sabato 26 febbraio 2022

STRATEGIA DELLA TENSIONE (1960-1976)

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La democrazia italiana sotto attacco

   Relatore Gianpaolo ANNESE

                 

Strategia della tensione

 

In Italia dal 1960 al 1976 ci sono state dieci stragi, tre-quattro tentativi di colpi di Stato, circa 1500 attentati di vario tipo, quasi 4mila morti, oltre 35mila feriti. Sono i numeri di una guerra civile non dichiarata, ma come si suol dire a bassa intensità. Ho preso a prestito il molto efficace incipit del poderoso lavoro dello storico Aldo Giannuli, che sarà il documento di riferimento preponderante che seguirò in questo percorso, per introdurre la riflessione sulla ‘Strategia della tensione’.

 
 


 

Cosa vuol dire Strategia della tensione

L’espressione fu usata per la prima volta da un giornalista inglese del The Guardian,

Leslie Finer, che il 7 dicembre 1969 (quindi una settimana prima della Strage di Piazza Fontana) scrisse che in Italia si stava preparando un colpo di Stato fomentato dai colonnelli greci, preparato da una serie di attentati da attribuire ai movimenti di sinistra così da provocare una reazione d’ordine tra la popolazione che a quel punto sarebbe stata favorevole a un governo forte e autoritario. Qui ci viene svelato un automatismo psicologico e sociale che spiegheremo meglio in seguito: per preparare il terreno a una dittatura militare occorre prima creare il caos. Quando si vuole un popolo docile bisogna prima spaventarlo con un incidente. A quel punto si può imporre il regime e il popolo non solo non reagisce, ma applaude.

Un quadro complesso

Cercheremo di individuare il senso, il filo conduttore. Comunemente si approfondiscono giustamente i singoli episodi – la strage di piazza Fontana, il golpe Borghese, la strage di Brescia – ma occorre adesso comporre il puzzle per comprendere a cosa siamo stati di fronte in quegli anni. Il lavoro delle commissioni parlamentari e le desecretazioni dei documenti fino ad oggi riservati consentono di fare passi avanti in tal senso.

I tre aspetti inediti

La novità che proveremo a introdurre nel dibattito sulla Strategia della tensione riguarda principalmente tre aspetti: 

 

1) Non fu una vicenda solo italiana, ma internazionale. Ha riguardato diversi Paesi del mondo. Per esempio i vari golpe che si sono susseguiti in varie parti del mondo in rapida successione nel giro di 15 anni mostrano alcune similarità tattiche sospette: Brasile, Grecia, Argentina, Cile, solo per citare i casi più noti. In tutti questi casi è stata riscontrata la presenza attiva dei servizi segreti americani.

 

2) Comunemente si fa risalire l’inizio della Strategia della tensione alla strage di Piazza Fontana, quindi il 12 dicembre 1969. In realtà le evidenze mostrano che il meccanismo si è azionato a partire dal 1960 e forse secondo qualcuno anche prima.

 

3) Non c’è stata un’unica cabina di regia, non ci sono stati una decina di cospiratori riuniti di nascosto in una cantina a pianificare il nuovo ordine mondiale. Non esiste un unico lunghissimo filo che unisce i vertici delle superpotenze agli esecutori. I burattinai sono stati parecchi e spesso in conflitto tra loro e a ogni livello ciascuno ha sempre potuto avere una discrezionalità minima sulle scelte, non è stato tutto pianificato. Il presidente americano Eisenhower mise in guardia contro il cosiddetto apparato militar-industriale composto da gerarchie militari, servizi di sicurezza, segmenti di grosse aziende, parte del mondo finanziario, aziende produttrici di armi, politici. 

La riflessione si articolerà in tre momenti: la preparazione della strategia della tensione (1950-60), il suo momento centrale di massima potenza (69-72) e infine la sua fine (73-75).  

         INTRODUZIONE DI SILVIA LADDOMADA

In Italia quando parliamo di contestazione ci

 riferiamo al biennio '68-'69.

Nell'autunno del 1967 esplose anche in Italia,

 come in altri paesi europei, la contestazione

 studentesca. La protesta nata come esigenza di

 una maggiore democratizzazione della vita

 scolastica e universitaria, acquistò ben presto un

 carattere politico e avanzò delle esigenze di

 radicali riforme sociali ed economiche.



 

 

 

 

 

 

 

 

Le agitazioni culminarono in occupazioni a catena

 degli atenei e in scontri con le forze di polizia,

 mentre la classe politica oscillava tra repressione

 e atteggiamenti concilianti.

Gli anni della contestazione e dei movimenti non

 si esaurirono nell'arco del biennio 1968-69, ma

 proseguirono per tutti gli anni Settanta.

Proteste e rivendicazioni che riguardavano una

 maggiore democratizzazione della vita pubblica

 italiana, l'allargamento dell'istruzione e di altri

 diritti fondamentali, il miglioramento dei servizi

 sociali, dei rapporti tra cittadini e Stato, dei

 rapporti tra gli individui e tra i sessi.

Gli anni '70 sono stati anni di importanti conquiste

 politiche e civili, ma nello stesso tempo si

 assistette alla deriva dei "programmi

 rivoluzionari" e all'emergere di una novità

 destinata a sconvolgere l'intera vita del paese:

 l'affermarsi della violenza come arma politica.

L'obiettivo sembrava essere quello di gettare il

 paese nel caos e creare le condizioni per

 realizzare una svolta di governo autoritaria.

Si tratta di una vera e propria strategia (verrà

 definita per questo: "strategia della tensione"),

 che avrebbe connotato in modo drammatico la

 vita politica del Paese.

L'Italia visse col fiato sospeso e il normale corso

 della vita democratica fu assai tormentato.

