venerdì 30 giugno 2023

LETTERATURA E PESTILENZA

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Relazione di Silvia Laddomada


In questo periodo si parla solo di coronavirus, corona perchè il virus ha i bordi smerlettati come una corona. Un mese fa si parlava di virus cinese, perchè dalla Cina era partito; quindi colpa dei cinesi. Atteggiamenti isterici, panico, allarme, discriminazione nei confronti dei cinesi che, se ricordiamo, venivano guardati con ribrezzo, non si frequentavano i loro ristoranti, i loro negozi; nei pulman o metropolitane non era gradito avere un cinese come compagno di viaggio. Poi la cosa si é fatta più seria. Si é parlato di focolai presenti in Lombardia, poi in Veneto, in Emilia, e in altre città. E' stata definita "zona rossa" l'area territoriale che include i paesi della Lodigiana, Lodi e dintorni. Per cui cambia lo scenario; comincia la caccia alle streghe: non andate in Italia, dicono all'estero. Non andate a Milano, dicono gli italiani. Voi milanesi non venite a infettare noi del Sud, che finora eravamo terroni. Treni sospesi, viaggi aerei annullati, biglietti rimborsati. Vietati i viaggi da e per Milano. Assalto ai supermercati: la gente ha fatto scorte di tutto per settimane, come se stessimo in guerra. Amuchina scomparsa, mascherine di protezione con prezzi alle stelle. Scuole, cinema, chiese, musei, campi sportivi, tutti chiusi. Luoghi pubblici deserti. Meglio prevenire. Le misure prese da Governo nazionale e governi regionali basate solo sull'indecisione. Economia allo sfascio, ovviamente. Anche i rapporti tra amici e parenti sono diventati più freddi, soprattutto per il dubbio che il parente o l'amico abbiano incontrato qualcuno contagiato. Negli ospedali non si riesce a dare il cambio agli infermieri, impegnati nell'assistenza ai casi più clamorosi. D'altra parte, quei cittadini che hanno prudentemente e coscienziosamente accettato di sottoporsi al controllo col tampone e poi di stare in quarantena, sono da apprezzare. Per il bene di tutti.


 La verità é che di fronte a questo microscopico virus ci sentiamo indifesi, noi, signori del cielo e della terra, abbandonati anche dalla dea Scienza. Questo virus, come nemico silenzioso e invisibile, infetta i corpi, ma soprattutto la mente, generando panico, o paranoia. In queste settimane non si parla d'altro, appunto. C'é chi ride, c'è chi scherza, chi esagera, chi minimizza. I messaggi che circolano, anche nel nostro gruppo, bello l'ultimo "Coronavirus: sempre più numerosi i casi di cittadini che hanno spento la televisione e sono guariti". Anche in TV, qualcuno ha detto: spegnete i social, vivrete meglio!
Quest'epidemia dei tempi moderni, pertanto, ci riporta ai secoli bui, quando il morbo si chiamava peste, per la sua forma distruttiva; la peste era nell'immaginario collettivo, la "morte nera", una malattia che ha accompagnato l'umanità nei secoli. Per questo, é spesso presente nelle grandi opere, letterarie e artistiche. Non c'erano cure efficaci, l'alternativa era la preghiera, non restava che mettersi nelle mani di Dio, tanto più che la peste era considerata un castigo di Dio.
 Nell'ultimo secolo la più drammatica peste é stata la spagnola. 1918, siamo in piena guerra mondiale, la Spagna non c'entra, era un Paese neutrale, per cui non essendoci la severa censura militare, era l'unico paese in cui si poteva  parlare e scrivere dell'epidemia.
Il governo arrivò ad ordinare di non suonare le campane ai funerali, per non demoralizzare la popolazione.
Nel 1957 arrivò l'asiatica, dalla Cina.
Nel 1968 un'altra ondata epidemica: l'influenza di Hong Kong.
Nel 2001 il morbo della mucca pazza. Fu proibita la vendita della bistecca con l'osso.
Nel 2002 la SARS (sindrome acuta respiratoria severa).
Nel 2005 l'aviaria, crollò il consumo di pollame e uova.
Nel 2009 l'influenza suina.
In ogni caso, grandi allarmi

