venerdì 8 maggio 2020

COME DIFENDERSI DALLE FALEK NEWS

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RELAZIONE DEL DOTT. GIANPAOLO ANNESE




Buonasera, ringrazio l’associazione Minerva per l’invito. Ci occuperemo stasera delle famigerate Fake news, le bufale, le notizie false che circolano soprattutto in rete, sui social network: whatsapp, Facebook, a volte anche sui mass media tradizionali ma si tratta di un caso diverso come vedremo. Un problema ingigantito dall’emergenza sanitaria. 
 
TRE INTERROGATIVI

Nella conversazione di questa sera proverò a rispondere fondamentalmente a tre interrogativi: cosa sono esattamente le Fake news? Perché vengono divulgate? Come possiamo difenderci? Proprio l’esperienza del Covid-19 ha riacutizzato il fenomeno, sono andato a vedere sul sito del ministero della Salute quali sono state in questi due mesi le Fake news circolate maggiormente e c’è da preoccuparsi: solo per citarne alcune, respirare l’aria calda del phon elimina il virus dalla gola, tagliare la barba evita il contagio, bere alcol rafforza il sistema immunitario, fare gargarismi con la candeggina protegge dall’infezione e via di questo passo. Siamo di fronte a casi abbastanza clamorosi, ma le fake news possono essere molto più sottili. Come quella che ha colpito per esempio il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti che ha contratto il coronavirus e per qualche giorno è circolata la notizia che si era curato in una clinica privata a spese dello Stato, mentre lui invece era rimasto in quarantena a casa per tutto il periodo. Potete capire le conseguenze per la sua immagine. 
 
DEFINIZIONE DI FAKE NEWS



Questo episodio però ci offre un paio di indicazioni su come si può definire una Fake news: il primo elemento è che per definirsi Fake la notizia deve essere volutamente falsa, chi la divulga sa perfettamente che sta propalando una bufala, ci deve essere insomma una intenzionalità. Diverso è il caso invece del classico errore giornalistico o comunicativo, la scivolata dovuta alla fretta o alla mancata verifica, in quel caso non si tratta di Fake news, a patto però che venga immediatamente smentita o rettificata. Il secondo elemento è che una notizia falsa per essere efficace (e questo chi le confeziona lo sa) deve contenere una puntina di verità (o almeno di verosimiglianza) così da acquisire credibilità e agganciare meglio il destinatario. Nel caso precedente era vero che Zingaretti ha contratto il coronavirus, ma non è vero che si è fatto curare in una clinica privata. Allo stesso modo mi ricordo una Fake che girava su Whatsapp nella quale si gridava all’emergenza negli ospedali (fatto vero) – pazienti nei corridoi, infermieri chiamati a scegliere chi salvare (purtroppo vero) – ma poi si aggiungeva che c’erano un sacco di giovanissimi ricoverati nelle terapie intensive (falso). A differenza – si specificava- di quanto sostenevano i media ufficiali (questa considerazione sul marcare una diversità rispetto ai media tradizionali tenetela a mente che ci tornerà utile dopo).

LE FAKE NEWS NELLA STORIA

Non che le Fake news siano un fenomeno solo contemporaneo. Ci sono notizie false che hanno letteralmente cambiato il corso della storia. Dal generale spartano Pausania accusato di aver scritto una lettera a Serse per passare con i Persiani, dalla falsa Donazione di Costantino che ha permesso alla Chiesa la giurisdizione su una vasta area dell’Italia centrale legittimandone il potere politico, temporale della Chiesa, i protocolli dei Savi di Sion diffusi dalla polizia segreta zarista russa su un presunto complotto giudaico per impossessarsi di tutte le ricchezze del mondo, fino alle più recenti, ne cito una per tutte, sul fatto che l’11 settembre non ci sono ebrei tra le vittime perché erano tutti stati avvisati il giorno prima e non erano andati al lavoro: in realtà tra le vittime purtroppo ci sono state anche persone di religione ebraica. Qual è la differenza rispetto a oggi? Che con la diffusione di social network la possibilità di divulgare fake news è enormemente cresciuta ed è molto più difficile nel mare magnum del web individuare i responsabili. Noi stessi possiamo inconsapevolmente renderci complici della diffusione di notizie false: è stato calcolato che con l'aumento dei dispositivi elettronici il numero di persone che amplifica i messaggi è aumentato in un anno dal 26% del 2018 al 40 per cento del 2019. 
 
INFORMAZIONE DA VERTICALE A ORIZZONTALE


In particolare è stato determinante il passaggio da un’informazione che fino agli anni 2000 continuava a essere tutto sommato di tipo verticale, vale a dire che il messaggio discendeva da alcune fonti (giornali, tv, radio, siti internet) e raggiungeva unilateralmente molteplici destinatari. I quali non potevano far altro che recepire la notizia e se non gli stava bene al massimo cambiare giornale o canale della tv. La svolta è arrivata con l’innovazione tecnologica web 2.0 a metà degli anni 2000 per cui il semplice cittadino non è più mero ricevente dell’informazione, ma diventa protagonista in grado di diffondere a sua volta messaggi globali. L’informazione cioè da verticale diventa orizzontale. Le opportunità di dire la propria come è evidente aumentano così come crescono le fonti di informazioni così da avere la possibilità di farci un’idea più completa. E questo non può che essere un vantaggio. Ma parimenti emergono anche dei rischi:
  1. L'enorme quantità di informazioni cui siamo sottoposti può generare un pericoloso senso di sazietà che in realtà occulta una deprivazione, scarsità di nutrimento. Il pericolo è insomma, come già qualcuno lo definisce, è l'illusione di sapere, l'illusione di “sapere tutto, senza capire niente”: accumulare un'infinità di dati, notizie, informazioni di vario argomento significa anche cogliere il significato profondo dei processi? La medicina per esempio (grazie a internet diciamo noi al medico cosa deve fare e quale farmaco deve prescriverci), la scuola (i genitori spiegano all'insegnante come strutturare il programma). E' la famosa disintermediazione: non mi affido più a chi ne sa più di me, ma cerco di accedere e gestire direttamente le decisioni che mi riguardano, a prescindere dalla competenza. Si diffonde sempre di più l'insofferenza verso il trasferimento di conoscenza basato sul principio di autorità e gerarchia, si predilige una diffusione orizzontale appunto, si preferisce conoscere le cose dall'amico “laureato all’università della vita o della strada” che stimo piuttosto che dall'esperto che chissà da chi è pagato. La lettura salta da una news all'altra, si abbandona la modalità lineare. E si preferisce una modalità più visiva che scritta. 
     
  2. Siamo più esposti a chi in malafede ci vuole rifilare delle patacche, delle notizie false appunto. Ed è per questo che dobbiamo imparare a difenderci.
CLASSIFICAZIONE DELLE FAKE NEWS

Intanto conoscendo il fenomeno con cui abbiamo a che fare. La classificazione potrebbe essere anche più larga, ma credo sia sufficiente individuare tre livelli:
  1. Le fake news che ci arrivano tramite whatsapp. Per esempio “Non ce lo vogliono dire ma c’è un’invasione di zebre a Massafra”, “nel giorno di oggi se mettete una scopa al centro della sala si mantiene da sola per una particolare inclinazione dell’asse terrestre”,. Solitamente queste ‘notizie’ sono accompagnate da introduzioni che servono a renderle più credibili puntando sull’effetto familiare: “Mi ha detto un’amica di mia sorella”, “Lo ha saputo il fratello di un mio collega”…. Hanno generalmente un intento goliardico, allarmistico, i mitomani che le mettono in giro vogliono generalmente godersi lo spettacolo del loro messaggio che diventa virale. Solitamente in questo tipo di messaggi non c’è un secondo fine, ma sarebbe opportuno non inoltrarle ai nostri conoscenti così da fermare le catene ‘fate girare’.

  2. Il secondo livello riguarda le fake news che servono per ‘acchiappare contatti’: il sito internet sconosciuto fa un titolo su quali saranno gli effetti dell’asteroide che colpirà a breve la terra, con un mucchietto solitamente di punti esclamativi. A differenza del primo livello qui il secondo fine c’è. Quante più interazioni su quel sito internet ci saranno, più aumenta la possibilità per i proprietari di quel sito di vendere spazi pubblicitari a prezzi più alti. L’obiettivo quindi è massimizzare la visibilità per guadagnare. Non dobbiamo mai dimenticarci che i social network sono gratis perché il prodotto da vendere siamo noi, cioè noi forniamo i nostri dati per ricevere poi dalle aziende pubblicità tarate su misura. Generalmente questi siti li riconosciamo dal fatto che non esauriscono nel titolo la notizia, ma fanno venire l’acquolina in bocca scrivendo per esempio: “E’ tornato in casa a sorpresa ed ecco cosa ha trovato”, incuriositi si apre la pagina, leggete, e nel frattempo il sito registra una visualizzazione e un’interazione in più incrementando il suo fatturato. Quindi in questo caso c’è un motivo prevalentemente economico. 
     