 

 



 

  

Preparazione: la pace mancata

Dottrina Truman

Gli eventi precipitarono con la vittoria dei comunisti in Romania, Bulgaria, Ungheria anche se avevano il 17%. I servizi segreti avvertivano che anche Grecia e Turchia stavano finendo sotto le mani dei comunisti. Fu in questa occasione che fu elaborata la dottrina Truman: sostegno americano ai popoli liberi che lottavano per la loro libertà e indipendenza “contro minoranze armate o pressioni esterne”. La dottrina Truman è la dottrina del contenimento, per frenare l’espansionismo russo. Fu qui che si determinò il mondo in sfere di influenza che si voleva evitare: il mondo occidentale che prendeva corpo nella Nato contro il mondo sotto l’egida sovietica dell’est. La dottrina Truman, si badi, prevedeva uno sbarramento, un contenimento appunto che riconosceva comunque la presenza sovietica in certe zone: l’importante era non sconfinare, rimanere nel cortile dato. E’ importante specificarlo perché presto dal contenimento si passerà a quello che gli americani chiamano ‘rollback’, ributtare indietro, una strategia più aggressiva dell’altra, laddove nel contenimento si lascia il comunismo nel suo spazio, nella sua ‘gabbia’, con il rollback si passa all’attacco e l’obiettivo non è più arginare il comunismo, ma distruggerlo.

Guerra fredda

La bomba atomica sganciata nel 1945 sul Giappone, a Hiroshima e Nagasaki aveva indotto gli americani a credere che anche con la Russia si sarebbe potuto fare allo stesso modo. E’ accertato che lo stato maggiore militare americano aveva predisposto almeno 20 piani di attacco, un bombardamento nucleare che avrebbe dovuto mettere in ginocchio per sempre la Russia. Non tutti i militari americani erano però d’accordo: un attacco radioattivo di quelle dimensioni avrebbe potuto investire anche gli aggressori e inoltre i milioni di morti che avrebbero provocato sarebbe stato inaccettabile per l’opinione pubblica che si sarebbe schierata contro gli Stati Uniti. Soprattutto gli americani non sanno in realtà se anche i russi dispongono della bomba atomica: per cui non potevano escludere una reazione sovietica altrettanto feroce sulle città americane. Per cui ogni conflitto militare, soprattutto in Europa, era frenato dalla paura della distruzione reciproca, Giannuli lo chiama “l’equilibrio del terrore”, Luttwack la ‘paura del secondo attacco’, un principio fondamentale per capire cos’è la Guerra fredda.

L’Italia osservata speciale

L’Italia è un’osservata speciale per alcune ragioni: la sua posizione geografica, una portaerei nel Mediterraneo collocata in senso verticale tra l’Europa e l’Africa ricca di materie prime come il petrolio per esempio e orizzontale, est-ovest; la presenza del Vaticano; in Italia c’è il più forte Partito comunista di occidente. Perché? L’Italia, uscita malconcia dalla Guerra, aveva affidato la sua ripresa economica alle esportazioni, cioè le aziende producevano beni che venivano venduti soprattutto all’estero. Per vendere all’estero però devi fare o cose più belle degli altri o meno costose degli altri. E come si fa? Si abbassano i costi di produzione, in particolare i salari. L’Italia negli anni ’50 aveva gli stipendi e i salari tra i più bassi d’Europa, oltre che uno stato sociale in termini di servizi piuttosto inefficiente e un trattamento pensionistico tra i più avari. Le rivendicazioni sindacali e sociali saranno ovviamente in quel periodo intercettate dai partiti di sinistra, irrigidendo il mondo imprenditoriale e i partiti di destra. Oltre al Pci c’era un Partito socialista alleato molto forte, cosicché la sinistra arrivava al 35 per cento dei consensi, con una destra di fatto esclusa dalla stanza dei bottoni. Tra l’altro nel Pci per lunghi anni si confrontarono due visioni: chi aveva accantonato per sempre l’opzione insurrezionalista-rivoluzionaria come Palmiro Togliatti e chi invece riteneva la Resistenza come il solo il primo tempo di una partita che doveva ancora concludersi con la rivoluzione come Pietro Secchia. Il cruccio dei filo-atlantici - tra cui alcune frange della democrazia cristiana, i partiti di destra, fasce imprenditoriali - era sottrarre il Psi all’abbraccio con il Pci. Addirittura si pensò di mettere fuori legge il Pci, mentre Pio XII lo scomunicò. Fu in quel periodo che nacquero formazioni paramilitari clandestina come Gladio pronte a intervenire qualora il Pci avesse conquistato il potere: la convinzione di alcuni ambienti era che occorresse una svolta autoritaria per frenare le mire del Partito comunista. Si avviò una guerra civile fredda, con discriminazioni e repressioni nelle piazze.

Governo Tambroni

Tra queste, la più importante è l’insurrezione a Genova contro il governo Tambroni: in pratica l’esecutivo era sostenuto dalla destra post fascista del Movimento sociale, che in quei giorni tenne provocatoriamente il suo congresso a Genova, città medaglia d’oro per la Resistenza. Una possibilità concessa proprio da Tambroni. Scoppiò una rivolta che ebbe tre anomalie rispetto alle solite manifestazioni: il ricorso alla piazza per ribaltare l’esito delle manovre parlamentari; l’adesione alla rivolta che va ben oltre i partiti di sinistra; la capacità della protesta di resistere alla repressione. Molti ambienti filo-americani si convinsero che il Pci era vicino all’ora X. Supportati in questa idea anche dalle numerose esperienze di sinistra e di centrosinistra che emergevano nel continente. In Italia la Democrazia cristiana di Aldo Moro cercava intese con il Psi in nome delle convergenze democratiche poi ribattezzate dal liberale Malagodi le convergenze parallele. Ambienti industriali arrivarono a finanziare le correnti della dc per rompere con i socialisti. Si varano programmi di opere pubbliche, una spesa sociale più alta, accoglimento delle rivendicazioni sindacali, nazionalizzazione dell’energia elettrica.