La più antica epidemia viene riportata addirittura nella Bibbia, dove si racconta di una malattia sconosciuta, e contagiosa, che uccise migliaia di israeliti.
 Nel 430 a.C. scoppiò la peste ad Atene, dove morì Pericle, l'uomo politico che aveva garantito l'egemonia della città nel mare Egeo.
Una malattia di cui parla lo storico Tucidide (460-395 a.C.), che ne analizza le caratteristiche più toccanti: la sofferenza della popolazione, la decadenza delle norme morali. La storia, diceva, non solo è un mezzo per ricordare grandi gesta ed eventi, ma soprattutto è lo strumento utile ai posteri per comprendere il futuro. Lui stesso dichiarava di studiare i sintomi e le caratteristiche della peste, in modo che se un giorno futuro dovesse ritornare, la gente sapesse di che cosa si tratta e potesse fare tesoro delle esperienze precedenti.
 Lucrezio (94-56 a.C.), poeta e filosofo romano, evidenziava il decadimento dei costumi di quel tempo: i parenti abbandonavano i malati per paura del contagio, i morti venivano sepolti in fosse comuni, a loro venivano negati i funerali dignitosi. Un chiaro segno della disgregazione sociale.

 Un flagello epocale fu quello che colpì l'Europa nel 1348.

A diffondere la morte nera furono pulci e pidocchi che infettavano i topi e questi a loro volta contagiavano l'uomo.
Pare che le galee dei mercanti veneziani e genovesi provenienti dall'Oriente, fossero piene di topi infetti. Pur di trovare un colpevole, la gente ritenne gli Ebrei responsabili della diffusione del virus, dando luogo a persecuzioni. Altri l'attribuirono alla volontà di Dio, per cui  nacquero dei movimenti religiosi, come quello dei Flagellanti.
La sensazione di essere vittime di una vendetta divina, la paura della morte, cambiarono gli uomini, i valori sociali; diffidenza e sfiducia si impadronirono della popolazione: erano in pericolo non solo i commerci, ma anche le amicizie.
Il  declino morale é un aspetto che lo scrittore e poeta Giovanni Boccaccio (1313-1375) affronta nel Decamerone. Colpito dalla perdita di dignità della popolazione, dai devastanti effetti sociali della peste, dall'anarchico degrado in cui cadde la città di Firenze, dalla bestiale individualità in cui l'uomo si chiuse, così scrive Boccaccio nell'introduzione alla prima giornata.

"E lasciamo stare che l’uno cittadino l’altro schifasse, e quasi niuno vicino avesse
dell’altro cura, e i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di
lontano; era con si fatto spavento questa tribulazione entrata ne’ petti
degli uomini e delle donne, che l’un fratello l’altro abbandonava, e il zio
il nipote, e la sorella il fratello, e spesse volte la donna il suo marito; e,
che maggior cosa è e quasi non credibile, li padri e le madri i figliuoli,
quasi loro non fossero, di visitare e di servire schifavano........





.......Era usanza, si come ancora oggi veggiamo usare, che le donne 
parenti e vicine nella casa del morto si ragunavano, e quivi con quelle che
più gli appartenevano piangevano; e d’altra parte dinanzi alla casa del
morto co’ suoi prossimi si ragunavano i suoi vicini e altri cittadini assai, e
secondo la qualità del morto vi veniva il chericato, ed egli sopra gli omeri
de' suoi pari, con funeral pompa di cera e di canti, alla chiesa da lui
prima eletta anzi la morte n’era portato. Le quali cose, poi che a montar
cominciò la ferocità della pistolenza, o in tutto o in maggior parte quasi
cessarono, e altre nuove in loro luogo ne sopravvennero.....


.......... Ed erano radi coloro, i corpi de’ quali fosser più che da un
diece o dodici de’ suoi vicini alla chiesa accompagnati; li quali non gli
orrevoli e cari cittadini sopra gli omeri portavano, ma una maniera di
beccamorti sopravvenuti di minuta gente, che chiamar si facevan becchini,
la quale questi servigi prezzolata faceva, sottentravano alla bara, e quella
con frettolosi passi, non a quella chiesa che esso aveva anzi la morte di-
sposto, ma alla più vicina le più volte il portavano, dietro a quattro o a sei
cherici con poco lume, e tal fiata senza alcuno: li quali con l’aiuto de’
detti becchini, senza faticarsi in troppo lungo uficio o solenne, in qualun-
que sepoltura disoccupata trovavano più tosto il mettevano.......



