mercoledì 17 febbraio 2021

LA DIVINA COMMEDIA: UN VIAGGIO ALLEGORICO NELL' ALDILA'

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 Relatrice SILVIA LADDOMADA

Continuiamo a parlare di Dante Alighieri, padre della nostra letteratura e della nostra lingua.

Abbiamo ricordato il grande contributo che Dante ha dato alla diffusione della conoscenza nel Medio Evo, attraverso l'enciclopedia in volgare (Convivio), il contributo per la formazione di una lingua volgare letteraria e unitaria (De vulgari eloquentia), il contributo sulla necessaria separazione dei poteri, temporale e spirituale, del Papa e dell'Imperatore (De monarchia) .

Opere scritte in esilio, contemporaneamente alla Divina Commedia.

Opere che spesso non ha completato, perchè proiettato verso una missione che egli sentiva gli fosse stata affidata dall'Alto.

Ritorniamo a riflettere sul periodo in cui é vissuto.

Siamo nell'ultima fase dell'età medievale: le due massime istituzioni Impero e Papato, sono in crisi.

Si stanno affermando in Italia e in Europa nuove forze politiche: nell'Italia meridionale c'erano gli Angioini, legati alla monarchia francese e sostenitori dei guelfi.

Nella pianura padana erano in crisi le istituzioni comunali, cioè i governi autonomi presenti nelle città.

Nel nord Italia si stavano affermando le grandi Signorie, con la loro politica di espansione territoriale (ricordiamo i Gonzaga a Mantova, gli Sforza a Milano, gli Scaligeri a Verona, gli Estensi a Ferrara, e poi I Montefeltro, i Medici...…).

Nell'Italia centrale si stava sviluppando la politica espansionistica del papa Bonifacio 8°, il quale sosteneva un ambizioso programma di affermazione della supremazia ideale del papato su tutti i principi cattolici d'Europa.

La sua visione teocratica si scontrava con la realtà della crescente potenza del re di Francia, Filippo il Bello, che nel 1304 impose una specie di tutela francese sul papato, attuata col clamoroso arresto del Papa e col trasferimento della sede pontificia ad Avignone, dove rimase per 70 anni.

Uno spirito legato alla tradizione come Dante vedeva, in questo, il segnale di una crisi drammatica dei valori dell'unità cristiana, e temeva l'affermazione di istinti peggiori, come l'ambizione di potere e l'avidità di guadagno.

Mali che egli vedeva nella Chiesa sopratutto, coinvolta sempre più in lotte di potere.

C'erano diversi movimenti religiosi, spesso considerati eretici (i flagellanti, ma anche i francescani) che denunciavano la corruzione della Chiesa e richiamavano alle virtù originarie.

In questo periodo Dante é in esilio, umiliato dalle diverse delusioni, impotente davanti all'inarrestabile affermarsi della violenza.

All'inizio si definisce un perseguitato innocente e cerca di dimostrare, con servigi resi ai potenti, con epistole, lettere, la sua innocenza.

Poi, le sofferenze ingiuste dell'esilio diventano per lui la testimonianza della sua superiorità morale sull'umanità corrotta.

 

La condanna a un'esistenza di solitudine, lontano dalla politica e dalla famiglia, si trasforma in un destino di grandezza.

Sente di essere chiamato, da una volontà superiore, ad una missione: rigenerare se stesso e l'umanità che egli rappresenta, riportare se stesso e i suoi contemporanei sulla "retta via". Sente di fare qualcosa "in pro del mondo che mal vive".

Per raggiungere tutti non può fare un discorso filosofico, non può dirlo in latino.

Deve scuotere i suoi contemporanei con immagini forti, con esempi concreti, perchè l'obiettivo é quello di riflettere sull'orrore del peccato, quindi sentire il bisogno di pentirsi, di purificarsi e infine riconciliarsi con Dio.
La sua missione é quella di riaffermare nella società terrena quei valori politici, morali, religiosi che la malvagità del suo tempo aveva annullato.