Hotel parco dei principi

Gli ambienti militari – stante la scarsa collaborazione della Democrazia cristiana e l’arrivo alla presidenza della Repubblica di Saragat al posto di Segni - avevano preso a elaborare documenti che prevedevano neutralizzazioni e reazioni in caso di vittoria del Partito comunista. Alcuni evidenziavano la necessità di intervenire anche prima che questo potesse avvenire. Una testimonianza abbastanza palese di questo è il convegno organizzato il 6 maggio 1965 all’istituto di studi militari Alberto Pollio al parco dei Principi a Roma sulla necessità di “un’azione che fronteggi efficacemente nel nostro Paese gli sviluppi di una guerra rivoluzionaria” e “sull’opportunità di una stretta collaborazione fra militari e civili”. Si organizzarono simulazioni di attacchi violenti contro esponenti del clero e simboli religiosi la cui responsabilità sarebbe dovuto ricadere sugli avversari, cioè su formazioni di sinistra.

La contestazione

Arriva il ’68, si fa largo una generazione mediamente più colta, che non ha conosciuto la guerra, imbevuta di miti nordeuropei e americani, sessualmente libertina. Un clima sovraeccitato che culminò nello sciopero generale del novembre del 69 con l’uccisione del poliziotto Annarumma a Milano, non è chiaro se fu ucciso da un tubo metallico in testa oppure in un incidente con le stesse camionette della polizia. Il Presidente Saragat andò in tv a parlare di “barbaro assassinio” arroventando ulteriormente gli animi.

Piazza Fontana

Ci furono numerosi attentati per tutto il 1969, 200 esplosioni con feriti leggeri che avevano diffuso inquietudine. Poi arrivò Piazza Fontana. Il 12 dicembre alle 16.37 nel salone della Banca dell’agricoltura a Milano un’esplosione ad alto potenziale causa 13 morti, poi divenuti 17 e quasi 100 feriti. Un altro ordigno viene trovato nella banca commerciale sempre a Milano, mentre altri scoppi meno potenti si verificano in quelle stesse ore a Roma all’Altare della patria. Mai successa una cosa del genere dopo la guerra. La polizia non ha dubbi: sono stati gli anarchici, in particolare l’indiziato numero uno era il ballerino Pietro Valpreda che era stato visto alla banca dell’agricoltura pochi minuti prima dello scoppio. Fu in questa occasione che un altro anarchico Giuseppe Pinelli finì fuori dalla finestra durante un interrogatorio alla questura di Milano, non è stato ancora chiarito se si è trattato di suicidio o defenestrazione: forse Pinelli aveva intuito qualcosa? Aveva intuito che gli anarchici erano stati strumentalizzati? Nel frattempo il Msi convoca una manifestazione per il 14 dicembre, due giorni dopo la strage, a Roma. Secondo l’ordinovista ‘risentito’ Vincenzo Vinciguerra, uno degli autori della strage di Peteano nel 1972 (il fascista di sinistra: contro il comunismo ma anche contro il capitalismo, che vedeva e non accettava il rapporto tra Ordine nuovo e i servizi segreti, lo Stato), spiega che si doveva trattare di una manifestazione per dar fuoco alle polveri: ci sarebbero sicuramente stati scontri di piazza con la sinistra e questo con il clima rovente di quei giorni avrebbe dovuto provocare un colpo di stato. La manifestazione però non si tenne per il lutto nazionale e doveva essere spostata al 20.

Indebolimento della strategia della tensione

Il problema è che la strage non aveva sortito effetti, non ci fu la proclamazione dello stato di emergenza e neppure le elezioni anticipate. Pochi morti disse Vinciguerra, A Milano la gente non si rivolta. Il presidente Rumor non proclama lo stato di emergenza e rischia la pelle. La controinformazione di sinistra parla di colpo di stato fomentato dai colonnelli greci, pezzi della Dc, Pri, Pli, Msi, Confindustria e servizi segreti, il partito americano: viene definita una strage di Stato. Una strage per destabilizzare e quindi ristabilizzare. Dopo 36 anni sono state individuate le responsabilità di alti funzionari dello Stato, il generale Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna, appartenenti ai servizi segreti: furono condannati in via definitiva per falso ideologico e favoreggiamento verso gli autori della strage, il gruppo veneto di estrema destra Ordine nuovo e i loro ispiratori. Nella sentenza della Cassazione del 2005 furono individuati in Franco Freda e Giovanni Ventura, non più perseguibili in quanto assolti per lo stesso reato in precedenza, mentre gli autori materiali non sono mai stati trovati.

Golpe Borghese

Tra il 7 e l’8 dicembre del 1970, 20mila uomini organizzati da un sedicente Fronte nazionale che accomunava le diverse formazioni di estrema destra, frange deviate della massoneria come la P2 e alcuni ambienti militari, riuscirono a occupare il Viminale, mentre non andò in porto l’occupazione della Rai e l’arresto del presidente Saragat. La sera prima al nostro amico, allora giovanissimo, Vito Santoro mentre svolgeva il servizio militare un generale (che poi sarà arrestato) dirà: “Questa sera Santoro la frittata sarà girata da così a così..”, girando il dorso della mano. Il giovane Vito non colse di cosa parlasse, lo seppe qualche tempo dopo Anche in questo caso, l’interrogativo è quanto sapevano i partiti di maggioranza allora al potere. C’è anche chi sostiene che il golpe fu organizzato per farlo fallire e far uscire definitivamente di scena i protagonisti, come dice Machiavelli nulla nuoce ai congiurati più che una prova fallita. Il Golpe fallì, ma di fatto la situazione politica cambiò: nel senso che prima come dice Miguel Gotor Andreotti non rivestiva per la prima volta dal 1947 alcun incarico di governo, nel 72 varò il suo primo governo con i liberali e il sostegno esterno della destra, ponendo fine all’esperienza del centrosinistra. Determinante probabilmente fu anche la diversità di vedute tra chi preferiva una soluzione militare alla greca e chi invece un epilogo presidenzialista.

