giovedì 3 aprile 2025

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                                                     EUROPA UNITA?

                                                         (01.04.2025) 

Interventi di

Silvia Laddomada, Anna Presciutti, Liliana Marangi, Anna Palazzo e Francesca Basile

 


 

 

Silvia Laddomada

Parleremo oggi di un progetto e di una speranza che molti intellettuali, molti politici hanno sostenuto fin dal 1800: l’unità europea.

Non entreremo nelle dinamiche geopolitiche attuali.

Lungi da noi, amici di Minerva, la velleità di offrire consigli e suggerimenti alle alte sfere del potere.

Ci soffermeremo su informazioni derivate da fonti certe e documentate, per offrire una lettura umanistica degli eventi; un modesto contributo, capace però di generare, in tutti noi, una maggiore consapevolezza di quanto in questo ultimo periodo sta avvenendo.

C’è stata una grande manifestazione in piazza del Popolo, a Roma, il 15 marzo scorso, al grido di Europa, Europa, Europa.

Una richiesta che veniva dal popolo, da cittadini europei, che testimoniavano l’appartenenza a una comune patria europea, oggi ancora incompiuta, che dobbiamo costruire, che esiste comunque, e che ha contribuito in modo decisivo a dare ai nostri Paesi 80 anni di pace, rafforzando la solidarietà, favorendo la crescita materiale e morale della comunità, permettendo di svolgere le proprie carriere professionali nei paesi europei in grado di offrire le possibilità migliori per le proprie attitudini e aspirazioni. Vedi gli Erasmus.

Queste manifestazioni di piazza, le tante polemiche, le confuse dichiarazioni dei politici suscitano ansie sempre più intense sulle sorti del nostro continente, che appare quasi emarginato dalle superpotenze che agiscono nello scenario mondiale.

Un’Europa nuovamente dilaniata al suo interno dalle guerre e da una crisi di identità e dei valori che ne hanno guidato il processo di unificazione.

Quell’ordine faticosamente costruito nel dopoguerra è in crisi, la forza militare deve avanzare, si parla di riarmo nazionale.

Sembrava invece che il dialogo e la diplomazia fossero l’unico linguaggio esistente.


Si auspica che l’Unione Europea diventi concretamente un progetto politico, una unità di popoli e nazioni che non devono perdere la loro specificità ma, valorizzate in un grande mosaico, devono portare l’Europa a essere un soggetto internazionale con cui confrontarsi.

Sogniamo, desideriamo un’Europa che parli di democrazia, di pace, di libertà, di sostenibilità ambientale, di diritti umani civili e religiosi, di giustizia sociale. Un’Europa che parli pure di tecnologia digitale, sempre però al servizio del bene dei cittadini, al servizio del bene alla persona..

Un’Europa senza sovranismi e nazionalismi, che portano a sostituire la legge del più forte a quella del diritto e dei diritti.


Proporremo ora un discorso né esaustivo, né troppo tecnico, dell’argomento, finalizzato solo a una informazione ricca di contenuti culturali

Cominciamo dalla etimologia del nome Europa, deriva dal greco eurus, che significa ampio, e op, che significa occhio.

Ascoltiamo ora il mito della principessa Aurora, “dall’ampio sguardo”.


Anna Presciutti

Ha larghi occhi, grandi occhi, Europa. Così spiega il suo nome.

E viene dal medio oriente, da un paese che si affaccia sul Mediterraneo, parte costiera della terra di Canaan, la florida Fenicia, dai cedri imponenti e dagli abitanti industriosi, inventori e maestri nella lavorazione del vetro e nell’ uso della porpora. Rapita da Zeus, che ha preso le sembianze di un docile toro candido, è portata in occidente. Nuota il toro, sorpassa Cipro e arriva a Creta con la principessa aggrappata alle sue corna ornate di fiori. Qui genera con lei 4 figli, tra cui Minosse, dando origine alla civiltà minoica, cui succederà quella micenea, cioè quella degli Achei. Insomma si sviluppano le civiltà mediterranee più avanzate, le cui radici sono nella mezzaluna fertile.

Europa origina l’Europa. Speriamo che l’Europa continui ad avere “il largo sguardo”.


Dal racconto mitologico passiamo al racconto storico. Civiltà e popoli si alternano, si integrano, si strutturano nei secoli.