Nadia Bumbi - Laddomada
La descrizione del malessere in città é la cornice in cui si inseriscono le Cento novelle. Il desiderio di vivere , senza nuocere a nessuno, il desiderio di uno spazio incontaminato, spinge 7 ragazze e 3 ragazzi, incontratisi per caso nella Chiesa di S. Maria Novella, a trasferirsi a Fiesole, sulle colline fiorentine, e trascorrere 10 gironi raccontando a turno una novella su un tema scelto. Ne é venuto fuori un capolavoro, una Commedia umana, che rispecchia l'intelligenza, l'arguzia, l'amore, la gioia di vivere del ceto mercantile fiorentino.


Un'altra epidemia di peste si verificò nel ducato di Milano nel 1629. La causa fu la guerra di successione al trono di Mantova. Il ducato di Venezia per allargare il dominio fino a Mantova, aveva assoldato un esercito di mercenari, i Lanzichenecchi, soldati austriaci che avevano una pessima fama, visto che dove passavano, portavano distruzione e gravi malattie.
La madre di Cecilia


Passando da Milano, la depredarono e diffusero la peste. Alessandro Manzoni nel suo capolavoro "I Promessi Sposi" dedica alcuni capitoli all'argomento, anche perchè, dice " in questo contesto verranno a trovarsi i nostri personaggi" (cap. XXXI). Egli si sofferma sul tentativo, da parte della popolazione, di negare l'esistenza del morbo. Il non intervento delle autorità mediche e politiche ("la premura era ben lontana da uguagliare l'urgenza; dice), la mancata applicazione di metodi efficaci, l'isteria delle masse, la richiesta pressante di una processione per placare Dio (che invece facilitò la diffusione del contagio).

Giacomo Salvemini
Tanta irrazionalità. Per cui quando il morbo era fin troppo evidente, per non riconoscere le loro responsabilità, le autorità assecondarono la folla, che pensava a gente diabolica pronta a spargere la peste, con i veleni e unguenti contagiosi. Nacque la figura immaginaria dell'untore, su  cui scaricare la colpa della diffusione della malattia. Tanti sono gli episodi che Manzoni riporta, parlando di gente che veramente aveva visto gli untori. I forestieri venivano arrestati e condotti in tribunale e anche se interrogatori e testimonianze mettevano in dubbio l'accusa, i tribunali lasciavano che la folla credesse. Manzoni, nella "Storia della colonna infame" ha accusato questi giudici, ritenendoli colpevoli di aver lasciato credere che ci fossero degli untori.
In pratica dire che la porte imbrattate fossero lo scherzo di un burlone, equivaleva a dire che si era complici dell'untore. "Il buon senso c'era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune". Manzoni ammonisce e raccomanda al lettore che prima di aprire bocca, bisogna ragionare, bisogna osservare, ascoltare, paragonare e pensare. Nel romanzo anche il povero Renzo viene scambiato per un untore, quando si reca a casa di donna Prassede e viene a sapere che Lucia è al Lazzaretto, l'ospedale che  accoglieva i moribondi.
Lettura del capitolo 34 de "I Promessi Sposi".


Intervento di Anna Presciutti

La Peste” di Camus 

L’opera di Albert Camus è senza dubbio un romanzo, le cui vicende l’autore colloca in un anno indeterminato della prima metà del secolo XX:
I singolari avvenimenti che danno materia a questa cronaca si sono verificati nel 194… a Orano.”
La diffusione dell’epidemia negli anni quaranta non è supportata da alcun documento storico. Un’opera di fantasia? In fondo è un romanzo; eppure le vicende sono più reali che mai, perché concernono l’uomo nella dimensione storica e esistenziale.
La Peste” ha la struttura classica del romanzo, con una trama che si dipana in un certo luogo, in un certo tempo, con certi personaggi le cui azioni sono condizionate dalla segregazione e dalla paura. Un romanzo che il narrante definisce “una cronaca degli eventi”, ma che è anche un’analisi attenta dell’animo umano.
Ritroviamo i passaggi che ormai conosciamo: il dubbio, l’incredulità, il tentativo di non diffondere il panico, l’accettazione della verità, la ribellione di alcuni, la volontà di preservare un barlume di socialità, il tentativo di evadere leggi e confini. Il dramma della separazione. La guarigione e la morte. E poi il ritorno apparente alla normalità.