  3. Il terzo livello, più insidioso, sono le Fake news organizzate in vere e proprie campagne strategiche per destabilizzare oppure per orientare elettoralmente la popolazione e distruggere l’immagine di avversari politici. E’ difficile esaurire il discorso nei minuti che oggi abbiamo a disposizione, dico solo che è ormai accertato per esempio che ci sono messaggi che provengono da siti di Paesi a democrazia vigilata, diciamo così, che provano a intossicare il dibattito democratico orientandolo in senso per esempio anti-Unione europeo (addirittura gli Stati Uniti hanno accusato la Russia di aver interferito con le elezioni americane e diverse inchieste giornalistiche hanno individuato il tentativo di alcune componenti dell’oligarchia russa di sgretolare l’Europa per inserirla nell’orbita russa oppure la Cina accusata di aver diffuso video in cui gli italiani al balcone cantavano inni cinesi). Oppure messaggi che fanno leva sulle paure dei migranti per favorire l’ascesa di partiti conservatori puntando sulla rabbia sociale, la paura, la voglia di capro espiatorio (si visualizzano scene di migranti nelle risse magari avvenute in altri Paesi). E ancora, dividere l’opinione pubblica su temi secondari (per esempio un’eccessiva attenzione agli stipendi dei politici e non per esempio ai bonus dei manager di aziende che ricevono tanti contributi di Stato) oppure seminare paure di natura tecnologica e sanitaria per scagliarsi contro le presunte elite dominanti: l’ultima è quella di Bill Gates che avrebbe diffuso il virus per poi guadagnarci vendendo il vaccino. Le Fake news hanno una portata simbolica, conferiscono identità a chi è smarrito, a chi ha paura, a chi dalla globalizzazione ritiene di avere solo da perdere. L’efficacia di queste campagne è ancora tutta da studiare, la percezione è che comunque abbiano avuto un ruolo in alcuni risultati elettorali in diverse parti del mondo.
ECO CHAMBER

Di certo c’è che inquinano il dibattito e costituiscono una minaccia per la democrazia, coltivano nuove coscienze e rafforzano le convinzioni preesistenti. In linea di massima chi è sensibile alle Fake news viene bombardato più degli altri da questo tipo di informazione. Non dobbiamo mai dimenticare infatti che sui social siamo 'profilati'. In base cioè alle ricerche che facciamo, ai messaggi a cui mettiamo mi piace, a quello, attenzione, che scriviamo su Whatsapp, ai siti in cui sostiamo di più, l'algoritmo della rete costruisce un menu informativo su misura per noi. Noi sulla rete incontreremo per lo più le informazioni che ci interessano di più, i commenti delle persone con cui siamo d'accordo e le informazioni, più o meno vere originate da siti spesso improbabili, che rispondono al nostro modo di vedere le cose. Anche il confronto con gli altri in rete avviene con le persone con cui siamo già d'accordo generando l'effetto Eco-chamber, camera dell'eco, in cui pensiamo che in corso un dialogo tra tante persone ma in realtà ogni comunità rimbalza gli stessi messaggi e le stesse informazioni da un utente all'altro. Se siamo vegani ci arriveranno pubblicità e proposte vegane, se siamo della Roma mi arriveranno notizie sulla Roma, in base al nostro orientamento politico ci imbatteremo per lo più in messaggi coerenti con quel partito. 
 
TUNNEL COGNITIVO

Ci infiliamo insomma in quello che gli psicologi chiamano ‘tunnel cognitivo’: bisogna sapere infatti che il nostro cervello è piuttosto pigro quando si parla di confronto delle idee e tende a cercare generalmente conferme alle proprie convinzioni scartando le altre: le fake news fanno leva su questa debolezza offrendoci esattamente quello che noi vogliamo sentirci dire.
 
CHE FARE?

Che fare? Spegniamo il computer, disattiviamo whatsapp? No, come dicevo prima, impariamo a difenderci.
  1. Intanto diffidiamo dei messaggi su Whatsapp o Facebook di seconda, terza mano. Il cugino del fratello che al mercato mio padre comprò, no. Fidiamoci tendenzialmente di chi è testimone in prima persona e ci mette nome e cognome. E’ già qualcosa. Bisogna dire che Whatsapp e Facebook hanno molto migliorato la lotta alle fake news rimuovendone a migliaia. Anche su Whatsapp avrete notato che nei messaggi inoltrati c’è adesso una freccetta che ci avverte che quel messaggio è stato a sua volta inoltrato a chi ce lo manda da una terza persona. 
     
  2. In seconda battuta quando siamo in presenza di titoli eccessivamente emotivi (tipo: clamoroso! Incredibile! Chi fa informazione seria non fa così) o che ci sembrano troppo in linea con certi stereotipi: tipo zingaro rapisce bambino nel supermercato, drizziamo le antenne. Stiamo in guardia anche quando le notizie corrispondo fin troppo alle nostre convinzioni, è un esercizio più complicato, ma con un pizzico di obiettività in più ci si può riuscire.

  3. Non date credito a chi generalmente esordisce con: “Ecco una notizia che nessuno ti farò mai leggere…”. Non c’è alcuna ragione oggi per cui i giornali veri debbano nascondere le notizie, la concorrenza è enorme, non conviene a nessuno. Sui giornali tradizionali o sui libri regolarmente in commercio pubblicati da case editrici è stato dato spazio, ovviamente in maniera critica, a qualsiasi punto di vista: da chi sostiene che la terra è piatta, a chi dice che in realtà l’uomo non è mai andato sulla luna, a chi dice che Gesù non è mai esistito. La propaganda oggi non si fa nascondendo le notizie, ma con strategie più sottili che poi magari in un altro incontro ci sarà modo di esaminare. Oggi tuttavia ci basta essere d’accordo sul fatto che se una notizia la pubblica un solo sito, magari sconosciuto, non vuol dire che gli altri la nascondono, ma magari semplicemente che quel fatto non è vero.
  4. Facciamo attenzione ai nomi dei siti internet che leggiamo: alcuni evocano i nomi

    dei giornali, tipo il Fatto quotidaino invece del Fatto Quotidiano, la Republica con una b invece della Repubblica, Libero giornale che non c’entra niente con Libero.
  1. Dopo che abbiamo fatto un primo filtro, un sistema ancora più infallibile è sottoporre la notizia ad appositi siti internet che smascherano le bufale. Ce ne sono diversi, io vi consiglio Butac.it (con una lista sempre aggiornata di siti a rischio), Bufale.net, per capire se una foto è fasulla Google image per capire a quando risale un’immagine, Fotoforensic.
CONCLUSIONI

Concludendo, mi sento di proporvi alcune riflessioni: la prima è che un’ottima protezione contro le Fake news è ingannare l’algoritmo, date l’amicizia e mettete mi piace a persone e profili che non rispecchiano in pieno i vostri gusti, in questo modo uscirete almeno un po’ dal tunnel cognitivo di cui parlavamo prima e nel quale un po’ tutti noi siamo finiti. Il secondo antidoto è la lettura. Secondo uno studio Ocse oggi in Italia il 46 per cento della popolazione non è in grado di comprendere un testo di difficoltà medio-bassa. La lettura di libri e giornali di qualità, anche una mezzoretta al giorno, è un valido anticorpo contro le notizie false, perché uno dei benefici della lettura è che rende più smaliziati, più resistenti alle manipolazioni retoriche di chi dietro le belle forme dei discorsi cela salti logici e vere e proprie informazioni fasulle. La lettura inoltre rende allergici agli stereotipi e al senso comune che, diceva Manzoni, nasconde spesso il buon senso. Collegato a questo, un altro potente antivirus è una parola ormai poco di moda, la fiducia. La fiducia in chi? In cosa? La fiducia in chi fa informazione per mestiere, che per questo viene pagato. Esattamente come ci fidiamo del pilota che ci porta in aereo, del chirurgo che ci opera, dell’insegnante che cura la formazione dei nostri figli, dell’architetto che firma il progetto della casa. Ci sono ottimi giornali e ottime emittenti tv e radio, internet in Italia, affidiamoci a quelle testate riconosciute da milioni di lettori ogni giorno. Se volete vi posso indicare quali sono le prime testate in Italia. Non occorre leggerle tutte: puntate su due tre testate e imparate a fidarvi nei giorni di quelle, individuate alcuni giornalisti e autori. E’ chiaro che potranno esserci punti di vista diversi sulle cose oppure anche degli errori, rari devo dire. Ma di sicuro sui quei giornali, su quelle testate online avrete la sicurezza che non state leggendo Fake news. E se poi proprio vi tradiscono fate in tempo a cambiarle. Come diceva il presidente americano Abramo Lincoln: “Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo, ma non potete prendere per i fondelli tutti per tutto il tempo”.