Immaginiamo di essere in un grande teatro. La scenografia: sullo sfondo montagne boscose, miniere di carbone, industrie metallurgiche in funzione. Pianure fertili e assolate. Porti ben strutturati, mari e oceani navigati. La cultura classica si mescola con quella nordica, la civiltà sembra avanzata.

Avviciniamoci: sono tracciati confini in continuo cambiamento, nazioni inglobano nazioni. Il potere economico ribolle, fermenta, preme per avere più spazio, fagocita i buoni propositi.

Sulla scena si riversa di tanto in tanto la coltre nera delle guerre.

Nel buio, filosofi, economisti e letterati riescono non solo a guardare più avanti dei politici, ma anche a vedere più chiaramente. E, a cavallo dei secoli diciottesimo e diciannovesimo, studiano le dinamiche che avversano la pace e” nel pensier si fingono”, direbbe Leopardi, nuovi scenari.


Anna Palazzo

Nel 1795 Immanuel Kant compone l’opera “Per una pace perpetua”. Dopo aver elencato gli articoli preliminari per la preservazione della pace, conclude con gli articoli definitivi relativi al:

Diritto interno: in ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana.

Diritto internazionale: il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi Stati.

Diritto cosmopolitico: il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizioni dell'ospitalità universale.


Francesca Basile

Il filosofo ed economista francese Claude Henri de Saint Simon (Clod anrì d sen simòn) scrive:

L’Europa avrebbe la migliore organizzazione possibile se tutte le nazioni che racchiude, governate ciascuna da un parlamento, riconoscessero la supremazia di un parlamento generale, posto al di sopra di tutti i governi nazionali e investito del potere di giudicare i loro disaccordi.

Tutte le imprese di un’utilità generale per la società europea saranno dirette dal Grande Parlamento..”


Liliana Marangi

Il filosofo e scrittore Robert de Lamennais (Robèr d lamenné) dice:

Dagli ostacoli apportati alle comunicazioni dei popoli tra loro, all’espansione dell’industria e alle leggi naturali … nascono le guerre commerciali, così frequenti nei tempi moderni. Esse non avranno più cause possibili quando la perfetta libertà di commercio avrà coronato le altre libertà”.


Il patriota e politico Carlo Cattaneo diceva: “ Avremo pace vera quando avremo gli Stati Uniti d’Europa”


Anna Presciutti

Andiamo avanti, non parliamo di epoche remote, ma del periodo a cavallo dell’Ottocento e il Novecento. Non parliamo di terre lontane ma dell’Europa occidentale.

La guerra franco- germanica scoppiata nel 1870 e il trattato di Francoforte del 1871 impongono alla Francia, oltre al pagamento di una forte indennità di guerra, la cessione dell’Alsazia e della Lorena, due regioni contese che passano da un Paese all’altro secondo le sorti delle guerre, perché ricche di miniere, di minerali necessari all’industria in generale e a quella bellica in particolare.

Dopo la fine della guerra franco-germanica e l’esperienza estrema della “Commune” (commùn) di Parigi, c’è la pacificazione.

La Belle époque sembra esplodere nelle città europee. Sembrano avverarsi “le magnifiche sorti e progressive”.

Mai più guerre.

No, tutti si dicono, non succederà più”, sapendo benissimo che invece potrebbe succedere ancora.

Già.

Nel 1914 scoppia la Prima guerra mondiale. Guerra orribile, in cui sono utilizzate anche armi nuove, armi chimiche.

1918, la guerra si conclude. Mai più questo, jamais plus ça.


Anna Palazzo

Uno strenuo fautore della preservazione della pace è il francese Aristide Briand (aristìd briàn), più volte ministro e primo ministro

Di fronte all’assemblea della Società delle Nazioni (che opera dal 1920 al 1946),il 5 settembre 1929, dice :

Penso che tra i popoli che sono geograficamente raggruppati, come i popoli d’Europa, debba esistere una sorta di legame federale.

Questi popoli devono aver in ogni momento la possibilità di entrare in contatto, di discutere dei loro interessi comuni, di prendere decisioni comuni.

Devono, in una parola, stabilire tra di loro un legame di solidarietà che permetta loro di affrontare, a un dato momento, circostanze gravi, se si presentassero.

E’ un legame, signori, che vorrei sforzarmi d creare.”



Anna Presciutti

Però arriva il 1939, con una guerra ancora più orribile, quella che mostra interamente il volto disumano dell’essere umano.

Mai più questo. Mai più.