Ma “La Peste” è più di un romanzo. E Camus è più di un romanziere.

Infatti l’opera presenta altre possibilità d’interpretazione. La peste non è solo un morbo, è anche la metafora del Male storico. Politicamente impegnato oltre che lucido osservatore, Albert Camus considera l’avvento e l’affermazione del Nazismo una manifestazione del Male, che colpisce dapprima in modo silenzioso, subdolo, quasi impercettibile, la società minata socialmente ed economicamente del primo dopoguerra, fino ad arrivare all’espressione più ardita del concetto di superiorità ariana

Albert Camus è anche un filosofo: dalla descrizione metaforica del Male storico, passa alla considerazione del Male esistenziale.
La peste in questo caso è l’Assurdo insito nel concetto stesso di vita, cioè l’inevitabilità della morte. L’assurdo non può essere vinto, ma deve essere comunque combattuto dall’uomo “revolté”, il ribelle, che ne ha preso coscienza.
La sua ribellione sarà nella normalità.

La lotta contro il male storico e quello esistenziale trova chiara espressione nella figura del protagonista del romanzo, il dottor Rieux.
Rieux è la personificazione del santo laico, che non ricorre all’ausilio della Provvidenza manzoniana, né imputa a Dio la volontà di punire con la pestilenza gli uomini per le loro malefatte. Non giudica l’uomo, pur riconoscendone lucidamente virtù o vizi, valori e miserie. Non si innalza sul pulpito, come invece fa il compaesano padre Paneloux, il quale urla in chiesa il suo “J’accuse”.
Nel tentativo di spiegare il male come una punizione divina della malvagità umana, dell’empietà, Paneloux accusa i concittadini di essersi allontanati da Dio, dicendo testualmente:
Fratelli miei, voi siete nella sventura, voi l’avete meritato”.
Solo dopo aver assistito alle sofferenze e alla morte di un bambino innocente, egli fa un passo indietro e scende dal piedistallo di giudice integerrimo, scegliendo di far parte delle squadre al servizio dei malati organizzate da volontari e dal medico, il dottor Rieux.
Dal VOI è passato al NOI, esseri umani preda dell’Assurdo.


Preferendo l’immanenza alla trascendenza, Camus sceglie la santità laica del medico, il quale accetta di compiere fino alla fine, scrupolosamente, il proprio dovere, avendo “cura” del buon cittadino come del disonesto, dell’austero giudice come del vecchio pazzo che misura le ore contando ceci. Rieux tenta di contrastare la malattia (il male), pur sapendo di non poterla vincere completamente, perché essa continuerà a riaffacciarsi nella storia. Ma, come Sisifo, lui ricomincerà la sua opera.
Laddomada - Presciutti
Ecco quindi che, attraverso un romanzo, lo scrittore riesce a rivelarsi anche lucido uomo impegnato e filosofo esistenziale.
L’ultima pagina del romanzo descrive i festeggiamenti che la città di Orano organizza per la scomparsa della pestilenza, l’apertura delle porte, la fine della separazione.
Il dottor Rieux
sapeva tuttavia che questa cronaca non poteva essere la cronaca della vittoria definitiva; non poteva essere che la testimonianza di quello che si era dovuto compiere e che, certamente, avrebbero dovuto ancora compiere, contro il terrore e la sua instancabile arma, nonostante i loro strazi personali, tutti gli uomini che non potendo essere santi e rifiutando di ammettere i flagelli, si sforzano di essere dei medici. Ascoltando, infatti, i gridi d’allegria che salivano dalla città, Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata: lui sapeva quello che ignorava la folla e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine di anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valigie, nei fazzoletti nelle cartacce e che forse sarebbe venuto giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.”