RINGRAZIO l’Associazione Minerva per l’invito e quanti hanno seguito la relazione, tenuta nell’ambito delle attività dell’Università del Tempo Libero e del Sapere, diretta da Silvia Laddomada.


mercoledì 29 aprile 2020

75° Anniversario della Liberazione

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Relatrice: Silvia Laddomada



Quest'anno ricorre il 75° anniversario della Liberazione, spesso confusa con la giornata della festa della Repubblica, che invece é il 2 giugno, quando gli italiani, nel 1946, chiamati a un referendum popolare, decisero di rinunciare alla monarchia e dar vita alla repubblica. Una ricorrenza, quella del 25 aprile, che col tempo é stata vissuta come un appuntamento con una storia passata, sempre più lontana nel tempo, da ricordare, magari, con bellissimi discorsi retorici , e conseguente contraltare.

Quest'anno l'abbiamo vissuta con più consapevolezza. Ci siamo scambiati sui social, immagini e video, in cui si inneggiava alla libertà riconquistata, 75 anni fa.

Non ci sono state manifestazioni, perché sappiamo, ormai da 50 giorni, che bisogna restare casa, perché andrà tutto bene, perché ce la faremo.

L'attenzione verso gli eventi di quegli anni, 1945, é stata generata senz'altro dalla pietà che abbiamo provato nell'apprendere che molti ultrasettantenni sono stati falcidiati dal virus, spesso, purtroppo, tra le pareti sicure di una RSA. Sono scomparsi molti testimoni di quei giorni drammatici, se n'é andata una generazione, quella che aveva visto la guerra, ne aveva sentito l'odore e vissuto le privazioni. Se ne sono andati senza una carezza, senza che nessuno stringesse loro la mano. Abbiamo visto colonne di bare partire senza un seguito, un saluto. Abbiamo visto sepolture evidenziate da una croce piantata nel terreno, un cimitero di guerra.

Erano giovani 75 anni fa, avevano degli ideali, per i quali avevano combattuto, nell'uno e nell'altro campo di battaglia.

Abbiamo sentito che "tanto, erano vecchi" e si é anche detto che dopo i 60 anni una persona non vale più niente, la sua salute è a rischio, meglio non farla uscire, meglio lasciarla a guardare la televisione in poltrona, col plaid sulle ginocchia..

Vuol dire che, nonostante tutto, conta l'efficienza nel presente, la fretta, la velocità? Chissa!?

E comunque abbiamo scoperto, nel trauma della pandemia, un eco di eventi lontani, forse perché stiamo avendo una diversa percezione della realtà, stiamo conoscendo anche noi la privazione, il terrore collettivo, la paura, l'incertezza, la rinuncia.

Abbiamo associato la liberazione dell'Italia dal nazifascismo alla liberazione dal corona virus. In realtà di fronte al virus dobbiamo parlare di resistenza, perché il nostro 25 aprile deve ancora arrivare.

Noi oggi dobbiamo resistere a un'epidemia che pensavamo fosse un fantasma dei secoli passati.

Resistere é l'imperativo che ci siamo imposti di fronte alla paura della morte, rimanendo chiusi in casa. Diceva il grande scrittore cileno Sepùlveda "Ammiro chi resiste, e dimostra senza grandi gesti che é possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori".

Una resistenza, la nostra, che non é per niente sfiorata da contrasti ideologici, é una minaccia comune.

Siamo dei reclusi, alcuni in larghi spazi, altri in spazi ristretti, ma é una reclusione uguale per tutti. L'unica piazza in cui ci incontriamo é la rete, una novità imprevista, i social ci tengono uniti e vicini.
Quando tutto sarà finito, esulteremo, festeggeremo, dimenticheremo la paura, le sofferenze, faremo la nostra sfilata per le strade, come la fecero i partigiani a Milano. La loro esultazione ebbe il sopravvento sul ricordo delle sofferenze, dei lutti e delle devastazioni morali e materiali, provocate dalla guerra. E noi cosa faremo? Una nostra amica, Anna De Marco , ha scritto " Sono convinta che impegneremo molto meglio il nostro tempo, che faremo tesoro delle opportunità che ci verranno offerte, che saremo consapevoli nello scegliere quello che più ci piace, ma soprattutto quello che ci fa stare bene insieme agli altri e che ci arricchisce".

Il presidente Mattarella ci ha invitato a " fare memoria della Resistenza, della lotta di Liberazione, di quelle pagine decisive della nostra storia, dei coraggiosi che vi parteciparono. Ricordare tutto ciò significa ribadire i valori della libertà della giustizia, della coesione sociale, da cui é nata la Costituzione. L'Italia - ha detto il presidente - ha superato nel dopoguerra ostacoli che sembravano insormontabili. Le energie positive che seppero sprigionarsi in quel momento, portarono alla rinascita. Il popolo italiano riprese in mano il proprio destino. La ricostruzione cambiò il volto del nostro Paese e lo rese moderno, più giusto, conquistando rispetto e considerazione nel contesto internazionale, dotandosi di antidoti contro il rigenerarsi di quei germi di odio e follia. Ricordando le vittime della pandemia, la nostra peculiarità nel saper superare le avversità, deve accompagnarci anche oggi, nella dura prova di una malattia che ha spezzato tante vite".

La ricorrenza del 25 aprile é stata sempre divisiva, si dice. E' chiaro che in ogni guerra, nessun esercito può evitare episodi di brutalità. Il 25 aprile ha sempre diviso gli italiani, a proposito di violenza giusta e violenza ingiusta . Evidentemente ancora oggi l'Italia é troppo incerta sulla sua identità.

Ed ora un breve excursus degli avvenimenti di quel tempo, senza alcuna pretesa di presentare un trattato di Storia.

La guerra stava per finire già nel 1943.

Gli angloamericani nel gennaio '43, decisero di attaccare l'Italia. Il Paese era giunto al limite della propria possibilità di resistenza, era evidente che Mussolini aveva perso il consenso dell'opinione pubblica, e in alcuni ambienti, monarchia, esercito, lo stesso fascismo, c'era la convinzione che l'unica via di salvezza andava cercata in un immediato sganciamento dalla Germania.

Il 10 luglio 13 divisioni angloamericane sbarcarono in Sicilia, mentre le forze aeree americane bombardarono Roma e Frascati.

Sulla scia di questi eventi il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo approvò a maggioranza il ripristino dello Statuto albertino, implicitamente si intendeva la fine del regime di Mussolini. Nel pomeriggio Vitt. Emanuele III obbligò Mussolini alle dimissioni e lo fece arrestare.

Un avvenimento imprevisto, a cui l'Italia rispose con una esplosione di entusiasmo. Sembrava che la fine della dittatura fosse arrivata con inaspettata rapidità.

Gli italiani però furono richiamati alla realtà dal proclama del nuovo capo di governo, Pietro Badoglio, in cui si annunciava che la guerra continuava su tutti i fronti.

Nel frattempo (il 3 settembre) si firmava a Cassibile presso Siracusa, un armistizio con gli angloamericani, per trattare una pace separata e uscir dal conflitto. Decisione resa ufficiale l'8 settembre.

Ma nessuna indicazione su quale atteggiamento da tenere verso il tedesco.

Il risultato immediato di questa iniziativa fu quello di far precipitare l'Italia in un drammatico caos, mentre la notte del 9 settembre Badoglio e il re abbandonarono Roma e si rifugiarono a Brindisi.

Tale condotta creò un vuoto di potere, causò lo sbandamento delle istituzioni e dell'esercito italiano e facilitò ai tedeschi il compito di mantenere il controllo militare sulla parte del paese non occupata dagli alleati.

Moltissimi soldati italiani gettarono la divisa cercando di confondersi con i civili e ritornare a casa, evitando così di essere presi prigionieri dei tedeschi.

Dal canto loro i tedeschi completarono l'occupazione di Roma. Un gruppo di paracadutisti tedeschi liberò Mussolini dal carcere sul Gran Sasso e lo condusse in Germania.

Mussolini, ormai strumento nelle mani di Hitler, si affrettò a dichiarare di voler riprendere la guerra, e proclamò la Repubblica Sociale Italiana, detta di Salò dal nome della cittadina, sul lago di Garda, che diventerà la sede del nuovo Governo.