Il regime fascista ha già, prima della guerra, imprigionato e poi confinato sull’isola pontina di Ventotene, nel golfo di Gaeta, nel Tirreno, molti dissidenti politici di ogni ceto sociale.

Tra essi, Eugenio Colorni (un insegnante ebreo, militante nelle cellule socialiste), Ernesto Rossi (un socialista liberale, allievo di Gaetano Salvemini, capo di Giustizia e libertà) e Altiero Spinelli. (un ex comunista, critico nei confronti dell’ideologia marxista-leninista dell’Unione sovietica, espulso dal partito nel 1937 ).

I tre riflettono sulla situazione politica e riescono ad andare oltre la storia personale e contingente.

Guardano avanti, sognano un futuro diverso, un futuro di pace.

Traducono il loro sogno in parole scritte di nascosto su cartine per sigarette, arrivando ad elaborare un manifesto che sarà punto di partenza di una rivoluzione europea pacifica. Manifesto che sarà portato fuori dall’isola in modo rocambolesco, nascosto in un pollo, da una donna, Ursula Hirschmann ( ìr-scman) e diffuso da altre donne: Gigliola e Fiorella Spinelli e Ada Rossi.


Liliana Marangi

Una breve sintesi del manifesto.

Il manifesto integrale è a disposizione, su questo tavolo.

Il Manifesto di Ventotene, terminato nel 1941, è un testo diviso in 4 parti.

Parte dall’analisi della società moderna, in cui l’ideologia dell’indipendenza nazionale si trasforma in nazionalismo, in sopraffazione dell’altro, cioè della nazione straniera.

A ciò contribuisce il pensiero di filosofi che elaborano teorie sulle razze.

La sconfitta della Germania non porterà automaticamente ad una situazione positiva

Le classi privilegiate cercheranno di spegnere le speranze internazionalistiche e di ripristinare il passato.

Lo scontro si avrà non tra progressisti e reazionari, (intendendo per progressisti coloro che erano a favore di uno stato sovranazionale, nuovo e federale, mentre i reazionari erano a favore di un rafforzamento dello stato nazionale), ma lo scontro si avrà tra partiti nazionalisti e partiti internazionalisti.

Occorre gettare le fondamenta di un movimento che mobiliti tutte le forze per far sorgere la creazione più grandiosa nei secoli: uno stato federale, che disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti, spiazzi le autarchie economiche, abbia strumenti per fare eseguire nei singoli stati le direttive comuni, pur lasciando loro l’autonomia, che consenta lo sviluppo di una vita politica secondo le caratteristiche dei vari popoli.

Una Europa libera è la premessa del potenziamento della civiltà moderna.

La bussola di orientamento non sarà il principio dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi di produzione deve essere abolita.

Ciò porterebbe alla costituzione di un regime.

Ma non si possono lasciare nelle mani dei privati le imprese che hanno interesse collettivo.

Lo stato deve essere laico, nel rispetto di ogni credo, ma non nella sua soggezione.

Il partito rivoluzionario, che sorgerà dalla cooperazione dei lavoratori e degli intellettuali, porterà alla dittatura della libertà e della democrazia.

Non deve sfociare in un nuovo dispotismo, non deve modellare una società servile, ma deve favorire una vita libera, in cui tutti i cittadini possano partecipare alla vita dello stato.


E quando si parla di partito rivoluzionario si intende un’idea rivoluzionaria: superare gli Stati nazionali , che non hanno saputo impedire i regimi totalitari e le due guerre mondiali..


Anna Presciutti

Alla conclusione della seconda guerra mondiale restano le macerie fisiche e morali

Gli uomini di buona volontà continuano a domandarsi qual è il destino dell’Europa e quali sono le misure da attivare per scongiurare ulteriori disastri.

Un economista francese, Jean Monnet si ripete “Mai più questo”.


Grazie alla sua formazione culturale e ai suoi studi pragmatici, Monnet comprende bene che alla base della grande immoralità della guerra c’è una grande, squallida verità: le nazioni si battono per ragioni economiche, vogliono prevalere sulle altre per la cupidigia di terre ricche di ferro e altri minerali, base dell’industria bellica, soprattutto il carbone e l’acciaio.


Francesca Basile

Dice Monnet:

«Non ci sarà mai pace in Europa se gli stati si ricostituiranno su una base di sovranità nazionale...
[ciò] presuppone che gli stati d'Europa formino una federazione o una entità europea che ne faccia una comune unità economica.»