AVVISO  IMPORTANTE

CORONAVIRUS, SINTESI DEL DECRETO 

Il coronavirus come nuova peste manzoniana: l’incapacità organizzativa che ritorna
























Il Governo ha emanato, in data 4 marzo 2020, un decreto che applica per la prima volta in tutt’Italia la sospensione delle attività didattiche delle Università e delle scuole di ogni ordine e grado fino al 15 marzo compreso.
Deciso lo stop per un mese (fino al 3 aprile) di eventi e manifestazioni di qualsiasi natura e in ogni luogo (pubblico e privato) che possono rappresentare un rischio di infezione per troppa presenza di pubblico e impossibilità di garantire la distanza di sicurezza di 1 metro.Ci sono infine importanti novità per gli anziani (dai 65 anni in su): è espressa la raccomandazione di non uscire di casa fino al 3 aprile se non per stretta necessità.

COSA E’ SOSPESO:

⛔Le scuole di ogni ordine e grado
⛔Gli asili
⛔L’Università
⛔L’università per anziani
⛔I corsi professionali
⛔Cinema, teatri, discoteche/sale da ballo.
⛔Trasferte di tifosi in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e nelle province di Pesaro-Urbino e Savona
⛔Musei e luoghi culturali A MENO CHE ASSICURINO:➡Fruizione contingentata / no assembramenti di persone (numero limitato di utenti) tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico➡il rispetto della distanza di almeno un metro tra visitatori
⛔Viaggi di istruzione
⛔Scambi e gemellaggi
⛔Visite guidate programmate dalle scuole
⛔I congressi, le riunioni e i meeting e gli eventi sociali che coinvolgono il personale medico e di pubblica utilità (compresi i Comuni)
Rinviati a dopo il 15 marzo tutti gli altri convegni e congressi manifestazioni ed eventi di ogni natura, in luogo pubblico e privato che comportano un affollamento tale da far mancare il rispetto della distanza di sicurezza di almeno un metro
⛔gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato

COSA FUNZIONA:
✅Ristoranti, bar e pub A CONDIZIONE CHE:➡ il servizio sia fatto solo per i posti a sedere➡i clienti siano nelle condizioni di stare a distanza di almeno un metro tra loro (la distanza di un braccio steso)
✅Tutte le altri attività commerciali A CONDIZIONE CHE:➡Consentano accesso ai locali Fruizione contingentata / no assembramenti di persone (cioè numero limitato di utenti dentro agli spazi) tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico➡Mantengano la distanza di un metro tra visitatori
✅Mercati ordinari
✅Luoghi di culto A CONDIZIONE CHE:➡Evitino assembramenti di persone tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti ai frequentatori➡Mantengano la distanza di un metro tra frequentatori
✅Musei e luoghi culturali SOLO A CONDIZIONE CHE assicurino➡Pubblico contingentato / No assembramento di persone (sulla base della dimensione e delle caratteristiche di locali aperti al pubblico)➡il mantenimento di 1 metro di distanza tra i visitatori
✅Eventi e competizioni sportive e le sedute di allenamento DEGLI ATLETI AGONISTI in impianti sportivi utilizzati a PORTE CHIUSE e COMUNQUE OCCORRE CHE➡Associazioni e società sportive con i loro medici facciano controlli per contenere la diffusione del virus tra atleti, tecnici, dirigenti e accompagnatori 
✅Lo sport di base e le attività motorie...

(Schema decreto ministeriale fornito dal cons. regionale Renato Perrini)

giovedì 29 giugno 2023

Alessandro Manzoni-150° Anniversario 1873 - 2003

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L' ASSOCIAZIONE MINERVA, L'UNIVERSITA' DEL TEMPO LIBERO E DEL SAPERE di Crispiano (Ta), organizza incontri culturali settimanali.
 
RELAZIONE DI SILVIA LADDOMADA
 
 
 

Alessandro Manzoni é una delle personalità più grandi della nostra letteratura, padre della lingua moderna, così come Dante é considerato il padre della lingua volgare.

Ci soffermiamo un momento su Manzoni linguista.

Fino al 1800 c'era una grande difficoltà a leggere le opere letterarie.