Quindi si convince della necessità di un'operazione intellettuale: raccontare un viaggio nell'aldilà, un viaggio immaginario, un viaggio allegorico, dove per allegoria si intende il servirsi di immagini, figure, situazioni per trasmettere un messaggio morale.

Il tema del viaggio nel mondo ultraterreno non era nuovo.

Nell'età classica, nell'opera di Omero, l'Odissea, Ulisse scende negli Inferi, nell'Eneide di Virgilio, Enea scende nei Campi Elisi.

Nella tradizione cristiana, sia nella Bibbia, che nelle opere di letteratura medievale, c'erano racconti di visioni mistiche, di viaggi ultraterreni fatti in uno stato di trans, fatti in un momento di estasi, che servivano per ammonire i peccatori, farli ritornare sulla "diritta via".

Per Dante non si tratta di un viaggio dovuto a un raptus mistico, egli non va in estasi, ma mantiene sempre un assoluto controllo razionale delle sue facoltà linguistiche e mentali. E' un itinerario di penitenza e di purificazione, un itinerario personale, ma che tutta l'umanità deve intraprendere, rapportandosi al sommo Creatore, Dio, l'unico che giudica, che punisce, che premia.

Il suo aldilà é abitato non da astratte figure allegoriche, simboli del bene e del male, ma é abitato da uomini veri, che conservano la propria esistenza concreta.

E' un aldilà molto legato all'aldiqua.

Sono persone conosciute per il loro operato, per la loro vita, personaggi famosi dell'antichità, a volte sono figure mitologiche, persone note della sua epoca, della sua città.

Dante, come poeta-profeta, giudica l'umanità del suo tempo, giudica la vita terrena delle anime che incontra, profetizzando la punizione eterna per chi muore nel peccato e la purificazione e ascesa a Dio per chi si pente.

Il pentimento é la condizione che riconcilia l'anima con Dio.

Il viaggio di Dante nei 3 regni ultraterreni é ben strutturato. L'immaginazione fantastica dell'aldilà rivela una sapiente capacità architettonica.

L'Inferno é una voragine a forma di cono rovesciato, il cui vertice tocca il centro della Terra, voragine creatasi, ai piedi del monte Sion, a Gerusalemme, quando Lucifero, l’angelo ribelle, fu precipitato dal Cielo sulla terra.

La terra si ritrasse per l'orrore, e si formò la voragine infernale.

In simmetria il cono della Terra uscì dall'altra parte del globo, formando la montagna del Purgatorio, sulle cui sommità Dante colloca il Paradiso terrestre.

Il Paradiso é posto fuori dalla Terra e dai suoi vincoli fisici.

E' importante nel Medio Evo il valore simbolico dei numeri.

Sono perfetti il n° 3, che rappresenta la Trinità, Dio; il numero 9, multiplo di 3 e sono 9 i cieli mobili, 9 gli ordini angelici.

Il 4 rimanda ai Vangeli, il 7 rimanda alle Beatitudini, ed é la somma di 3 e 4.

Quindi i 3 regni sono composti da 9 sedi in cui disporre le anime.

9 i cerchi dell'Inferno, 2 più 7 le balze del Purgatorio, 9 i cieli del Paradiso.

L'opera comprende 100 canti, 34 nell'Inferno, dove c'é l'introduzione, 33 nel Purgatorio e 33 nel Paradiso.

I canti sono distribuiti in 3 Cantiche, appunto Inferno, Purgatorio, Paradiso.

La Divina Commedia é scritta in versi, a gruppi di 3, le terzine incatenate, in cui il primo verso fa rima col terzo, e il secondo fa rima col primo della terzina successiva.

Nell'opera confluisce la poesia latina, quella volgare francese e italiana, la filosofia antica, quella dei Padri della Chiesa, il Vecchio e il Nuovo Testamento, l'astronomia e l'astrologia.