Nixon intanto raggiunge la distensione con Russia e Cina, impazza la crisi economica, cadono i fascismi di Spagna, Portogallo e Grecia: gli Stati Uniti si rendono conto che l’appoggio di regimi militari e la guerra rivoluzionaria non avevano intaccato l’orbita sovietica, anzi tra gli anni 70 e 80 ci fu la massima espansione in Africa e in Medioriente e in più i regimi militari erano poco gestibili, nazionalisti, oltre che creavano con la loro brutalità danni di immagine. Si cominciano a preferire manovre più entriste, infiltrare i propri uomini nell’organizzazione per cambiarle dall’interno, come fece la P2.

Strage di Brescia

La bomba di piazza della Loggia a Brescia, nel corso dello sciopero nazionale il 28 maggio e della manifestazione antifascista dei sindacati, non doveva servire ad accusare la sinistra, ma a terrorizzarla per punire Taviani per la messa fuori legge di Ordine nuovo. Gli autori si chiamano Marco Toffaloni e Roberto Zorzi. Secondo la procura sarebbero gli esecutori materiali della strage e cioè la manovalanza al servizio di Carlo Maria Maggi, il medico fascista capo in Veneto dell’organizzazione eversiva Ordine Nuovo, condannato all’ergastolo come ideatore della strage e morto nel dicembre del 2018. 8 morti e 102 feriti.

Conclusioni

  1. Si sa tutto del terrorismo rosso, ma ancora poco del terrorismo nero.

  2. La democrazia non è acquisita. Occorre impegnarsi per preservarla perché c’è chi non crede alla democrazia e preferisce una guida autoritaria, di solito sé stesso. Democrazia in concreto vuol dire eguaglianza dei diritti e dei doveri, eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, possibilità di eleggere chi ci governa, il potere esercitato entro precisi limiti, la tutela delle libertà di parola, di culto, di pensiero, diritti umani e civili, intangibilità del corpo, separazione dei poteri, controllo e bilanciamento. Non sono valori acquisiti e scontati. Si pensi all’involuzioni in questo senso di Paesi come Ungheria, Polonia, Russia, Turchia.

  3. Diffidare di chi in presenza di attentati terroristici invoca leggi speciali, stati di guerra o di emergenza. Perché se la regia dell’attentato sono segmenti dello Stato l’emergenza favorisce chi predica soluzioni autoritarie, esattamente quello che vogliono gli autori delle stragi. Se invece i terroristi sono esterni allo Stato, si pensi al terrorismo islamico di questi anni, gli attentati vengono compiuti per indurre i governi a reagire duramente così da provocare nei fedeli islamici una sollevazione di massa, secondo un’escalation di tensione che può arrivare allo scontro totale.

 
 Bibliografia
 
-       La strategia della tensione - Aldo Giannuli (Ponte delle Grazie)
-          La bomba – 50 anni di Piazza Fontana - Enrico Deaglio (Feltrinelli)
-          Prima di Piazza Fontana. La prova generale - Paolo Morando (Laterza)
-          Colpo di Stato. Storia di un’inchiesta censurata - Camillo Arcuri (Rizzoli)
-          La maledizione di Piazza Fontana – Guido Salvini (Chiarelettere)
-          Colonia Italia – Giovanni Fasanella (Chiarelettere)
-          Il golpe inglese – Giovanni Fasanella (Chiarelettere)
 
 
 

 VIDEO: LA STRATEGIA DELLA TENSIONE DI GIANPAOLO ANNESE

mercoledì 23 febbraio 2022

LE DONNE DI ULISSE E LE DEE DI Anna PRESCIUTTI

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7° incontro: "LE DONNE DI ULISSE E LE DEE" - Relatrice: Anna Presciutti Evento organizzato dall'Università del Tempo Libero e del Sapere Minerva di Crispiano (TA).

LE DONNE DI ULISSE E LE DEE - VIDEO


 

martedì 15 febbraio 2022

INCONTRO CULTURALE: "SAN VALENTINO: LA GIORNATA DELL' AMORE"

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 Introduzione di Silvia LADDOMADA


Buon pomeriggio amici.

Ieri è stata la festa dell’amore e mi auguro che ciascuno di voi abbia avuto un momento di gioia e abbia sentito il calore di un affetto, come mamma, come papà, come figlio o figlia, come sorella o fratello, come moglie o marito e come fidanzati innamorati.

Oggi vogliamo proporre all’attenzione e all’ascolto i versi di poeti famosi, che hanno cantato il sentimento dell’amore.

Ringrazio Anna Presciutti, Nadia Bumbi, Liliana Marangi che hanno collaborato con entusiasmo alla raccolta delle poesie che loro leggeranno questa sera.

Ringrazio Antonio Santoro, rettore dell’Accademia arcaista di belle arti, che ci parlerà dell’amore attraverso le sue artistiche e originali realizzazioni.

Un ringraziamento speciale devo rivolgere all’amica Piera Zaccaria, che è stata l’unica a rispondere alla richiesta di condividere con tutti noi una sua poesia d’amore. 

La leggo subito:

Il mio amore”

Mi sveglio al mattino

Ed è ancora bello averti accanto

Sentire il tuo respiro

E la tua mano che mi cerca,

I nostri sguardi che si incrociano

E come due bambini, pizzicarsi e accarezzarsi.

Siamo diversi eppure ci completiamo,

litighiamo, eppure ci amiamo

ci apparteniamo intensamente

in ogni cosa che facciamo.

Cosa sarei senza di te?

Un pozzo, senz’acqua                                                

Un lume, senza luce

Una farfalla senza ali

Un fiore senza profumo

Una vita senza senso.

Se ti dico:”Ti voglio bene”, ti arrabbi.

Se ti dico. “Ti amo” , sei felice.

                        Piera Zaccaria

 

L’amore è un sentimento in grado di suscitare tantissime emozioni nell’animo umano, senza che nessuno possa rimanere indifferente.

Affascinante, sofferto, romantico, tormentato, l’amore è sempre stato una forza inarrestabile, rispetto alla quale ogni uomo prima o poi si deve arrendere.