Iniziava una drammatica fase del conflitto per il nostro paese, privo di una sicura guida politica e invaso da due eserciti.

Molti italiani si trovarono divisi in due campi avversi: da una parte i repubblichini, fedeli al governo di Salò, animati spesso dalla sincera volontà di mantenere l'onore dell'Italia, vicini ai tedeschi e difensori del fascismo; dall'altra parte c'erano i partigiani, gruppi spontanei di combattenti armati, formati da antifascisti, soldati sbandati e civili ostili al nazifascismo, impegnati a far uscire l'Italia dall'alleanza con la Germania.

Organizzati in piccoli gruppi, con basi nelle zone collinari e sulle montagne, collegati, ovviamente, ai partiti democratici e antifascisti, riorganizzatisi nei 45 gg. (25 luglio - 8 settembre). Questi gruppi di partigiani avevano dato vita ad un Comitato di Liberazione nazionale, con lo scopo di condurre la guerra di liberazione con gli angloamericani e alla fine, rifondare lo Stato su basi democratiche.

Sappiamo che Badoglio dichiarò guerra alla Germania, che l'esercito alleato, dalla Sicilia risaliva verso il nord e che Napoli, dopo 4 giorni di lotta, costringeva le truppe tedesche a abbandonare la città, il 1 ottobre 1943.

Così Napoli fu la prima città europea a insorgere contro i tedeschi.

Mentre procedeva l'avanzata degli alleati e i grandi della terra Roosvelt, Churcill e Stalin decidevano le sorti della Germania, il teatro d'azione della Resistenza italiana si localizzò nell'Italia Centro settentrionale al di là della linea gotica, cioè la linea difensiva preparata dai tedeschi fra il Tirreno e l'Adriatico, essa partiva dalla provincia di Massa Carrara e raggiungeva Pesaro, correndo sui crinali delle Alpi Apuane e dell' Appennino tosco-emiliano.

Nelle regioni settentrionali, oltre alla fame, al freddo e ai continui bombardamenti, la popolazione civile dovette patire prepotenze e violenze di ogni genere.

Inizialmente la Resistenza si limitò ad attività di spionaggio e sabotaggio, ma di fronte alla violenza nazista, si rafforzò la coscienza di combattere per la salvezza della civiltà e non solo per gli interessi nazionali.

Questo dava alla popolazione, una grande energia morale e una singolare fermezza di propositi. In 22 mesi nel centro-nord si svolse una conflitto senza esclusione di colpi, caratterizzato da una barbarie che non aveva visto eguali nella storia italiana.

I combattenti della Resistenza si prodigavano in una lotta senza quartiere per liberare il territorio nazionale dalle truppe nazifasciste e per intralciare lo sviluppo delle loro operazioni belliche.

La risposta dei nazisti, alle azioni dei partigiani, fu estremamente dura, si ricorreva a rappresaglie (cioè si compivano atti di violenza contro i civili come vendetta per i danni subiti dai propri militari) e si ricorreva a rastrellamenti di civili; venivano prelevati ostaggi, distrutti interi paesi, ordinate esecuzioni di massa di innocenti.

Tra i casi più tristemente noti ci sono quelli delle Fosse Ardeatine, presso Roma, dove il 23-24 marzo 1944, 335 persone furono fucilate, come rappresaglia, in seguito alla morte di 32 militari tedeschi, avvenuta nel corso di un attentato partigiano di via Rasella.

L'esecuzione avvenne alle Fosse Ardeatine, dove si trovavano delle cave, ed era perciò il luogo ideale per occultare i cadaveri.

Un'altra strage di innocenti fu quella avvenuta a Marzabotto, un paese dell' Appennino bolognese, i cui abitanti offrivano aiuto alla brigata partigiana "Stella Rossa".

Il 29 settembre 1944 una colonna di SS fece irruzione in paese, uccidendo barbaramente 1836 persone, sopratutto donne, vecchi, bambini.

Intanto nella primavera 1945 la guerra volgeva al termine.

Gli angloamericani passarono il Reno e marciarono verso il cuore della Germania, dopo aver sottoposto le città tedesche a tremendi bombardamenti, e a loro volta i sovietici dopo aver liberato la Polonia, occuparono la Prussia orientale e superarono l'Oder.

Il 25 aprile le avanguardie americane e sovietiche si incontrarono sul fiume Elba e così la guerra antinazista si chiuse.

Contemporaneamente in Italia gli angloamericani superarono la linea gotica ed entrarono nella pianura padana.

Fu questo il momento scelto per l'insurrezione generale.

Nelle maggiori città del Nord, prima dell'arrivo degli alleati, i partigiani liberarono Torino, Genova e Milano, insediando governi locali, espressi dai vari Comitati di Liberazione nazionale.

Era il 25 aprile.

La fine della Resistenza, e finalmente la Liberazione.

sabato 25 aprile 2020

Omaggio a Luis Sepulveda - 21.04.2020

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RELATRICE SILVIA LADDOMADA

Dedichiamo questo incontro culturale a un grande e noto scrittore, nonchè attivista politico, Luis Sepulveda, che all'età di 70 anni é stato, purtroppo, travolto dalla pandemia; il coronavirus non lo ha risparmiato.

E' venuto a mancare giovedi 16 aprile, a Oviedo, vicino Gijion, nelle Asturie, regione della Spagna nord-occidentale. Qui egli viveva, con la moglie Carmen Yanez, poetessa cilena e grande amore di una vita. Era nato in Cile, nell'America meridionale, il 4 ottobre 1949, era cresciuto in un quartiere proletario a Santiago. Aveva trascorso l'infanzia col nonno, un anarchico andaluso fuggito poi in Sud - America. Iscrittosi al partito socialista durante la presidenza di Salvator Allende, era entrato a far parte della guardia personale. Dopo il colpo di stato, che portò alla dittatura di Pinochet, nel 1973 Sepulveda venne arrestato due volte e torturato per 7 mesi, rinchiuso in uno spazio dove non poteva nemmeno alzarsi in piedi. Anche la moglie era stata detenuta in un atroce centro di tortura cilena. Lasciò il Cile nel 1977, grazie alle pressioni di Amnesty International che ne ottenne la scarcerazione in cambio dell'esilio. Da esule visse in Brasile, Paraguay e Nicaragua dove fece parte delle Brigate internazionali del rivoluzionario Simon Bolivar. Nel 1978 si era trasferito in Europa, prima ad Amburgo (Germania) e dal 1996 a Gijon, dove si era stabilito, nonostante nel 2017 avesse riottenuto la cittadinanza cilena. Era un grande combattente, ma anche un grande affabulatore e uno scrittore popolarissimo e famoso in tutto il mondo. Autore di poesie, romanzi, racconti, aveva ricevuto diversi premi: premio Heminguway per la letteratura, Premio Chiara alla carriera, Laurea honoris causa in Lettere dall'Università di Urbino. 

Era spesso ospite di festival letterari italiani. Numerosi i suoi interventi al Salone del Libro di Torino. Da 2005 era cittadino onorario di Pietrasanta in Versilia, dove tornava per incontrare i ragazzi, pubblico che amava, e al quale ha lasciato uno dei suoi ultimi messaggi esistenziali.: "Ricorda che vola solo chi osa farlo". I giorni della lotta, quelli dell'esilio, la vita da rivoluzionario, le cicatrici lasciate dalla dittatura, le miserie del "secolo breve", la lunga separazione dalla donna amata, sono alcuni temi che hanno perseguitato la memoria di Sepulveda fino alla fine. "Non importa dove stiamo. L'ombra di ciò che abbiamo fatto e siamo stati ci perseguita con la tenacia di una maledizione". Oltre all'impegno politico, che ha accompagnato sopratutto la sua vita di uomo e poi di scrittore, Sepulveda aveva curiosità e sguardo aperto sul mondo, credeva in molti altri valori: invitava al rispetto per i diritti dell'uomo, per i diritti del diverso, per la natura, per gli animali, per l'ambiente. Auspicava un futuro sostenibile per il pianeta. Conquistò la scena letteraria con il suo primo romanzo "Il Vecchio che leggeva romanzi d'amore", apparso nel 1989. Protagonista é un uomo solo, che vive ai margini della foresta amazzonica, degradata e colonizzata, e che legge e rilegge alcuni romanzi d'amore, nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Nel libro c'é parte della vita di Sepulveda, il quale trascorse sette mesi con gli Indios Shuar nella foresta, dove si trovava per studiare l'impatto della civiltà sulla popolazione indigena per conto dell'Unesco, dopo l'espulsione dal Cile. Nelle sue opere Sepulveda ha raccontato storie ricche di magia e di insegnamenti, la magia sudamericana combinata con il realismo europeo. Storie essenziali, profonde in cui, egli diceva, "davo voce a chi non ha voce". Vorrei condividere con voi alcune considerazioni sulla felicità, espresse in una conversazione con il giornalista Petrini, al Salone del libro di Torino qualche anno fa.

