche topografiche e gli scavi archeologici di Arcangelo Fornaro nel paesaggio calcareo delle Murge taratine suggeriscono che l’altopiano sia stato caratterizzato unicamente da espansione e popolamento dell’abitato contemporaneamente a quanto succede all’Amastuola.

dobbiamo concludere che, durante l’VIII secolo a.C., le popolazioni indigene del Salento erano impegnate nell’espansione dell’abitato, nel popolamento e nella bonifica di territori precedentemente non utilizzati o utilizzati solo marginalmente. Questi processi sembrano aver coinvolto di fatto tutte le principali unità territoriali del Salento, compresa la provincia di Taranto e il territorio di l’Amastuola. Il sito di L’amastuola sembra essere nato in questo contesto.

In recenti anni, varie ipotesi sono state proposte per spiegare questi sviluppi. I fattori più importanti certament sono la crescita della popolazione, la differenziazione socio-economica e la relativa proliferazione di una elite. Una conclusione quasi inevitabile è che le trasformazioni nella disposizione degli abitati e dei paesaggi indicano una ridefinizione di confini territoriali entro le comunità locali, espansioni territoriali e, di conseguenza, una serie di conflitti tra gruppi indigeni.
Se torniamo ora a discutere dell’arrivo di migranti greci sulle coste dell’Italia meridionale, e in particolare della presenza di greci sul sito di l’Amastuola, questi fenomeni possono essere studiati da un differente punto di vista rispetto a quanto fatto tradizionalmente. Date le mie considerazioni, si può desumere che i greci che vennero a insediarsi nell’area di Taranto dal tardo VIII secolo a.C. abbiano costituito ulteriori elementi nel fermento delle fazioni politiche coeve e che essi siano probabilmente solo alcuni dei tanti partecipanti in un processo molto più ampio di migrazioni ed espansioni territoriali, di colonizzazioni interne e ridefinizioni territoriali sviluppate principalmente da gruppi indigeni.

Altre considerazioni possono sostenere questo argomento, riferendosi alle fonti scritte di cui ho parlato all’inizio che sembrano sottolineare piu che altro una politica aggressiva e espansionistica greca. Recentemente, il nostro collega Douwe Yntema ha affrontato il soggetto da un diverso punto di vista. Attingendo a moderni studi sull’identità sociale, uno dei maggiori argomenti di Yntema è che gli oracoli e i racconti della fondazione coloniale riportati da fonti scritte come Strabone, dovrebbero essere visti come miti che all’origine furono creati o trasformati durante i periodi piu tardi per conformarsi a specifiche circostanze ed eventi socio-politici coevi. Contestualizzando i miti principalmente nelle fasi più tarde, Yntema sostiene che essi vennero ridefiniti o inventati per fornire un passato eroico coloniale ed etnicamente greco alle comunità urbane che si stavano rapidamente sviluppando. Di conseguenza, i testi antichi non possono essere considerati come delle fonti affidabili delle prime fasi della colonizzazione greca dell’VIII e VII secolo a.C. Neppure dovrebbero essere presi letteralmente nel loro ritratto delle imprese coloniali come migrazioni di massa segnate da connaturate aggressioni ed espansioni.

Visti sotto questa luce, i dati archeologici presentano un panorama molto diverso delle prime migrazioni greche nell’Italia meridionale. Sono si presenti dei greci in Italia in questa fase, come ci attestano casi come appunto L’Amastuola, o anche Taranto, Metaponto e altri siti. Pero, volendo sostituire la convenzionale prospettiva greco-centrata con una “indigena”, potremmo supporre che i primi greci erano consapevolmente utilizzati nella coeva arena indigena socio-politica, un’arena contrassegnata da grande fermento. Una associazione con stranieri può non soltanto aver aumentato il prestigio tra la propria e le altre comunità indigene ma i nuovi arrivati possono anche aver giocato un ruolo nelle lotte interne politico-territoriali così come in lotte intra-tribali. Allo stesso modo, potremmo supporre che a piccoli gruppi di greci fosse consentito di effettuare scambi, insediarsi e integrarsi tra le comunità indigene.

Ora arrivo alle conclusioni. Riteniamo che l’interpretazione dei dati di l’Amastuola non si può fare senza tener conto dei fenomeni sopradiscussi. Potrebbero, infatti, spiegare perchè anche qui, in un territorio precedentemente disabitato, alla fine del VIII secolo a. C. viene fondato un insediamento indigeno. Potrebbe anche spiegare perchè questa comunità in seguito si sia associata a dei coloni greci. Davvero noi pensiamo che in zone di contatto come queste tra greci e indigeni si sono verificate forme di contatto e di convivenza molto differenziate e con identità ambigue. E infatti, così sembra essere nel paesaggio dell’Amastuola che appunto noi vorremmo definire come paesaggio di contatto.