L'influenza delle congiunzioni astrali era anche importante. Dante dice di aver compiuto il viaggio nel 1300 (anno santo), proclamato proprio da Bonifacio 8°, il Primo anno santo della storia della Chiesa.

Dice di averlo compiuto nella settimana santa (gli studiosi collocano la data tra l' 8 e il 15 aprile).

Circostanza favorevole, fortunata.

Era l'alba, era primavera, il sole saliva all'orizzonte congiunto alla costellazione dell' Ariete, col quale si trovava quando Dio creò il mondo.

Dante accenna all'opinione, che é anche un inno della Chiesa, che ritiene il mondo creato in primavera, e l'umanità redenta nella stagione di primavera, nel tempo d'equinozio (si fa riferimento alla Pasqua).

I riferimenti frequenti, fin dall'inizio della stesura dell'opera, sono all'Eneide di Virgilio e ai testi sacri, che sono una presenza costante. Usa spesso le parole degli autori cristiani, riesce a integrare il mondo classico e il mondo cristiano, egli sa cogliere la continuità tra il pensiero degli antichi e il pensiero cristiano, tra la moralità dei romani e l'etica cristiana.

Entriamo ora nella conoscenza della prima Cantica, l'Inferno.

Nel primo canto, che fa da introduzione al viaggio, Dante descrive un quadretto realistico: a 35 anni, cioè a metà del cammino della vita, che si riteneva durasse 70 anni, Dante si ritrova misteriosamente, in una selva, un bosco buio, senza sentieri, senza via d'uscita.

All'improvviso vede una luce che illumina le pendici di un colle, basta seguire il sentiero in salita, pensa, e spariranno le paure e l'angoscia del buio.

Ma ecco un animale selvatico, che lo ostacola, una lonza, un ghepardo.

E' quasi l'alba, Dante prosegue, ma c'é un'altra belva, un leone e poi vede avanzare una famelica lupa.

Dante vorrebbe tornare indietro ma improvvisamente appare Virgilio, sommo poeta latino, un mito per Dante, diremmo oggi, che lo consola e gli promette che un bravo veltro, un cane da caccia, rimanderà indietro quelle belve.

Ma se vuole arrivare lassù, alla luce di quel colle, Dante deve accettare di fare un lungo viaggio. Sarà lui, Virgilio, la sua guida.

Ma ogni situazione va interpretata, é un'opera allegorica, abbiamo detto, é un'opera ricca di simboli da decifrare.

Bene, cominciamo con l'età, nel mezzo del cammin della vita, cioè a 35 anni (si riteneva che la vita durasse 70 anni), Dante si trova in una selva. La selva é simbolo di una condizione di smarrimento, di crisi morale, di perdita di valori, a cui si arriva dopo un sonno, un torpore della coscienza, che scivola nel male senza rendersene conto.

Il colle illuminato dal Sole é la Verità, é Dio, ma non si raggiunge con le sole forze umane. Le tre belve che ostacolano la salita sono i tre vizi maggiori che tormentano la società all'epoca di Dante: la lonza simboleggia la lussuria, la disonestà, la corruzione dei costumi; il leone la superbia, la sfrontatezza di chi detiene il potere, la lupa é la peggiore, simboleggia l'avidità, il desiderio di ricchezza, di beni terreni.

Sono le caratteristiche negative della società del 1300 e di Firenze in particolare.

Virgilio rappresenta la ragione, necessaria per riconoscere i propri limiti e per desiderare il Bene. Il veltro che caccerà le bestie potrebbe essere un nuovo papa, un signore, un imperatore. Anche tra gli studiosi ci sono spesso dei dubbi, nel tentativo di capire il messaggio di Dante.

Ma l'intenzione di desiderare il Bene non basta.

Occorrerà conoscere le radici del Male e del Bene, occorrerà fare un viaggio interiore, riconquistare quei valori che danno dignità al vivere umano e solo dopo, con la grazia e la fede, si potrà raggiungere la luce del colle, cioè Dio.

Leggiamo alcuni versi del primo Canto.

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