La tradizione, affermatasi nel 1500, aveva proposto la lingua dei trecentisti, come modello: Petrarca per la poesia, Boccaccio per la prosa. La gente parlava i dialetti regionali, quindi era difficile sia leggere che scrivere per chi non avesse una raffinata educazione letteraria.
Ritratto_di_Alessandro_Manzoni_by_Francesco_Hayez
 
 
 
 
 
 
 
 
Manzoni si impegnò a risolvere questo problema.

Vediamo in quale contesto. Manzoni ha condiviso le idee del Risorgimento e ha vissuto intensamente il periodo delle guerre patriottiche, quelle guerre combattute per ottenere l'unità, la libertà e l'indipendenza dell'Italia dalla dominazione austriaca. A partire dai moti carbonari del 1821-1831, alle tre guerre d'indipendenza (1848-1866) In Italia si affermò il regno dei Savoia.

Manzoni seguì con trepidazione questi eventi, non da politico, ma come uomo, che crede in una nazione, in un popolo unito che condivide storia, tradizioni, valori e lingua appunto.

Fu nominato senatore del nuovo Parlamento, si adoperò per il trasferimento della capitale da Torino a Firenze, per esempio (e poi sappiamo che nel 1870 divenne Roma, la capitale).

Ebbe anche l'incarico di presiedere una commissione per formulare progetti a favore della diffusione in tutte le classi sociali, delle lingua italiana.

La lingua, appunto.

Fatta l' Italia, bisognava fare la lingua degli italiani; una lingua nazionale, ufficiale, una lingua viva, comprensibile, utilizzabile, che gli italiani dovevano riconoscere come propria.

Superare le divisioni dialettali e affermare una sola lingua, da usare in letteratura e nella comunicazione quotidiana. Il suo riferimento é la lingua parlata dai fiorentini colti.

Sempre la lingua di Firenze, ma non più quella dei Trecentisti.

Manzoni sì recò in Toscana a risciacquare i panni in Arno, disse.

Ascoltava la gente, consultava libri, vocabolari di amici in cui espressioni milanesi o di altre località riportavano la traduzione in espressioni fiorentine.

A Manzoni quindi, il merito di aver abbattuto la differenza tra scritto e parlato, a Manzoni il merito di aver fatto della lingua uno strumento di comunicazione sociale.

Torniamo ora all'uomo Manzoni, don Lisander per gli amici.

Era un intellettuale milanese, la madre era Giulia Beccaria, figlia del noto giurista Cesare Beccaria. Il padre era il conte Pietro Manzoni, ma forse il vero padre era Giovanni Verri, uno dei fratelli Verri, noti intellettuali dell' Illuminismo milanese.

Studiò nei collegi e frequentò giovanissimo gli ambienti culturali e stimolanti della sua città.

Dopo la separazione dal marito, la madre di Manzoni si era trasferita a Parigi, dove conviveva con Carlo Imbonati, un esponente di spicco dell'aristocrazia milanese.

Manzoni la raggiunse a Parigi, era appena ventenne e anche qui frequentò i salotti culturali, venendo a contatto con gli intellettuali francesi illuministi, coinvolti in dibattiti relativi alla nuova poetica romantica.

Tornato a Milano, ospitò nella sua casa i più grandi esponenti del Romanticismo italiano, da Berchet, a Silvio Pellico, a Carlo Porta, che attraverso la rivista "Il Conciliatore" lanciavano nuove idee: l'abbandono del Classicismo, basta a favole e miti classici, bisognava aprirsi alla storia, alla società.

Quindi sia in Italia che in Francia gli intellettuali proponevano una letteratura impegnata, che educasse la gente a intervenire sulla realtà, a conoscere i problemi politici, economici, sociali.

Le sue origini aristocratiche gli permettevano una vita agiata e la libertà di dedicarsi solo agli studi, agli incontri letterari, alla composizione delle sue opere.

Influenzato da queste idee illuministiche e romantiche, Manzoni elaborò la sua poetica: l'arte deve avere il vero come soggetto, l'utile come scopo, l'interessante come mezzo.