Aveva chiesto il giornalista: La felicità é ancora di questo mondo?


In un'epoca frettolosa, dove é finito il tempo per la vita, per le persone, per la condivisione?

A questo interrogativo, Sepulveda rispose: "Tutto quello che si fa per un mondo migliore ha un punto di partenza, e questo punto di partenza é ... conquistare il diritto a un'esistenza piena. Ciascuno ha diritto a uno stato di benessere e di piacere, a cui si arriva attraverso piccole soddisfazioni, e che può essere perseguito attraverso scelte pubbliche.
Una felicità solo personale corre sempre il rischio che sia messa in pericolo. Se si va per strada e si vede qualcuno che rovista nella spazzatura alla ricerca di cibo, ecco che quella felicità si interrompe. Non posso stare più bene. Non esiste felicità senza empatia. E questo vale fino dagli albori della storia. Quando ci sono stati almeno due uomini di Neanderthal, hanno cominciato a comunicare per scoprire cosa potevano fare insieme. E già questo primo passo altro non é che una tensione verso la felicità, che nel loro caso era sopravvivere nelle condizioni date. La felicità non é uno stato empirico, ma una particolare ricerca quotidiana. Sono felice quando sento che sono un uomo giusto, ho fatto una cosa giusta. In questo senso la felicità personale coincide con quella della comunità. Non é possibile una felicità senza paragone; se la mia felicità non si riflette nell'altro non é felicità. La felicità inoltre non dipende dall'accumulo dei beni, ma é un piacere che parte dalle piccole cose". Difficile esaminare in questa sede l'enorme produzione dello scrittore cileno, ho pensato di soffermarmi su alcune favole, che lo hanno consacrato come scrittore per la generazione dei giovani.

Favole che tanto hanno da insegnare anche agli adulti.


Nel 1996 il titolo che gli ha dato davvero la fama globale é "Storia di una Gabbianella e del gatto che le insegnò a volare", da cui nacque il film d'animazione con la regia di Enzo d'Alò. Sulla scia di questo titolo, Sepulveda incominciò a produrre, negli anni Duemila, nuove favole: "Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico", "Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza", "Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" e ultima "Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa", scritta con la moglie, nel 2018. Sono storie di amicizia, lealtà, di attenzione alle differenza, storie d'amore, di rispetto per la natura, capaci di divertire e commuovere più generazioni, perchè questa è la magia dello scrittore cileno. I protagonisti delle favole sono gli animali e questo, dice Sepulveda, come succedeva con le favole antiche di Esopo ad esempio, permette di vedere dall'alto il comportamento umano, per comprenderlo meglio, per raccontare come siamo o come riusciamo a diventare. Dare voce agli animali gli permette di parlare di quotidianità con occhio diverso e di rappresentare in modo essenziale dinamiche emotive e sociali che forse tra gli uomini si complicano senza ragione. Mi soffermo sulla favola della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Una gabbiana Vengah, capitata in una macchia di petrolio nelle acque del mare, atterra in fin di vita sul balcone del gatto Zorba, al quale affida l'uovo che sta per deporre e riesce a farsi promettere di averne cura e di insegnare a volare al piccolo che nascerà. Zorba riuscirà a far volare la gabbianella, servendosi dell'aiuto di un umano. Tra i tanti presenti nella casa, Zorba sceglie il poeta " Era un umano strano, che a volte rideva dopo aver letto quello che aveva scritto, e a volte appallottolava i fogli senza nemmeno guardarli." Perchè proprio lui? gli chiese un altro gatto. "Non lo so . Quell'umano mi ispira fiducia. L'ho sentito leggere quello che scrive. Sono belle parole, che rallegrano o rattristano, ma non mancano mai di provocare piacere e desiderio di continuare ad ascoltare". "E cosa ti fa pensare che quell'umano conosca il volo?". "Forse non sa volare con ali di uccello, ma ad ascoltarlo ho sempre pensato che voli con le parole".Un racconto poetico sul potere dell'amicizia e della solidarietà, sull'importanza del coraggio, con un grande monito che compare alla fine del racconto "vola solo chi osa farlo".

Consideriamo un'altra favola, che mi sembra contenere una morale molto adatta per questo tempo di quarantena, che stiamo vivendo tutti.

"Storia di una lumaca che scoprì l'importanza della lentezza" 


Ad una lumaca senza nome, malata di anticonformismo, non basta più il prato in cui vive da sempre con le altre lumache, abituate a condurre con rassegnazione, una vita lenta e silenziosa, sicurissime di trovarsi nel posto migliore del mondo. Non avendo mai viaggiato non potevano fare confronti, ma non importava, perchè bastava quel prato in cui crescevano le piante di dente di leone, molto gustosi. Chiamavano quel prato Paese del dente di leone e amavano ripararsi dagli assalti di animali più veloci, sotto una frondosa pianta di un calicanto. Ma una di loro voleva avere un nome ed era curiosa di scoprire le ragioni della lentezza. Lo chiede ad un gufo, che apriva gli occhi di sera, per vedere quello che c'é e li chiudeva di giorno per vedere tutto quello che c'era stato. il gufo dice che è lenta, "perchè ha sulle spalle un gran peso". Ma del guscio non si era mai lamentata nessuna lumaca! E il gufo aggiunse "tutto ciò che hai visto, tutto ciò che hai provato, amaro e dolce, pioggia e sole, freddo e notte, è dentro di te, e pesa". La lumaca ritorna sotto il calicanto e osserva le compagne impegnate in quello che chiamavano "abitudine": mangiare in gruppo i denti di leone. Mangiare in gruppo era qualcosa di fantastico, che avevano imparato osservando le formiche. Ma la lumaca voleva conoscere i motivi della lentezza e avere un nome. le compagner erano infastidite, volevano cacciarla: Così decise di andarsene da sola e di non fare ritorno finchè non avesse avuto un nome e una risposta. Nel buio della notte si rifugia su una piccola altura e scopre al mattino che è il guscio di una tartaruga. Due animali lenti si sono incontrati per caso. Insieme attraversano lentamente il prato e la tartaruga, sentendo quali erano le richieste della lumaca, dice che quando un umano fa domande scomode, lo chiamano ribelle. La lumaca è contenta, ha un nome, si chiamerà Ribelle. Giunte al limite della radura, vedono degli umani che stanno per asfaltare il prato, il loro prato. La lumaca ha paura, ma la saggia tartaruga che si chiama Memoria, l'ammonisce, "un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla". La lumaca vorrebbe avvertire le compagne del pericolo che incombe, e la tartaruga osserva che se lei fosse stata veloce e distratta, forse non si sarebbero incontrate e non avrebbero scoperto il pericolo. Quindi, dice la lumaca "La mia lentezza é servita per incontrarti, per farmi dare un nome da te, per farmi mostrare il pericolo e ora so che devo avvertire le mie compagne". "E' questa determinazione a fare di te una ribelle", risponde la tartaruga. Così la lumaca ritorna nel paese dei denti di leone. Nel suo percorso avverte del pericolo le formiche, i bruchi, le lucertole, i grilli, insomma tutti gli animali del prato. E tutti la ringraziano, dicendo che "se tu fossi veloce, rapida, non ci avresti visto, e non ci avresti allertato". Così la lumaca comincia a conoscere i motivi della sua lentezza. Dopo un esausto cammino ritorna dalle sue compagne, che non accettano la proposta di andare via. La lumaca le fa salire lentamente su un ramo di calicanto , impiegando il tempo senza misura degli esseri lenti, e così anche loro vedono gli umani che stendono il manto nero sul prato. Allora lentamente, ma molto lentamente, decidono di abbandonare il calicanto, per andare alla ricerca di un nuovo paese dei denti di leone. "Non sono sicura di trovare il uovo paese- dice Ribelle- non so dov'é, né se lo troveremo, nè so se incontreremo altri pericoli. Ma so che il nuovo paese é davanti a noi e non alle nostre spalle". Si ricordò di Memoria, la tartaruga che le aveva detto che un vero ribelle conosce la paura ma sa vincerla e allora incoraggia le compagne a superare quella cappa nera, dal fetore insopportabile, che gli umani chiamano strada, e raggiungono il bosco. 