Oggi si assiste ad episodi in cui, tra le pareti domestiche, l’amore viene calpestato, genitori contro figli, figli contro genitori, mogli e mariti “ l’un contro l’altro armati”.

Abbiamo costruito una società laica e tecnologica, abbiamo introdotto anche nelle relazioni umane il modello dell’usa e getta.

Occorre ritornare a coltivare relazioni fondate su un maggiore rispetto reciproco, sull’ affetto, sulla solidarietà, sul prendersi cura dell’altro.

Se nella nostra quotidianità ci sforzassimo di vivere in armonia con noi stessi e con gli altri, se decidessimo di incentrare la nostra vita sul sentimento dell’amore, forse il mondo sarebbe sicuramente molto diverso.

Vi saluto e vi auguro un buon ascolto. 


 San Valentino 2022

venerdì 11 febbraio 2022

LE FOIBE: LA GIORNATA DEL RICORDO

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LE FOIBE - Relazione:

Prof.ssa Silvia LADDOMADA 

 

Il 10 febbraio è la giornata in cui siamo chiamati a rinnovare la memoria della tragedia che colpì gli italiani che abitavano nell’Istria, Dalmazia, a Fiume e nella Venezia Giulia,tra il 1943 e il 1947.

La giornata è stata istituita con la legge 92 del 30 marzo 2004.

Perchè il 10 febbraio?

Perché Il 10 febbraio 1947 furono firmati i trattati di pace di Parigi, dopo la seconda guerra mondiale. Fu dato un nuovo assetto all’Europa e l’Italia dovette cedere alla Iugoslavia i territori precedentemente indicati.

Purtroppo gli abitanti di queste terre dell’Italia orientale furono vittime di un’orribile tragedia.

Per comprendere queste orribili pagine di storia italiana, bisogna ritornare indietro, agli anni della seconda guerra mondiale.

La Iugoslavia era stata occupata dalle forze dell’asse Germania-Italia nel 1941. Il comportamento dei fascisti fu molto duro, avevano l’ordine di uccidere, bruciare, distruggere. Commisero molte atrocità, imposero una italianizzazione forzata e repressero con violenza le popolazioni slave locali, tanto che si diceva che gli italiani erano peggio dei tedeschi. Per questo la popolazione cominciò a preparare fin da allora una reazione partigiana. Ma la prima ondata di violenza esplose dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Sfasciato l’esercito di Mussolini, la popolazione slovena dell’Istria si rivoltò contro chiunque fosse sospettato di fascismo.

L’eroe della Resistenza iugoslava fu Josip Broz, col nome di battaglia di Tito. Una guerra partigiana che coinvolse tutta la popolazione, suscitando l’ammirazione degli Alleati e rafforzando l’amicizia tra Iugoslavia e Stati Uniti.

Furono i primi giorni delle foibe.


Furono infoibate circa un migliaio di persone.

Infoibare per la gente del posto non significava solo uccidere un uomo; il gesto suscitava una sensazione di mistero terribile, generava brividi di inquietudine.

Le foibe, dal latino “fovea”, erano delle fosse naturali dell’altopiano del Carso, o meglio erano dei baratri, profondi a volte 250 metri, irregolari nel loro andamento, le pareti erano viscide, erano del tutto inaccessibili all’uomo.

Solo in Istria c’erano 1700 foibe.

Nel 1945 ci fu una seconda strage, ancora più sanguinosa.

La guerra era finita il 25 luglio, giornata della Liberazione, festeggiata ancora oggi.

Si diceva: “su tutto il mondo rideva la pace, ma a Trieste regnavano terrore e dolore”.

A maggio Tito, forte dell’appoggio americano credette di potersi impadronire della Venezia Giulia, aggiungendo così’ una settima repubblica alle sei della Federazione (Slovenia, Croazia, Macedonia, Bosnia Erzegovina, Serbia e Montenegro). Federazione proclamata nel 1943.

Quindi pochi giorni dopo il 25 aprile 1945 Tito dette ordine ai partigiani iugoslavi e italiani di invadere Trieste e Gorizia, di sterminare la classe dirigente, dalle autorità statali ai liberi professionisti, agli insegnanti, e cancellare la presenza degli italiani in quelle terre.

I fedelissimi di Tito irruppero nelle case, sequestrarono intere famiglie e i loro beni. Seguirono violenze, torture e nuovamente le foibe, in cui trovarono la morte almeno 10 mila persone.

Un orrore che durò 43 giorni, finché furono proprio gli Stati Uniti a fermare Tito, preoccupati sia per l’eccesso della barbarie, sia per l’alleanza che Tito stava stringendo con Stalin ( che però poi ruppe).

Conosciamo uno dei modi con cui venivano uccisi. Legati con filo spinato e portati sul bordo delle foibe, i titini sparavano poi ai primi tre o quattro e questi cadevano giù trascinandosi gli altri, che morivano per le ferite e gli stenti.

Tanti altri vennero torturati, altri furono abbandonati nelle carceri croate.

Nel 1947, con i trattati di pace di Parigi, la Iugoslavia ottenne l’istria, la Dalmazia, Fiume e la Venezia Giulia, terre abitate da slavi ma anche da italiani fin dal tempo della repubblica di Venezia.

La tragedia degli italiani non era finita.


Tito costrinse tutte le famiglie degli italiani, che solo perché erano italiani erano tutti fascisti, ad abbandonare le loro case e le loro terre. 300 mila italiani su 500 mila che risiedevano in quelle terre dovettero partire.

Il regime titino concesse loro di portare con sé solo 5 chili di vestiario e 5 mila lire (sufficienti a sopravvivere per 2 mesi).

Migliaia di profughi rimasero per mesi accampati sul Carso, esposti al freddo e alla bora. Molti preferirono emigrare in America, altri furono smistati in capannoni alla periferia di Venezia, Ancona, Bologna.