La sua intuizione diventa la missione del ministro degli esteri francese, Robert Schuman.


Il 9 maggio del 1950, a Parigi, Schuman presenta la sua famosa Dichiarazione, redatta in collaborazione con l’amico e consigliere Monnet.

I passi salienti possono essere riassunti così:

1. "La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano."

2. "L'Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto."

3. "La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio... cambierà il destino di queste regioni, che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime."

4. “La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano.

Mettendo in comune talune produzioni di base, e istituendo una nuova alta autorità, le cui decisioni saranno vincolanti per la Francia, la Germania e i Paesi che vi aderiranno, saranno realizzate le prime fondamenta concrete di una federazione europea, indispensabile alla salvaguardia della pace.”


Schuman, insieme a Monnet, propose la creazione della CECA, Comunità europea del carbone e dell’acciaio, la libera circolazione di tali risorse e il libero accesso alle fonti di produzione, una Comunità aperta a tutti i Paesi dell’Europa occidentale.

La proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita dell’Unione europea., un primo passo verso una pace duratura.


Liliana Marangi

Oggi l’ Europa non ha ancora una Costituzione. Il Trattato costituzionale del 2004 non è entrato in vigore perché non è stato ratificato da tutti i Paesi dell’Unione europea.

Nel preambolo di questo trattato sono evidenziati i valori su cui si fonda l’unione europea.

L’Europa è un continente portatore di civiltà.

I suoi abitanti, giunti in ondate successive fin dagli albori dell’umanità, hanno sviluppato valori che sono alla base dell’Umanesimo: libertà, uguaglianza , dignità, solidarietà, tolleranza, giustizia.

Sono queste eredità culturali, umanistiche e religiose, che devono ispirare la Costituzione, che devono sviluppare quello spirito cosmopolita che abbatte i muri e crea ponti di pace.

Francesca Basile

I momenti salienti che hanno segnato il cammino dell’Europa sono numerosi.

Tra essi citiamo solamente:


Il Trattato di Parigi, del 1951, che istituisce la CECA, ovvero la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio


I Trattati di Roma, del 1957, che istituiscono la CEE e l’EURATOM .

La CEE (Comunità economica europea), o anche MEC (mercato comune europeo), è la creazione di un mercato comune, basato sulla libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone.

L’EURATOM mira a controllare e coordinare l’uso dell’energia nucleare a scopi civili.


Il Trattato di Maastrich, del 1992, che trasforma la Comunità Economica in Unione Europea.


Ai sei Paesi fondatori (ovvero Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo), si sono aggiunti negli anni molti altri Paesi, fino ad arrivare al numero attuale di ventisette, considerando che la Gran Bretagna, entrata nel 1973, è uscita nel 2020 ( Brexit).


Per l’unità del vecchio continente hanno lavorato 7 statisti:

Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi per l’Italia.

Jean Monnet e Robert Schuman per la Francia.

Konred Adenauer per la Germania federale.

Joseph Beck per il Lussemburgo.

Paul Henri Spaak per il Belgio.


Silvia Laddomada

Una riflessione su De Gasperi, uno dei primi capi di Governo dell’Italia .

Anche De Gasperi, nell’aprile 1954 aveva detto che l’Europa non è solo un insieme di diritti da difendere o di pretese da rivendicare.

Bisognava costruire una Europa dei popoli e delle coscienze.

Egli poneva una scelta morale alla base dell’impegno a “fare l’Europa”.

L’Europa è un modo di concepire l’uomo, a partire dalla sua dignità trascendente.

La visione cristiana è stata sempre l’ispiratrice della unificazione.

Pur nel rispetto di chi, nei decenni passati, ha respinto le parole “origini cristiana”, in nome della laicità.

La cultura europea è debitrice delle novità del cristianesimo: l’idea di persona, il valore assoluto dell’essere umano.

Le grandi voci di coloro che hanno permeato l’etica dell’Europa occidentale sono quelle di san Benedetto, dei santi Cirillo e Metodio, di san Francesco d’Assisi.

L’idea di una prima identità europea si deve a quel monaco del centro Italia, Benedetto da Norcia, che all’inizio del sesto secolo, cioè nel 500 dopo Cristo, si ritirò sui monti per costruire un modello, una regola: ora et labora.