Lo attraversano, alla ricerca di una radura di piante selvatiche. Ribelle si accorge che lasciano una scia di bava, una traccia di dolore, pensa, ma poi la vede brillare nella rugiada, e pensa che sia una traccia di speranza. Chiama le sue compagne e le invita a guardarla, per non dimenticarla più. Trascorre il tempo senza misura degli esseri lenti e... quando si svegliano dal letargo, si accorgono che lungo la scia di bava lasciata, sono cresciute appetitose foglie di denti di leone. Erano nel nuovo Paese? "No, - dice Ribelle - In questo viaggio, iniziato quando volevo avere un nome, ho imparato tante cose. Ho imparato l'importanza della lentezza e adesso ho imparato che il Paese del dente di leone, a forza di desiderarlo, era dentro di noi".
Il valore della lentezza, quello che stiamo riscoprendo in questi giorni. Nella società della tecnologia, pensiamo che la vita più é rapida, più é felice, più é intensa. Invece bisogna concedersi dei momenti di pausa, guardare i piccoli dettagli, le sfumature del cielo, lo sguardo dei nostri simili, i loro sorrisi, ascoltare le loro sofferenze, le loro gioie. Soffermarsi sulle emozioni e i sentimenti presenti nel vorticoso e frenetico scorrere di un giorno sull'altro. Non dobbiamo farci schiacciare dalla velocità, non dobbiamo accontentarci di quello che si vede, non dobbiamo assecondare le abitudini, perché esse ammazzano la curiosità. Volare alto, superare con coraggio i pregiudizi, le difficoltà, gli ostacoli che impediscono la realizzazione dei nostri sogni. La lentezza ci aiuta a pensare, a riflettere, a non dimenticare chi siamo, ci insegna ad amare l'umanità: un altro mondo é possibile, - ci dice lo scrittore cileno - se la solidarietà, il rispetto, la fratellanza resteranno vivi tra gli esseri umani. "Solo sognando e restando fedeli ai sogni, riusciremo a essere migliori, e se noi saremo migliori, sarà migliore il mondo?"

Questo l'interrogativo di Sepulveda.

giovedì 23 aprile 2020

IO RESTO A CASA - Conversazione con ... Martedì 14 aprile 2020

Print Friendly and PDF  SINTESI DI Silvia LADDOMADA


Michelangelo Serio
 



















Buona sera e benvenuti al nostro settimanale incontro.
 
Spero che tutti abbiate trascorso una serena giornata di Pasqua e una spensierata giornata di Pasquetta.
Sono state giornate particolari, che ognuno conserverà nel proprio cuore, giornate cariche di tristezza, certamente, ma anche di speranza, quella speranza e quella certezza che il sole ritornerà a splendere, dopo una notte buia.
Dobbiamo resistere ancora, con prudenza, giudizio e senza furbizia.
C'è un video che circola sui social, vorrei condividerlo con voi. Trascrivo le parole.

Andrà tutto bene
Rilassati, respira, ascoltati,
guarda il cielo, pensa a chi ami,
e ora non esitare, diglielo,
perchè l'amore è l'unica cosa che conta, non dimenticarlo mai.
E non farti ingannare,
il denaro, il successo, il potere, sono solo illusioni.
Risvegliati, liberati, impara a dire di no:
no alla violenza, non all'ignoranza, no all'indifferenza,
no all'ipocrisia, no alla mediocrità,
no a chi distrugge il pianeta.
No alla cultura della morte, no alla competizione sfrenata,
no a chi nega che esista la Verità.
E non aver paura , amico mio,
torneremo ad abbracciarci, ci stringeremo più forte,
ci daremo i baci più belli, saremo finalmente liberi.
Perchè avremo scoperto cosa conta davvero,
e magari anche compreso che lassù Qualcuno ci ama.

 
Nulla dovrà essere come prima, fuorchè l'amore.

Dobbiamo vivere questo momento con grande senso di responsabilità.
Posso dire che la comunità di Crispiano sta mostrando un comportamento virtuoso, che denota un alto senso civico e il desiderio di dare buono esempio, per consentire a tutti di abbreviare questo tempo. A livello istituzionale e non, ognuno deve fare il suo dovere, con gesti piccoli ma di grande significato, soprattutto rimanendo a casa e limitando le proprie uscite allo stretto indispensabile. Le forze dell'Ordine, a livello nazionale, hanno adottato delle misure a supporto delle disposizioni ministeriali, diffuse in tutta l'Italia. I cittadini devono sentirsi responsabili e devono condividerle, altrimenti scatteranno delle sanzioni per chi le viola. E' stata data l'opportunità di motivare, di giustificare la propria uscita, attraverso un'autocertificazione, che ciascuno deve compilare e portare con sé. Sono state fatte delle ironie su queste autocertificazioni, perché in poche settimane sono uscite più versioni. Chi ha compilato questa modulistica non ha bisogno di difesa. Il prefetto Gabrielli, capo della Polizia di stato ha ribadito che le rinnovate stesure hanno avuto un obiettivo: limitare il più possibile lo spostamento delle persone fisiche, prevedere controlli rigorosi per i furbetti e comprendere le situazioni in cui l'uscita è necessaria: Il riferimento va a quei lavoratori che in questo periodo devono continuare a sostenere l'attività di quelle aziende, per le quali la pausa lavorativa avrebbe delle negative ricadute economiche per tutti.

Pertanto, chi si reca sul posto di lavoro, é autorizzato, sia per allontanarsi dalla propria abitazione, sia per rientrare. Autorizzazione valida sia nello spostamento nel proprio Comune sia nei Comuni vicini, anche col proprio mezzo. Occorre essere corretti e collaborare con le forze dell'Ordine, altrimenti, in base all'art. 495 del codice penale, scatteranno pesanti sanzioni per dichiarazioni mendaci rese a pubblico ufficiale.
Un'altra ipotesi é: uscire per motivi di salute.
Muniti di autocertificazione, ci si può recare in uno studio medico, in una struttura sanitaria, per una visita specialistica. Occorre precisare il motivo e il luogo della struttura, un eventuale controllo delle forze dell'Ordine può avvenire contestualmente alla visita medica. Il tutto rientra nella necessità di scoraggiare le scuse di comodo. E' legittimo uscire per assistere un congiunto in stato di necessità o perchè disabile, purchè il percorso sia fatto nelle vie interessate.
Sanzioni pesanti sono previste, ovviamente, per chi, in quarantena, va in giro per strada, mettendo a rischio la sua vita e quella degli altri.
Il pedone può essere sanzionato se non giustifica la sua uscita con motivazioni credibili, la sanzione va da 400 euro a 280, se paga in 30 giorni.

Chi gira in auto senza motivo, rischia una sanzione che va da 530 euro a 373 se paga entro 30 giorni. In questo periodo non si può ricorrere al giudice di pace, ma si può rivolgere al Prefetto uno scritto difensivo. Ovviamente la procedura si allunga.
E' importante, per tutti, munirsi anche di mascherina, guanti di lattice e rispettare i due metri di distanza dagli altri.
Casi particolari: no a visite di cortesia, sostituibili con una telefonata.
No a trascorrere qualche tempo in seconde case.
Se si é separati, si rispettano le sentenze del giudice, si possono prelevare i figli, osservando le norme prescritte.
No ad andare in due a fare la spesa e in auto i coniugi devono sedersi su sedili distanziati.
Qualora non si potessero avere i moduli di autocertificazione dai vigili, si possono stampare anticipatamente le fotocopie.
Ancora una volta mi congratulo con i cittadini di Crispiano che osservano e rispettano le norme nazionali che l'Amministrazione locale comunica attraverso vari canali. Lo dimostra la limitazione del traffico veicolare e la disciplinata fruizione degli esercizi commerciali per gli acquisti.
Non dimenticare che il miglior antidoto alla diffusione del virus é: rimanere a casa.

mercoledì 8 aprile 2020

QUEL RAMO BENEDETTO di Silvia Laddomada

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Il giorno delle Palme, che ricorre la domenica precedente il giorno di Pasqua, é il giorno in cui grandi e piccoli si recano in Chiesa, portando stretto nella mano un mazzo di ramoscelli di ulivo o un ramo più lungo, ricco di ramoscelli.
La Chiesa cattolica ricorda, tra lo scampanio festoso che si spande nell'aria, l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, sul dorso di un asino, che sfila per le strade della città tra due ali di folla che agitano ramoscelli di ulivo e foglie di palma.