Cioé un'opera letteraria deve partire da un fatto accaduto, deve guardare cioè al vero della storia, deve essere utile a educare il lettore, deve essere interessante perché deve coinvolgere il lettore con un linguaggio popolare, comprensibile per tutti.

Al poeta spetterà il compito di guardare all'interiorità del cuore, di intuire e ricostruire il mondo psicologico e morale degli uomini.

L'invenzione poetica consisterà nel saper esprimere i dubbi, le ansie, le speranze, le delusioni degli individui di quel periodo storico.

L'invenzione non deve tradire la storia; i protagonisti anche quando sono inventati, devono essere verosimili, devono vivere in una determinata epoca e si devono comportare in modo coerente con il loro periodo storico.

Aveva sposato una donna ginevrina, Enrichetta Blondel, di origine calvinista, poi passata al Cattolicesimo.

Anche Manzoni, credente solo nel dio Ragione da illuminista, ritornò alla fede religiosa, a un cattolicesimo però severo, intransigente, pessimista e giansenista.

Secondo la sua visione il male pervade tutto.

Dio però può salvare l'uomo con l'intervento della Grazia, concessa solo ai predestinati.

La frequenza di sacerdoti cattolici, sopratutto di Rosmini, lo convince a passare al cattolicesimo ufficiale. Alla luce di questa conversione, gli ideali illuministici di libertà, uguaglianza, fratellanza vengono arricchiti dalla fede, si sostanziano di interpretazione cattolica.

Manzoni é un descrittore di quel "guazzabuglio" che é il cuore umano, del quale sa rivelare i moti più nascosti.

E mentre analizza i percorsi degli uomini, le vicende della Storia, Manzoni esprime una sua visione, cristiana, della vita.

Egli vede dovunque la presenza di Dio e della Provvidenza che operano misteriosamente. Solo la Fede permette di cogliere questo intervento divino.

"Dio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande". La fede in Dio consola gli umili, ma anche i potenti. Anche per loro la Provvida sventura può intervenire e nel momento di sofferenza, fa comprendere la vanità della gloria e della potenza terrena, dando loro la forza di abbandonarsi fiduciosamente alla misericordia di Dio e riscattare le loro prepotenze.

Il dolore come mezzo di riscatto, come occasione di ravvedimento.

Esiste un ordine tra le cose, voluto da Dio, che la ragione umana non comprende. Gli uomini restano sconvolti davanti ai flagelli, alle sventure che colpiscono gli innocenti.

Ma anche attraverso la sofferenza, chi ha fede vede crescere nell'animo quelle doti dello spirito che migliorano l'individuo e lo portano, con l'aiuto della ragione, a costruire un mondo migliore. Ragione e Fede.

Il romanzo.

Il classicismo non apprezza questo genere letterario, questa categoria di scrittura. Ma Manzoni lo sceglie per rivolgersi a un pubblico borghese, usando forme espressive popolari. Era la forma letteraria più innovativa e più vicina agli ideali del Romanticismo. Romanzo storico significa che l'opera presenta un periodo storico, una vicenda storica, nella quale si inseriscono le vicende dei personaggi. Vicende e personaggi realmente esistiti e vicende e personaggi inventati dall'Autore, personaggi verosimili non fantastici.

I Promessi Sposi é un'opera letteraria che non ha uguali nel panorama letterario italiano del 1° Ottocento, un romanzo storico originale, nel quale c'é la fusione tra la riflessione romantica sul realismo, (aprirsi alla realtà) e i valori del Cristianesimo.

Valori che danno all'opera un profondo significato religioso.

Il romanzo é l'epopea degli umili, racconta le vicende di anonimi personaggi, di quegli umili che generalmente sulla loro terra passano inosservati, senza lasciare traccia.

Nel contesto di una storia vera, Manzoni si interessa della vita degli umili, delle masse anonime, dei loro pensieri, dei loro sentimenti. L'umiltà, la più grande virtù cristiana che consente di riconoscere i limiti dell'essere umano e permette di lasciarsi guidare dalla volontà di Dio e contribuire a migliorare il mondo.

"La vita non é destinata ad essere un peso per molti, e una festa per alcuni, per tutti é un impegno del quale ognuno renderà conto".