Paesaggio di contatto, quest’ e una definizione moderna per un territorio antico, un territorio pero molto vivo ancora, vivace e con tante possibilita di sviluppo. Sviluppo nel senso economico, agricolo ma anche sviluppo nel senso turistico. E se ho capito bene, si sta facendo di tutto per farlo partire questo sviluppo turistico, tra l’ altro con i nuovi progetti regionali area vasta. Ed e giusto cosi. Io l’ho gia sottolineato stasera, e un territorio gioiello, che merita la massima attenzione, che merita di essere valorizzato, che merita di essere visitato da turisti italiani e stranieri di tutto il mondo.
Anche se noi archeologi non siamo turisti, costituiamo l’esempio per eccelenza del straniero che ritorna ogni anno, che viaggia piu di 2000 km per scoprire i tesori di questo paesaggio. E non siamo gli unici e nel futuro ce ne saranno altri, ne sono sicuro. Il vostro territorio c’ha tutte le potenzialità per essere un paesaggio del contatto moderno, del contatto tra culture diverse, quella crispianese e quella forestiera, quella italiana con quella straniera in genere.

Certo che bisogna ancora rendere visitabili questi posti, queste masserie e gravine, questi siti archeologici come l’Amastuola. Bisogna andare pero oltre la tutela ed il restauro. Secondo me bisogna cercare di offrire al visitatore l’opportunità di contattare, di dialogare colla storia, col paesaggio, coll’ambiente e con altri visitatori; A mio avviso, siti come L’Amastuola, se ben una volta recuperati, possono svolgere un ruolo chiave nella valorizzazione del territorio, non solo econonomicamente o turistacamente, ma anche e soprattutto dal punto di vista della percezione di un rapporto nuovo tra centro e periferia, tra abitato e campagna. E sono molto contento che fine in fondo questa filosofia e gia attiva qui a Cristiano. Giudicando il programma estivo del paese con i tanti incontri in masseria e altrove, non posso concludere altro che il territorio vostro davvero c’ho tutte le potenzialità di diventare un punto centrale, dinamico, che offre alla gente tanti spunti per dialoghi culturali ed ambientali. Noi archeologi siamo disposti a collaborare e dare il nostro sostegno.

Ora concludo davvero con alcuni ringraziamenti. Inanzitutto vorrei ricordare l’ospitalita dimostrataci dal sindaco di Crispiano dott. Giuseppe Laddomada, dalla sua Ammninistrazione nuova e dal intero Consiglio Comunale, soprattutto per averci ospitatopresso la scuola Mancini. Sono contento che lámministrazione ha capito bene límportanza del nostro lavoro per la valorizzazione del patrimonio culturale del paesa.
Grazie anche acora una volta ai dipendendenti del Comune che ci hanno dato una mano e in particolare al signor Michele Greco che anche questánno e stato disponibilissimo. Ringrazio anche il direttore Michele Annese ed i dipendenti della bioblioteca comunale per il continuo sostegno dimostratoci, il preside Massimo Romandini ed i bidelli della scuola Mancini per averci ospitato e gli amici da sempre per la loro amicizia. Infine, come sempre, chiedo un applauso forte per l’equipe di studenti, volontari ed archeologi italiani, olandesi e asutraliani impegnati nello scavo e nelle ricognizioni e soprattutto anche per il mio collega Jan Paul Crielaard

venerdì 18 dicembre 2015

DON ROMANO CARRIERI ∆ 04/12/1931 Ω 17/12/2013 TRA DUE DATE, UN CUORE.