Cantando, come allora la folla, "Osanna al figlio di Davide, Osanna al Redentor", il sacerdote benedice i rami d'ulivo e ciascuno scambia con amici e parenti un ramo benedetto, in segno di pace e di ardente spiritualità.
Quest'anno questo rito ci é mancato. E forse, restando a casa, abbiamo avuto modo di ricordare questa festività, nel suo significato più autentico e più familiare.
Un ramo benedetto, che per tradizione appoggiamo vicino al chiodo di un quadro religioso in casa, o al capo del letto, vicino al crocifisso, un altro ramo lo portiamo al cimitero, depositandolo tra i fiori nel vaso appoggiato alla lapide dei nostri cari. Un tempo si portava ai nonni e si baciava loro la mano, quando si donava il ramo. In cambio, sapevamo, il nonno ci donava 50, 100 lire.

Poi siamo soliti portare un ramo sul terrazzo di casa, un altro in campagna, nei propri terreni.
E se ancora é rimasto qualche scheletrico stelo del ramo dello scorso anno, ci hanno insegnato che si bacia e si getta nel fuoco.
Tutto questo quest'anno ci é mancato.
Ora é cominciata la Settimana Santa.
Don Primo Mazzolari ha detto che la settimana Santa comincia con l'ulivo e finisce con il legno.
Vorrei oggi condividere con voi, alcune considerazioni sul valore simbolico di questa umile e preziosa pianta.
L'ulivo affonda le sue radici nella storia dell'umanità e si intreccia con i racconti popolari, la mitologia e la religione.
E' uno degli alberi più antichi del mondo, ha una crescita lenta, continua, é un albero longevo, può vivere secoli, ma ci sono anche esemplari millenari.
E' la pianta dai molti simboli, é la pianta che al meglio riunisce le civiltà mediterranee che per millenni sono state le culture dominanti del pianeta.
Ha un'origine sacra, e il suo prodotto, l'olio, riveste un ruolo importante nei riti sacri di tutte le religioni (ebraica, egizia, greca, romana).
I colori delle sue foglie, verde e argento, rappresentano il sole e l'oscurità, la sacra unione tra cielo e terra.
L'ulivo é un atto di benevolenza divina nei confronti dell'umanità.

In Egitto é la dea della Luna, Iside, a insegnare all'uomo la coltivazione dell'albero sacro.
In genere, tutti i popoli orientali consideravano la pianta dell'ulivo, una pianta sacra.
Per gli Ebrei l'ulivo era simbolo di giustizia, di sapienza, di fecondità, di benessere.
Nel Vecchio Testamento la prima citazione dell'ulivo appare alla fine del racconto del diluvio universale, quando una colomba portò a Noè un ramoscello d'ulivo, per confermare che la Terra e il cielo si erano riconciliati.
Il ramoscello d'ulivo quindi, come simbolo della rigenerazione, perché dopo la distruzione causata dal diluvio, la terra ritornava a fiorire.
Ma era anche simbolo della pace, perchè attestava la fine del castigo di Dio e la riconciliazione con gli uomini.
L'Ulivo era uno dei sette prodotti, simbolo di ricchezza, della Terra Promessa.
"Il Signore Dio sta per farti entrare in un paese fertile, paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi, un paese di ulivi, di olio e di miele".
L'Ulivo é un bene che va condiviso con i poveri.

"Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornare indietro a ripassare i rami, saranno per il forestiero per l'orfano, per la vedova" (Deuteronomio 24,20).
Il profeta Geremia presentava l'ulivo come simbolo dell'identità d'Israele: "Ulivo verde, maestoso, era il nome che il Signore ti aveva imposto".
I Salmi presentano i credenti come "ulivo verdeggiante" e i figli dei credenti sono "virgulti d'ulivo".
Quando un individuo doveva svolgere un servizio divino, si parlava dell'Unto del Signore Dio, con riferimento all'ulivo.
In una delle feste ebraiche, chiamata festa delle capanne, si ricorda la vita del popolo di Israele nel deserto, durante il viaggio verso la Terra Promessa. Essi costruivano capanne per ripararsi, con rami d'ulivo e di alberi frondosi.
Nel Nuovo Testamento sono tante le occasioni in cui si fa riferimento all'ulivo e al suo frutto, l'olio. Maria, Giuseppe e Gesù si nascosero in un tronco d'ulivo, per sfuggire alla strage di Erode, prima di fuggire in Egitto.
Ai tempi di Gesù, l'olio veniva usato non solo nell'alimentazione, ma anche come unguento per le cure del corpo, per alimentare le lampade per l'illuminazione, come medicina per le ferite.
Nella parabola del buon samaritano, lo sfortunato viaggiatore viene medicato con olio e vino.
Gesù trascorse le ultime ore, prima della Passione, sul monte degli ulivi, in prossimità di un luogo, in cui c'era un frantoio dell'olio, il Getsemani.
La Chiesa usa l'olio santo, benedetto la notte di Pasqua, nella somministrazione di alcuni sacramenti, quali il Battesimo, la Cresima, l'Estrema Unzione, l'Ordine Sacro.

E passiamo alla civiltà greca.
Secondo la mitologia, l'ulivo nato sulla tomba di Adamo, il primo uomo della storia, fu prelevato da Ercole, che si era recato oltre i confini del mondo, nel Paradiso terrestre, per raccogliere la pianta e portarla nel bosco consacrato a Zeus.
Fu la dea Atena a donarlo agli uomini, trasformando e addomesticando l'arbusto originale selvatico, l'olivastro, in una pianta fruibile per la bontà del suo frutto, l'olio.
E a proposito di Atena, ricordiamo un altro importante racconto mitologico.
Il Fato aveva predetto che l'Attica sarebbe diventata la regione più forte, ricca e importante di tutta la Grecia.
Così gli dei decisero di insediarsi nella città, dove ognuno di loro avrebbe avuto il suo culto personale.
Poseidone, dio del mare, per primo si recò in Attica, vibrò un colpo di tridente in mezzo all'Acropoli e fece apparire una fonte d'acqua salata.
Dopo di lui venne Atena, dea della guerra, che percosse il suolo col suo giavellotto e dal terreno emerse un albero d'ulivo. Scoppiò una contesa, nessuno dei due voleva cedere la città all'altro.
Zeus, che era riuscito a riconciliarli, decretò che la scelta del dio protettore spettasse a un tribunale, composto da tutte le divinità dell'Olimpo.
Poseidone e Atena si presentarono dunque davanti al Tribunale divino. Zeus non espresse parere, ma mentre tutti gli dei maschi appoggiavano Poseidone, le dee si schierarono dalla parte di Atena.
Così per un voto di maggioranza, Atena ottenne di governare sull'Attica, poichè aveva fatto a quella terra il dono migliore: la pace.
Poseidone, furibondo, inviò un'inondazione che ricoprì la pianura.
Secondo un'altra versione, Poseidone avrebbe offerto in dono non una fonte d'acqua salata, ma colpendo con il suo tridente la terra, avrebbe fatto saltare fuori una creatura mai vista prima, il cavallo, che popolò tutta la terra e diede un grande aiuto alla vita dell'uomo.
Ma di fronte al cavallo, simbolo di guerra e di potenza, gli dei preferirono il dono dell'ulivo, simbolo di pace.
E così Atena, la dea guerriera, ma anche dea della ragione, delle arti, della letteratura, della filosofia, del commercio, divenne la protettrice della città.
E tra le opere letterarie greche, ricordiamo l'Odissea, Omero cita l'olio, allorchè Ulisse, di ritorno a Itaca, sbarcato nell'isola dei Feaci, viene accolto dalla principessa Nausica, che gli offre il morbido olio per rigenerare il corpo, dopo il bagno nell'onda fluente del fiume.
Sempre a proposito di Ulisse, ricordiamo il letto nuziale, costruito per sè e per Penelope.
Un letto scavato nel tronco di una possente pianta d'ulivo, simbolo di unione salda e duratura.
Ricordiamo ancora che presso i Greci le corone per gli atleti, vincitori alle Olimpiadi, erano un intreccio di rami d'ulivo.
A questo proposito vorrei ricordare il nostro gemellaggio con Nea Halkidona, in provincia di Atene. Quando il sindaco Nicola Papamicrulis venne con i giovani ateniesi a Crispiano, portò,in segno di pace e di amicizia , una pianta di Ulivo, che fu interrata nella nostra villa Falcone, a ricordo secolare di questo gemellaggio.
E infine, citando i Romani, secondo la tradizione, Romolo e Remo nacquero sotto un albero d'ulivo; e nell'età antica, l'ulivo era il simbolo della dea romana della pace, detta Pax.
I soldati romani, nei cortei trionfali portavano corone con rami di ulivi, in onore di Minerva, dea della guerra (equivalente di Atena greca).
Ed era tradizione incoronare con l'ulivo anche le teste di uomini illustri.
Nel corso della storia, l'ulivo ha sempre ispirato riti, tradizioni, scrittori e poeti.
Concludo con la lettura della sesta strofa dell'Inno all'Ulivo di Giovanni Pascoli (dai Canti di Castelvecchio:
Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo,
      nel tempo che tace!

ma nutri il lumino soletto
che, dopo, ci brilli sul letto
      dell’ultima pace!