Era il tempo della disgregazione delle istituzioni romane nella parte occidentale dell’Impero, era il momento della discesa dei Barbari.

Il monachesimo benedettino, con il lavoro e la preghiera, fu un collante spirituale e culturale per l’Occidente.

San Benedetto fu messaggero di pace. Con la preghiera cementò l’unità spirituale in Europa: popoli divisi sul piano linguistico, etnico, culturale, avvertirono di costituire il popolo di Dio.

Nel 1964, il papa san Paolo 6° proclamò san Benedetto patrono d’Europa, ricordando che nel momento in cui il patrimonio monastico si stava disperdendo, il Santo riuscì a salvare la tradizione classica degli antichi, trasmettendola ai posteri e restaurando il culto del sapere.

Se noi oggi possiamo sfogliare e conoscere opere letterarie e filosofiche antiche, è perché qualche monaco, nel suo scriptorium, ha cominciato a copiare e a conservare.


Un’ultima riflessione che vogliamo riportare è quella espressa dal papa Francesco a Lisbona, in occasione della 37° giornata mondiale della Gioventù.

Il papa ha delineato un’Europa dai porti e dai ponti aperti.

Io voglio un’Europa, cuore dell’Occidente, che metta a frutto il suo impegno per spegnere focolai di guerra, che sappia ritrovare il suo animo giovane, sognando la grandezza dell’insieme; un’Europa che includa popoli e nazioni. Un’Europa che rispetti la dignità di ogni persona, che tuteli la vita, il lavoro, l’istruzione e la cultura. Un’Europa che protegga chi è fragile, debole; che sia una famiglia e una comunità capace di vivere in unità. Un’Europa che rispetti e valorizzi le singolarità, le peculiarità dei popoli e delle culture che le compongono”.


Anna Palazzo

Di questa Europa ancora in fieri ricordiamo i simboli:

la bandiera, il motto, la giornata europea, la moneta, l’inno.


La bandiera è costituita da un cerchio di 12 stelle dorate su sfondo blu.

Le stelle rappresentano gli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli d’Europa.

Anche il cerchio è simbolo di unità.

Il numero delle stelle, ovviamente, non rappresenta il numero dei Paesi membri.

Si dice che Arsene Heitz, uno dei disegnatori della bandiera,abbia rivelato che la sua ispirazione era la corona di 12 stelle della Donna dell’Apocalisse, spesso presente nelle immagini mariane.

Il 12 è simbolo di pienezza, 12 le tribù d’ Israele, 12 i discepoli di Cristo. Le 12 stelle rappresentano la diversità nell’unità.

Questo disegno proposto da Heitz, fu approvato dal Consiglio d’Europa l’8 dicembre 1955, giorno dell’Immacolata Concezione.

La bandiera è stata ufficialmente adottata dai Paesi membri il 26 maggio 1986.

Il blu reflex, cangiante, dello sfondo richiama il mantello della Madonna, o, in senso laico, il cielo dell’Europa occidentale, a differenza del cielo orientale raffigurato di colore rosso.

Il giallo-oro delle stelle è un riferimento al metallo prezioso, segno di ricchezza e nobiltà.


IL MOTTO DELL’EUROPA è “In varietate concordia”, armonia nella varietà, unità nella diversità. Fieri della propria identità, ma insieme. Lavorare per il bene comune nel rispetto reciproco.


LA GIORNATA EUROPEA si festeggia il 9 maggio. Ricorda l’anniversario della famosa dichiarazione di Schuman del 9 maggio 1950, alla base della creazione della CECA.


LA MONETA EUROPEA è l’Euro, introdotta in Europa nel 1999, ma non da tutti i Paesi. Il suo nome, deciso nel corso del Consiglio di Madrid nel 1995, corrisponde alla radice del nome del Continente. Euro da Europa.

Il suo segno grafico è la lettera greca epsilon €, la seconda sbarra è segno di stabilità.


L’INNO EUROPEO è l’inno alla gioia, tratto dalla nona sinfonia di Beethoven, espressione di pace, di solidarietà, di fratellanza tra i popoli.










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                                          VIVERE PIU' A LUNGO E BENE SI PUO'? 

                                                                  (25.03.2025)

                                                               di Alberto Izzo




lunedì 24 marzo 2025

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                          Rubrica culturale: UNA FINESTRA SULL'ARTE    

                                            "POSTIMPRESSIONISMO"

                                                    (06.03.2025)

                                                   di Antonio Santoro