Print Friendly and PDF

Due anni fa veniva a mancare  il prete di San Simone, che amava il suo paese



Anna Sorn 

 
Alle ore 08.20 di Martedì 17 Dicembre 2013 è morto don Romano Carrieri.
Un sacerdote che i parrocchiani della Sacra Famiglia di Taranto, di S. Domenico di Martina, di S. Michele di San Simone (Crispiano), di Crispiano stessa, sua terra natale, non hanno mai dimenticato e del quale hanno continuato a cercare il conforto sempre e che lui, nonostante le tante prove fisiche che in alcune occasioni lo hanno costretto ad allontanarsi fisicamente dai suoi figli spirituali, ha avuto presenti in ogni istante della sua vita.
Era amato e amava come un padre amorevole, ma giustamente severo.
A me, che gli chiedevo cosa avesse rappresentato per lui il sacerdozio e se mai avesse avuto qualche minimo dubbio sulla sua vocazione, col solito sorriso che gli illuminava lo sguardo, non esitava a dirmi:
Mai! Nemmeno per un attimo! Sento di vivere gioiosamente l’affermazione di San Massimiliano Kolbe, poeta polacco ucciso, nel 1941, dai Tedeschi nel campo di Auschwitz: “Se potessi nascere cento volte ancora, cento volte ancora mi farei prete”.
Più arduo era l’incarico, più lo appassionava.
Particolarmente tale fu quello che lo vide, in prima linea, alla Salinella, dove per circa 30 anni perseguì con entusiasmo e generosità l’intento certamente di svolgere il suo ufficio sacerdotale, ma dove cercò anche di trasformare la Parrocchia in una grande famiglia, come affermava Mons. Motolese ogni volta che capitava da lui, per una ragione o per un’altra: “Don Romano mio, la tua non è una parrocchia, ma una grande famiglia”.Chiamava la sua esperienza sacerdotale “un lavoro stupendo”.
E infatti diceva: “Come famiglia ho trattato sempre quella gente che sentivo mia, in maniera cara, al mio spirito sempre, nella prosperità di alcune famiglie e nelle ristrettezze di molte altre, correndo dov’era la gioia per moltiplicarla e, con la stessa sollecitudine, la dov’era una sofferenza da lenire, per alleggerirla condividendola”.
Egli “viveva insieme” con i suoi parrocchiani, nel rispetto, nella comprensione, nell’amore reciproco.
Fin dagli anni del Seminario, aveva sperimentato lo studio serio e sistematico della Musica e, fino all’ultimo giorno della sua vita, aveva continuato a studiarla e ad incantarsene.
La musica – diceva – ha in sé una formidabile capacità formativa e rappresenta una grande scuola di umiltà perché, più studi la musica, più ti accorgi che quella che resta ancora da studiare è la parte maggiore”.
Don Romano, nel 1960, aveva conseguito un “diplomino” al Conservatorio musicale di Bari col Maestro Nino Rota e, durante gli anni al Pontificio Seminario Regionale di Molfetta, aveva seguito i programmi del Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari, sotto la guida del Maestro Giuseppe Binetti.
Durante la sua permanenza a Massa, era stato organista del Duomo e della Corale Comunale, diretta dal Maestro Bertilorenzi.
Il Coro “Alleluia”, che riuscì a riunire 42 elementi tutti della Salinella e che raggiunse livelli veramente lusinghieri, sia nelle animazioni liturgiche che nell’attività concertistica, è solo un esempio di quale efficace strumento educativo considerasse don Romano la musica, “ancella” del ministero sacerdotale.
Amava il suo paese come pochi. E amava la storia dei padri.
E’ la nostra storia – era solito dire a me che gli chiedevo quanto fosse importante per lui conservarne la memoria, preservarla dall’oblio -  Non ci sarebbe la storia attuale se non come continuazione e sviluppo della passata. E se sogni di costruire qualcosa in avvenire o che lo facciano altri, devi fare i conti col presente, che poggia sul passato, altrimenti i tuoi sogni resteranno tali”.
Altrettanto aveva a cuore il destino dei giovani.
Fu pensando a loro e al suo paese che, durante una forzata convalescenza, nel 1978, “stese un lavoretto di storia locale…senza pretese” intitolato: “Ragazzi, ecco Crispiano”. “Scrivere di storia locale – diceva – non è altro, da parte mia, che un continuo atto di amore alle nostre radici”.
da allora, al primo, si sono aggiunti altri 9 titoli, ricchi di ricordi, di modi di dire, di soprannomi, di tradizioni, di piccole-grandi storie della gente della sua terra, e su un’altra storia stava lavorando durante il suo riposo da “pensionato”…senza smettere però di celebrare Messa ogni giorno e recarsi ogni mercoledì al Seminario Interdiocesano di Poggio Galeso, per intrattenersi con i giovani Seminaristi e per le confessioni.
In occasione del suo cinquantesimo di sacerdozio, alla domanda se avesse un particolare messaggio per i giovani, rispose:
Ai giovani mi limiterei di ricordare soltanto ciò che va dicendo loro Papa Francesco: “Giovani avanti!”. Aggiungerei: “Cari giovani, se i vostri occhi sono rivolti in avanti, significa che l’avvenire è tutto da costruire e vi aspetta come protagonisti. Ricordate il “Non abbiate paura!” di Giovanni Paolo II? Costruite già da oggi le basi del vostro domani. Da voi stessi. Non siate mobili come il girasole, o portaborse, di nessuno di quelli di moda, che vengono e passano da un vuoto all’altro, secondo il soffiare del vento del momento e, che, allo sciogliersi della neve, si rivelano…quel che sono. Sognate, ma mangiate midollo di leoni”.
Chi lo ha conosciuto, in qualunque luogo si trovi, che sia crispianese o meno, godrà di una grande eredità: quella di essere stato in qualche modo “suo figlio”.
Sapevo che aveva lasciato dei rimpianti nei suoi parrocchiani. Lo avevo ripetutamente notato durante le affollate presentazioni dei suoi libri, dove tanti volti noti si confondevano a molti altri sconosciuti, o durante le mie visite nella casa dove ha trascorso i suoi ultimi tempi, dove c’era sempre qualcuno a conversare con lui o che lo chiamava al telefono, così, in un’occasione, gli chiesi perché tanto affetto in tanta gente.
Lui mi rispose:
Se i figli sono pezzi di cuore, per una paternità affettuosa, di sudore e, non poche volte, di sangue e una figliolanza pura e sentita, forse il mio è la…in quei pezzi di cuore…”.