In Italia, purtroppo, questi italiani, che avevano perso tutto, non solo non furono aiutati, ma furono guardati con fastidio dallo Stato. Passarono molti anni prima di offrire loro una sistemazione, la possibilità di trovare un lavoro. La maggioranza di quelli che rimasero in Italia si concentrò nel territorio di Milano.

Purtroppo nel dopo guerra prevalse la “ragione di stato” e si preferì seppellire tutto nel silenzio. Una tacita complicità durata decenni.

Tito morì nel 1980 e in Iugoslavia emersero i vari nazionalismi che hanno portato allo sfascio della Federazione. Tra il 1991 e il 1992 i vari stati sono diventati indipendenti.

Intanto solo dopo il 1989, col crollo del muro di Berlino e con la caduta del comunismo sovietico, si cominciò a sentire la necessità di far luce sulla vicenda degli esuli.

Il 3 novembre 1991 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga si recò, come pellegrino, a Basovizza, le cui foibe sono oggi monumento nazionale, insieme a quelle di Monrupino, e in ginocchio chiese perdono per un silenzio durato 50 anni.

Poi ci fu il film della Rai “Il cuore nel pozzo”. Poi ancora un altro presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si recò a Basovizza l’11 febbraio 1993. Così a poco a poco abbiamo conosciuto la sofferenza di questi italiani e finalmente nel 2004 è stato istituito il giorno del ricordo, il 10 febbraio, giorno della firma dei trattati di pace del 1947.

Sono state vicende complesse e articolate, che hanno suscitato profonde emozioni e sentimenti contrastanti. Sono però avvenimenti che bisogna conoscere e ricordare, perché sempre attuali. Oggi ci sono ancora molti pregiudizi nei confronti degli esuli, dei migranti. Ci vorrebbe maggiore sensibilità nei confronti di quanti, oggi, abbandonano con dolore le proprie terre, per motivi politici, economici, civili.



mercoledì 9 febbraio 2022

IL NOVECENTO: UNA STORIA ANCORA IN CORSO DAL 1970 AL 1975

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RELATORE: Avv. Tommaso CHISENA

ABBIAMO VISTO CHE IL COLPO DI STATO IN LIBIA DEL 31 AGOSTO- 1 SETTEMBRE 1969 ATTUATO DAL COLONNELLO GHEDDAFI E PREPARATO IN ITALIA IN UN HOTEL DI ABANO TERME, HA APERTO LE PORTE DEL PETROLIO ALL’ ENI E CACCIATO LE SOCIETA’ PETROLIFERE INGLESI E AMERICANE INSIEME ALLE RISPETTIVE BASI MILITARI.

A SEGUITO DI CIO’ L’INFLUENZA ED IL PRESTIGIO DELL’ITALIA SONO TALI DA ESSERE PUNTO DI FORZA IN TUTTA L’AREA MEDIORIENTALE E DEL MEDITERRANEO, MENTRE- DI CONTRO- LA GRAN BRETAGNA, CON LA PERDITA DELL’ULTIMA AREA PETROLIFERA, ORA E’ SOLO UNA IMPORTANTE ISOLA DEI MARI DEL NORD A CUI RESTA LA PICCOLA ROCCA DI GIBILTERRA.

MA LA REAZIONE INGLESE NEI CONFRONTI DELL’ ITALIA NON SI FARA’ ATTENDERE.

INFATTI, NEL 1970 RISPUNTANO, NON A CASO, SULLA SCENA ITALIANA , DA PROTAGONISTI, DUE VECCHI AMICI DEI SERVIZI INGLESI: JUNIO VALERIO BORGHESE E EDGARDO SOGNO INSIEME AD UN TERZO PERSONAGGIO CHE, SE PUR NON HA LEGAMI DIRETTI ED ACCERTATI CON L’ INTELLIGENCE BRITANNICA , NE HA SICURAMENTE CON GLI AMBIENTI ANGLOFILI: SI TRATTA DELL’EDITORE DI ESTREMA SINISTRA GIANGIACOMO – GIANGI- FELTRINELLI, FAUTORE DELLA LOTTA ARMATA CONTRO LO STATO, LA DC E IL PCI.

INTORNO ALLE LORO FIGURE TRA LA FINE DEGLI ANNI SESSANTA ED I PRIMI ANNI SETTANTA, SI INTRECCERANNO I FILI DELL’EVERSIONE NERA, BIANCA E ROSSA.

LA STRAGE DI PIAZZA FONTANA E LA SINDROME DEL GOLPE CHE QUEL TRAGICO EVENTO PROVOCA IN TUTTA LA SINISTRA SONO I PRETESTI COLTI DA FELTRINELLI PER PASSARE A SUA VOLTA ALL’AZIONE .

L’EDITORE CHE HA GIA’ FONDATO I GAP ( GRUPPI DI AZIONE PARTIGIANA) UNA ORGANIZZAZIONE PER LA GUERRIGLIA URBANA, ENTRA IN CLANDESTINITA’ CON IL NOME DI BATTAGLIA DI “OSVALDO”, PRONTO A GUIDARE UNA INSURREZIONE ARMATA , CHE NON CI SARA’ MAI ,SE NON IN UNA FORMA TERRORISTICA .

COSI’ COME IL CONVEGNO AL PARCO DEI PRINCIPI DEL 1965 HA TEORIZZATO E GESTITO IL “RETROBOTTEGA” O L’ INCUBAZIONE DEL PARTITO DEL GOLPE DI DESTRA , COSI’ QUEL “RETROBOTTEGA” DI FELTRINELLI DIVENTERA’ LA CULLA DEL PARTITO ARMATO DELL’ ESTREMA SINISTRA.

E’ IL PROGETTO A CUI SI DEDICA ANIMA E CORPO L’EDITORE MILANESE , CON L’ IMPIEGO DI INGENTI RISORSE INTELLETTUALI E SOPRATTUTTO FINANZIARIE.