I protagonisti sono due popolani, a cui un signorotto impedisce il matrimonio.

Manzoni racconta le loro vicende, che li vede a volte vittime di soprusi e ingiustizia, a volte figure eroiche, strumenti della Provvidenza.

Alla fine il matrimonio si celebra, e la storia si conclude con queste riflessioni: i guai sono inevitabili, ma la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore.

Manzoni finge di aver trovato un anonimo manoscritto del 1600 che racconta una storia molto bella, e che lui vuole trascrivere in un linguaggio moderno e comprensibile.

Affida all'autore anonimo la responsabilità del racconto dei fatti. Lui si ritaglia dei cantucci, degli angolini da cui poter giudicare gli eventi, dialogare con i lettori, esprimere riflessioni generali accompagnati da una benevole ironia, da una bonaria indulgenza, ispirata alla carità.

La benevola ironia a volte serve per attenuare momenti tragici e può diventare comicità, a volte invece é satira amara e denuncia delle arroganze e malvagità.

Manzoni ha scelto di ambientare la storia nel 1600, quando in Italia c'era la dominazione spagnola. Ma in realtà era un richiamo all'unità degli italiani che si preparavano a liberarsi da un'altra dominazione. Quella austriaca.

Dal romanzo si ricava un magistrale affresco del Seicento, un secolo non condiviso da Manzoni, un'epoca simbolo dell'ingiustizia eretta a sistema.

Un gran teatro barocco, delle apparenze e dei pregiudizi assurdi.

Un secolo "scellerato" (anarchia feudale e popolare, ignoranza profonda, vergognosa presunzione). Un secolo in cui la guerra, la carestia, la peste hanno travolto l'umanità. Questa complessa epoca storica viene descritta dal Manzoni attraverso la molteplice varietà di co-protagonisti e personaggi minori, che affollano il romanzo, movimentando così la narrazione.

Vengono narrati gli aspetti negativi del potere ecclesiastico, del potere politico, viene raccontata l'ingenuità degli uomini, la saggezza umana e la fede.

Manzoni indaga nell'animo umano.

 

 

Ogni individuo é perfettamente definito e unico, che interagisce e partecipa alle vicende di molti altri personaggi. Nessuno é solo. L'azione di uno, anche se minore, si riflette sulla vita degli altri. E l'azione di tutti si riflette nella prospettiva religiosa: la legge di Dio, che governa la vita umana.

Un primo abbozzo, o "scartafaccio" Manzoni lo presenta nella prima edizione (1821-1823) col nome di Fermo e Lucia, poi nel 1827 dopo la revisione linguistica che ha richiesto il soggiorno a Firenze, per "sciacquare i panni in Arno".

L'edizione definita nel 1840-1842.

Già dal 1833 era cominciato il decadimento fisico, intellettuale, psicologico di Manzoni.

Aveva avuto10 figli, molti dei quali erano morti, erano morte la prima e la seconda moglie, un figlio conduceva una vita dissoluta, tra debiti e carcere.

Gli fu fatale una caduta sui gradini della Chiesa, all'uscita da una funzione religiosa.

Di questo grande letterato, celebriamo quest'anno il 150° anniversario dalla morte.




            LA LIBRERIA DELL'UNIVERSITA'

In foto: La Presidente dell'Associazione

             "Minerva" e la Direttrice-vice Presidente

              dell'Associazione Silvia

              Laddomada
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BUFFET DI FINE ANNO ACCADEMICO 2022 - 2023






















TIZIANO VECELLIO DI ANTONIO SANTORO

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Anno Accademico 2022-2023 14°

incontro: "TIZIANO VECELLIO" 

Relatore Antonio Santoro 










Video:Tiziano Vecellio

                                                   ARRIVEDERCI ALL'ANNO PROSSIMO



















domenica 25 giugno 2023

IL NOSTRO ALLEATO NASCOSTO: L'INCONSCIO

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L' ASSOCIAZIONE MINERVA, L'UNIVERSITA' DEL TEMPO LIBERO E DEL SAPERE di Crispiano (Ta), organizza incontri culturali settimanali. 

Relatrice su questo argomento Antonella Aprile

Video: Il nostro alleato nascosto: l'inconscio