lunedì 7 dicembre 2015

Il ricordo della tragedia di Triggiano e l'attesa del Valle d’Itria Express

Print Friendly and PDF


Promotore dell'iniziativa l’Aisaf gruppo Bari (associazione jonico-salentina Amici del treno)





Foto di Gabriele Lepore, socio dell'Aisaf gruppo Bari


(Franco Presicci) 
 Correva l’anno 1927. Il 30 ottobre, alle 7.41, un convoglio speciale per Bari partito da Locorotondo, appena uscito dalla curva che sfocia nella stazione di Triggiano, finì contro un treno, anch’esso diretto al capoluogo, fermo sul binario, unico, in ritardo sull’orario. Il conducente del treno in arrivo, mancando il segnale rosso, e accortosi dell’ostacolo quando ormai era pochi metri, azionò i meccanismi di frenata, ma non potè evitare il disastro: 9 viaggiatori perdettero la vita e 145 rimasero feriti. Due cittadini, Michele Campobasso e Vito Giannelli, s’impegnarono immediatamente con coraggio nell’azione di soccorso, salvando molta gente imprigionata nei vagoni devastati, pur sapendo che la caldaia della locomotiva, sottoposta a pressione, poteva esplodere da un momento all’altro; pericolo scongiurato dal macchinista che pur avendo subito un trauma all’addome, risalì sulla macchina deragliata per compiere le manovre necessarie.
Alla tragedia e ai suoi eroi, il 13 novembre scorso, è stata dedicata una lapide, affissa su una parete all’ingresso della stazione di Triggiano . Presenti il sindaco Vincenzo Denicolò, l’assessore alla Cultura Piero Caringello, una dirigente dello stesso dipartimento Tonia Caldarulo e alcuni consiglieri comunali. Con loro il direttore d’esercizio delle Ferrovie Sud-Est, ingegner Giuseppe Formica, il parroco don Michele Camassa, l’arciprete don Antonio Bonerba, che ha benedetto la targa, oltre a Dario De Simone, rappresentante dell’Aisaf gruppo Bari (associazione jonico-salentina Amici del treno), promotore dell’iniziativa realizzata con il patrocinio e l’intervento economico del Comune; e alla fanfara della scuola secondaria di primo grado “De Amicis-Dizonne.
Tra il pubblico c’era chi ricordava che quel giorno a Bari si festeggiava il quinto anniversario della marcia su Roma (il 28 ottobre del ‘22) e chi i gravissimi precedenti incidenti sulle strade ferrate del Sud. Tra i quali, l’ecatombe del 3 marzo del ’44: più di 500 morti: nel pomeriggio, alle 19, il treno 8017, lunghissimo, tirato da due locomotive a vapore con un fuochista e un macchinista, partito dallo scalo di Battipaglia con un rilevante carico di viaggiatori, nella notte si bloccò in una galleria poco distante da Balvano e nel tentativo di rimettersi in moto, dai locomotori si liberarono gas tossici che colsero i passeggeri nel sonno. L’episodio è passato alla storia come il disastro di Balvano, il paese in cui il 3 novembre del 1961 si rifugiarono i briganti Carmine Crocco e Josè Borjès con le loro bande, e nel 1980 fu coinvolto nel terremoto che si accanì in Basilicata e in Irpinia.
Tornando a Triggiano, recitata una preghiera per le vittime, va detto che è da lodare l’attività svolta con impegno e competenza da Dario De Simone e dai suoi collaboratori dell’Aisaf gruppo Bari, in favore del treno, della conoscenza della sua storia e anche dell’incremento del turismo. Sono in molti ad esprimere entusiasmo per l’esperienza fatta quest’estate con il Salento Express, che viaggiava con orchestre jazz a bordo e concludeva la sua corsa sul secondo binario dello scalo di Martina. E a Crispiano si manifesta il desiderio che il tragitto venga allungato fino alla loro città, terminando a Taranto. A fare da portavoce Michele Annese, già direttore della biblioteca “Carlo Natale”, che tanto lustro ha dato alla sua terra, e oggi artefice dell’Università del Tempo libero e del Sapere, un laboratorio molto attivo. Sicuramente gli organizzatori non rimarranno insensibili all’idea. Per ora sono impegnati nella messa a punto del programma del Valle d’Itria Express, che verrà forse trainato da una “Ciucculatera”, la locomotiva a vapore” che è sempre nel cuore e nella memoria degli appassionati del treno. Sul quale Wolfgang Schivelbusch ha scritto un libro interessantissimo: “Storia dei viaggi in ferrovia”, edito da Einaudi. Vi si parla tra l’altro della ferrovia come garante tecnico della democrazia, secondo la teoria degli intellettuali seguaci di Saint Simon, che consideravano il treno come trasporto dell’uguaglianza, della libertà e della civiltà. Ma era un’illusione: la disposizione dei posti nello scompartimento (uno di fronte all’altro) risultava sgradevole a chi si riteneva di prima classe. E si isolava tacendo, immergendosi nella lettura o guardando il panorama. .