ECCO CHE SI RIVEDE ANCHE IL CONTE EDGARDO SOGNO, CHE AVEVA COSTITUITO CON IL BARONE MALFATTI ED IL COLONNELLO ROCCA I PRIMI NUCLEI SEGRETI DELL’ANTICOMUNISMO DI STATO.

SOGNO AGLI INIZI DEGLI ANNI CINQUANTA PASSA ALLA CARRIERA DIPLOMATICA, ENTRANDO POI IN URTO CON MORO E FANFANI , DA LUI CONSIDERATI SERVI SCIOCCHI DEI COMUNISTI E PER QUESTO CONFINATO IN BIRMANIA COME AMBASCIATORE .

NEL 1970 LA PATRIA CHIAMA E L’UOMO DEL SOE (SPECIAL OPERATIONS EXECUTIVE) TORNA IN ITALIA .

AI PRIMI DI MAGGIO DEL 1970 , SOGNO RIUNISCE NELLA SUA ABITAZIONE DI TORINO I VECCHI COMMILITONI PARTIGIANI DELLA FRANCHI , LA RETE DELL’ INTELLIGENCE INGLESE, PER INVITARLI A RIPRENDERE IL PROPRIO POSTO E A COMBATTERE IL PCI SEMPRE PIU’ FORTE E LA DC SEMPRE PIU’ ARRENDEVOLE SE NON PROPRIO COMPLICE.

IL 30 MAGGIO L’INCONTRO SI RIPETE . MA IN UNA SEDE DIVERSA ,IN UNA VILLA DI BIUMO NEL VARESOTTO DI PROPRIETA’ DELL’ARCHITETTO GUGLIELMO MOZZONI MARITO DI MARIA GIULIA CRESPI FAMOSA PROPRIETARIA DEL CORRIERE DELLA SERA.

SI DECIDE DI AGIRE ATTRAVERSO UNO STRUMENTO ORGANIZZATIVO CHIAMATO : “COMITATO DI RESISTENZA DEMOCRATICA”.

MA OCCORRE FARE DI PIU’ , COME AMMETTERA’ LO STESSO SOGNO IN UNA INTERVISTA A PANORAMA NEL 1990: IMPEDIRE AD OGNI COSTO E CON OGNI MEZZO UN GOVERNO CON IL PCI .

ANCHE SOVVERTENDO CON LE ARMI IL RISULTATO ELETTORALE.

INFATTI DARA’ VITA ALLA PROGETTAZIONE DI UN COLPO DI STATO DA REALIZZARE NEL1974.

COMUNQUE IN QUESTA RIUNIONE NELLA VILLA DI BIUMO SONO PRESENTI OLTRE AI 20 COMMILITONI DELLA FRANCHI ANCHE ALTRI PERSONAGGI TRA CUI: PAOLO BRIGHETTO ANNIBALDI (PADRE DI LETIZIA MORATTI), L’EDITORE UGO MURSIA, IL MAGISTRATO ADOLFO BERIA D’ARGENTINE E UN CERTO ROBERTO DOTTI.

OCCORRE FARE UN SALTO IN AVANTI DI QUALCHE ANNO SINO AI MESI SUCCESSIVI AL DELITTO MORO - NELLA PRIMAVERA /ESTATE DEL 1978.

Silvia LADDOMADA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL GOVERNO DECIDE DI RICOSTITUIRE I NUCLEI ANTITERRORISMO E NE RIAFFIDA IL COMANDO AL GENERALE DEI CARABINIERI CARLO ALBERTO DALLA CHIESA.

ALL’ INTERNO DI QUESTA STRUTTURA OPERA UN NUCLEO SPECIALE COMPOSTO DA CARABINIERI, POLIZIOTTI, FINANZIERI E UOMINI DEI SISMI (IL SERVIZIO SEGRETO MILITARE) AL COMANDO DEL GENERALE BOZZO VICE DI DALLA CHIESA.

SECONDO ALCUNE SOFFIATE GIORNALISTICHE- INFONDATE- DURANTE I 55 GIORNI DEL SEQUESTRO MORO LA DIREZIONE DELLE BR SI RIUNIVA IN UNA VILLA DI SALICE TERME NEL PAVESE E PER SEGUIRE QUESTA PISTA DALLA CHIESA MANDA IL GENERALE BOZZO AD INDAGARE.

SEGUENDO LA PISTA, BOZZO ARRIVA NEL VERCELLESE DOVE INCONTRA UN VECCHIO CAPO PARTIGIANO COMUNISTA DELLA BRIGATA GARIBALDI COMANDATA DA FRANCESCO MORANINO (POI SENATORE E CAPO CON SECCHIA DELLA CORRENTE PARTIGIANA INSURREZIONALE DEL PCI) IL QUALE GLI RACCONTA UNA STORIA DAI RISVOLTI A DIR POCO INQUIETANTI .

MORANINO DICE A BOZZO CHE NELL’ULTIMA FASE DELLA GUERRA PARTIGIANA , UN CERTO NUMERO DI REPUBBLICHINI IN CONTATTO CON GLI UOMINI DELLA FRANCHI AVEVANO INFILTRATO DIVERSE BRIGATE GARIBALDI PER INDURLE A COMPIERE AZIONI EFFERATE AL FINE DI METTERLE IN CATTIVA LUCE AGLI OCCHI DELLA OPINIONE PUBBLICA PER POI PORTARLE ALL’ANNIENTAMENTO.

IL VECCHIO COMANDANTE GARIBALDINO GLI RIVELA CHE LE PERSONE UTILIZZATE PER LE INFILTRAZIONI E IL DOPPIO GIOCO ERANO UOMINI E DONNE CHE AVREBBERO AGITO PER CONTO DI QUALCHE SERVIZIO SEGRETO ALLEATO.

ERA UNA STRUTTURA , AGGIUNGE IN PREDA ALLO SPAVENTO, CHE NON SI E’ MAI SCIOLTA E CHE“retrobottega” E’ TUTTORA OPERANTE DIETRO IL TERRORISMO ROSSO E NERO.