Abbiamo detto la Settimana Santa comincia con l'Ulivo e termina con il legno.
Secondo una tradizione, l'asse orizzontale della Croce di Cristo, portata sulla spalle, era legno di Ulivo.

lunedì 6 aprile 2020

DANTEDI'- Giornata dedicata a Dante Alighieri

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RELAZIONE DELLA PROF.SSA SILVIA LADDOMADA

Il 25 marzo si é celebrato, per la prima volta, il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri, istituita dal ministero della pubblica istruzione e dal ministero dei beni e attività culturali. D'ora in poi sarà giornata nazionale annuale, e forse internazionale. Tanti all'estero sono affascinati da Dante.

Dante, simbolo della cultura e della lingua italiana.

Non ci sono stati i solenni festeggiamenti previsti, le iniziative programmate, perchè siamo tutti impegnati a proteggerci da questo virus invisibile e ostile.

Il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ha invitato tutti a recuperare dagli scaffali della propria libreria la Divina Commedia, e a leggerne un brano.


Fin dalle scuole medie abbiamo letto qualche canto, ricordiamo qualche verso, perché la Divina Commedia, come i Promessi Sposi, sono i libri che tutti gli studenti leggono, sono i classici per eccellenza della nostra letteratura. In questo momento cosi difficile, così complesso, il mondo della cultura ci ha invitato a ricordare insieme, a condividere, tutti uniti, attraverso il filo conduttore della poesia, i versi del poeta immortale.

E' stato un modo per unire il Paese, perché Dante é l'idea stessa di Italia.

Un'esperienza, simile a quella provata quando tutti insieme, ad una certa ora del giorno, abbiamo cantato, applaudendo e sventolando bandiere dicendo in coro: "Andrà tutto bene".
Festeggeremo il prossimo anno i 700 anni dalla morte del poeta ( Nato nel 1265 a Firenze,Dante morì a Ravenna il 14 settembre 1321), a 56 anni, di febbre malarica. Tornava da Venezia, dove aveva condotto una difficile ambasceria per conto di Guido da Polenta, il signore di Ravenna, che ospitò l'esule Dante con i suoi figli, nella sua dimora. Il nome di Dante é legato sopratutto alla Divina Commedia, ma notevole é stato il suo contributo nell'elaborazione della concezione stilnovistica dell'amore.

L'amore gentile, l'amore che esige nobiltà d'animo, l'amore che attraverso la donna angelo, conduce l'uomo a Dio.

E poi ricordiamo la sua proposta di una lingua volgare comune a tutti, che potesse assumere il ruolo di lingua letteraria, in sostituzione della lingua latina.

In politica Dante ha condannato il potere temporale della Chiesa, ha auspicato che il papa fosse solo guida spirituale dell'umanità.

Ce l'aveva con il papa Bonifacio VIII, lo collocherà nell'Inferno nell'ottavo cerchio colpevole di simonia (compravendita di cose sacre, avidità di onori e ricchezze terrene). Quel Bonifacio VIII, che favorì la presa del potere dei Guelfi Neri a Firenze, causando l'esilio del poeta.

Dante é anche autore di un trattato enciclopedico, di contenuto filosofico e teologico, con l'intento di offrire a tutti, anche ai meno dotti, la possibilità di partecipare a un Convivio, a un banchetto di sapienza, che appagasse la fame di conoscere degli uomini, che appagasse la loro voglia di ampliare gli orizzonti della mente.

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza".

Questo dice Ulisse che Dante colloca nell'Inferno, tra i consiglieri fraudolenti, ingannatori (con riferimento al cavallo di Troia, inganno architettato da Ulisse contro i troiani).

Perchè il 25 marzo?

Perchè Dante il 25 marzo 1300, 1° anno santo della storia, (istituito da Bonifacio VIII), nella settimana santa di Pasqua, racconta di aver intrapreso il viaggio nell'aldilà. Il viaggio comincia di notte, ma non in una notte qualsiasi, ma la notte del 25 marzo, tra giovedì e venerdì santo.
Il poema di Dante é oggi di un'attualità sconvolgente. E' una vera opera letteraria, di quelle che sono utili a tutti, perché ci insegnano a guardare in maniera diversa le circostanze che abbiamo davanti. Il viaggio immaginario nell'aldilà é la storia del cammino personale di un uomo che riuscirà, con la ragione, a capire, e con la fede a ritrovarsi. Virgilio e Beatrice, le sue guide, la ragione e la fede. All'inizio del poema Dante dice: " nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita..." Dante si é smarrito, vive in uno stato d'animo simile alla morte. Nel 1300 ricopriva una delle più alte cariche pubbliche del comune di Firenze, era Priore. Nel 1301 viene cacciato da Firenze, condannato in contumacia, deve elemosinare per tutta l'Italia l'ospitalità. Ha perso la patria, la famiglia, il prestigio sociale e politico, la celebrità poetica. Si sente perso, lui, che mirava al successo, che era ambizioso, che si sentiva al centro dell'attenzione. E' crollato tutto, si sente una nullità. L'esilio, arrivato all'improvviso, ha cambiato la sua vita, ha rivoluzionato la sua esistenza, ha sbiadito il colore delle cose che prima erano importanti. Tutto sembra inutile.

L'esilio, come un virus, come un coronavirus, può cambiare la vita.

Confuso, smarrito, stordito, Dante é bloccato nella selva oscura e intricata; non capisce più nulla; é depresso, diremmo oggi.

Non riesce a trovare una via d'uscita. Non può uscire. E' in quarantena.

La selva é buia, eppure lui credeva di sapere tutto di sè, si immaginava potente, grandioso. Ora sperimenta la fragilità, qualcosa comincia a cambiare in lui.


Passano le ore, finchè arriva l'alba: il chiarore del sole illumina il pendio di un colle. Dante pensa di farcela. Da solo. Avanza, ma si blocca: tre belve, una lince, un leone e una lupa avanzano grintosi contro di lui. Chi sono? cosa rappresentano? Sono i limiti che ci impediscono di crescere interiormente. La lince (o pantera) rappresenta la lussuria, un falso amore, facile da avere, difficile da mantenere. 
Il leone rappresenta l'arroganza, la presunzione di chi si sente migliore, facendo il furbetto, il prepotente. La lupa rappresenta la brama del possesso, il desiderio di avere, non di essere. Quello che vogliamo dobbiamo prendercelo, anche a costo di qualche scorretto comportamento. La consapevolezza di questi limiti, di questi ostacoli, lo opprime, lo fa rotolare verso il basso. Ma appare Virgilio, la ragione, il quale gli assicura che "tornerà a veder le stelle", ma deve fare un percorso interiore, deve scendere nell'aldilà, nella sofferenza, per poter guardare ai valori su cui gli altri hanno basato la loro vita, deve confrontarsi con loro, con i loro limiti, deve ascoltarli, deve allontanarsi dalla loro negatività, guardare con occhi nuovi, pieni di lacrime, deve imparare a fare la differenza tra bene e male. Solo così potrà rigenerarsi e raggiungere la luce del colle; con l'aiuto della fede, poi, potrà ritrovare se stesso e dare un senso più alto alla vita. Ritornerà "a riveder le stelle", ma niente sarà più come prima. Il viaggio di Dante é il viaggio di tutti noi in questi giorni difficili. Da questa drammatica situazione che viviamo, deve venire una luce nuova. La quarantena, la nostra selva oscura, non é il momento in cui le cose vanno male, certo c'é un limite alla nostra vita sociale: siamo chiusi in casa, vorremmo uscire, ma non possiamo.
La quarantena é il momento, invece, in cui dobbiamo svegliarci per capire l'essenza della vita. Il virus, come l'esilio di Dante, non sarà considerato una punizione mandata da Dio, ma un'occasione per riconquistare noi stessi, in modo autentico, per cambiare lo sguardo sulla nostra vita, smettendo di essere protagonisti. Vorrei concludere con la lettura di un messaggio che corre sui social: "In questo momento siamo tutti in una selva oscura, siamo smarriti. Venivamo da un'era che ci ha educato a correre all'impazzata, a non fermarci mai un attimo, a trascurare chi abbiamo vicino, a perdere di vista il tramonto, a non sederci a tavola con calma, per mangiare un piatto lento, seduti, con le famiglie al completo. La vita adesso ci sta invitando a fare un'inversione a U, la U di Umanità.