Nella foto di Gabriele Lepore: il sindaco Vincenzo Denicolò; don Antonio Bonerba, arciprete di Triggiano, Pietro Caringella, assessore alla Cultura; Dario De Simone, referente Aisaf gruppo Bari; e Giuseppe Formica, direttore d'Esercizio delle Ferrovie Sud-Estalia


mercoledì 25 novembre 2015

Corso innovativo di informatica con il Software Libero L.R. 20/12

Print Friendly and PDF

Avviata l'attività dell'Università Minerva



L'Associazione Minerva di Crispiano ha compiuto un anno e cerca spazi innovativi nel campo del volontariato.
Opera nei settori dei servizi, della formazione e del tempo libero. In particolare propone iniziative varie dell'Università del Tempo libero e del Sapere (ogni proposta sarà un'occasione per ospitare studenti, adulti, anziani del territorio, in uno spazio pensato per parlare, per confrontarsi, per sciogliere dubbi, per informarsi) e una attività formativa informatica alternativa a quella che conosciamo e usiamo ogni giorno.
Si pensi all'aspetto strategico-economico dei software per far funzionare dispositivi, come telefonini, elettrodomestici, giochi, automobili, apparecchiature di diagnosi medica, telecomunicazioni, macchine fotografiche, videocamere, navigazione, macchine industriali, ecc. L'alternativa è il software libero, promosso anche dalla Regione Puglia con Legge n. 20 del 24 luglio 2012, che consente assoluta libertà di utilizzo e costanti aggiornamenti a costo zero.
Il software libero sono tutti i programmi rilasciati con una particolare licenza che garantisce le quattro libertà fondamentali enunciate nel 1985 da Richard Stallman (la libertà di eseguirlo per qualsiasi scopo ed installarlo su qualsiasi tipo e numero di PC; la libertà di studiarne il funzionamento e di modificarlo secondo le proprie esigenze; la libertà di ridistribuirne copie a chiunque con qualsiasi mezzo; la libertà di distribuire a chiunque le modifiche apportate).
Il sistema operativo libero Linux può essere installato insieme a quello Windows.
Da quest'anno, nella sede dell'Associazione, in via degli Aranci, viene proposto un corso specifico, con l'uso del software libero, tenuto da docente esperto, diretto ai ragazzi e operatori di aziende pubbliche e private. (info@associazioneminerva.org – tel. 3486711036).

Crispiano, 25 novembre 2015

                                                                                                    Michele Annese