IL GENERALE BOZZO, DOPO AVER ASCOLTATO MORANINO , PREPARA UN APPUNTO E LO INVIA AL GENERALE DALLA CHIESA IL QUALE , DOPO AVERLO LETTO, LO CONVOCA A ROMA PER UN APPUNTAMENTO CON SOGNO.

L’EX CAPO DELLA FRANCHI LI RICEVE IN UNA VILLA NEI PRESSI DI ROMA MA NON VUOLE CHE SIA PRESENTE AL COLLOQUIO IL GENERALE BOZZO. QUESTI ATTENDERA’ IN ANTICAMERA .

FINITO IL LUNGO INCONTRO DALLA CHIESA RISALE IN MACCHINA CON IL SUO VICE .

DURANTE IL VIAGGIO, VISTO IL SILENZIO DI DALLA CHIESA , IL GENERALE BOZZO CHIEDE SE DEVE ANDARE AVANTI NELLE INDAGINI.
 
Gen. Carlo Alberto DALLA CHIESA
IL GENERALE DALLA CHIESA GLI RISPOSE DICENDO: “ LASCIA PERDERE NON TI PREOCCUPARE . E’ UNA STORIA PIU’ GRANDE DI NOI, QUI SIAMO A LIVELLI INTERNAZIONALI, LE BR NON C’ENTRANO PIU’ “. DANDOGLI AD INTENDERE CHE SOGNO E IL SUO AMBIENTE SONO PROTETTI DAGLI INGLESI.

L’ASPETTO PIU’ INTERESSANTE DELL’INCHIESTA DEL GENERALE BOZZO, E’ LA CONFERMA DI QUEL CONTESTO DI INFILTRAZIONI E DOPPIO GIOCHISMO SVILUPPATOSI GIA’ DURANTE LA RESISTENZA, COME EMERSO PLASTICAMENTE DAI DOCUMENTI SEGRETI BRITANNICI DI KEW GARDENS.

E SOPRATTUTTO, LA CONFERMA CHE DA QUELLA ESPERIENZA E’ PARTITO UN FILO CHE NON SI E’ MAI INTERROTTO.

QUESTO FILO SI RIALLACCIA ALLA STORIA DI ROBERTO DOTTI, UNO DEI PRESENTI ALL’INCONTRO CON SOGNO NELLA VILLA DI BIUMO.

PARTIGIANO COMUNISTA , NEL DOPOGUERRA DOTTI DIRIGE L’UFFICIO QUADRI DELLA FEDERAZIONE TORINESE DEL PCI. NEL 1952 , LA POLIZIA SOSPETTA CHE ABBIA PARTECIPATO CON ALTRI COMPAGNI DELLA FAMIGERATA “VOLANTE ROSSA” (ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA LEGATA AL PCI) ALL’ OMICIDIO DEL DIRETTORE DELLA FIAT ERIO CODECA’.

DOTTI RIESCE A EVITARE L’ARRESTO FUGGENDO IN CECOSLOVACCHIA AIUTATO DA UN EX PARTIGIANO DELLA FRANCHI PIERO RACHETTO, COLLABORATORE DI SOGNO NEI PRIMI ANNI CINQUANTA ALL’EPOCA DEL MOVIMENTO “PACE E LIBERTA’ “.

A PRAGA DOTTI INCONTRA – TRA GLI ALTRI -UN ALTRO ELEMENTO RICERCATO IN ITALIA PERCHE’ RESPONSABILE DI ALCUNI DELITTI POLITICI COMMESSI DOPO LA GUERRA, OSSIA L’EX CAPO PARTIGIANO COMUNISTA FRANCESCO MORANINO.

DOPO QUALCHE TEMPO , INSABBIATA L’ INCHIESTA SULL’ ATTENTATO AL DIRETTORE DELLA FIAT, DOTTI RIENTRA A TORINO E DIVENTA UNO STRETTO COLLABORATORE DI EDGARDO SOGNO NEL MOVIMENTO E NELLA RIVISTA “PACE E LIBERTA’ “.

NEL 1958, CHIUSA QUESTA ESPERIENZA, DOTTI ENTRA NELLA REDAZIONE DI “COMUNITA’” LA RIVISTA DELL’OMONIMO MOVIMENTO POLITICO FONDATO DA ADRIANO OLIVETTI GIA’ COLLABORATORE DEL SOE.

DOPO QUALCHE TEMPO OLIVETTI GLI TROVA UN POSTO COME DIRETTORE DELLA TERRAZZA MARTINI DI MILANO, IL SALOTTO MONDANO DELLA CITTA’, INFATTI E’ QUI CHE LO RIABBRACCIA SOGNO AL RIENTRO DALLA BIRMANIA.

MA LA STORIA DI DOTTI RISERVA ALTRE SORPRESE.

GIA’ PERCHE’ , TRA LA TERRAZZA MARTINI E I COMITATI DI RESISTENZA DEMOCRATICA (FONDATI DA SOGNO PER LA LOTTA CONTRO IL PCI E I COMUNISTI) DOTTI SVOLGE UNA TERZA ATTIVITA’: SELEZIONA IL PERSONALE PER LE NEONATE BRIGATE ROSSE . E’ PROPRIO A LUI CHE MARA CAGOL- LA COMPAGNA DI RENATO CURCIO, COFONDATORE CON ALBERTO FRANCESCHINI DELLE BRIGATE ROSSE, CONSEGNA PERIODICAMENTE I QUESTIONARI COMPILATI DAGLI ASPIRANTI BRIGATISTI.

NE’ LEI, NE’ CURCIO E NE’ FRANCESCHINI SOSPETTANO NULLA. MA UN GIORNO DEL 1974 MARA CAGOL APRE IL CORRIERE DELLA SERA E QUASI STUPITA LEGGE IL NECROLOGIO CON L’ANNUNCIO DELLA MORTE DI DOTTI- DIRETTORE DELLA TERRAZZA MARTINI- FIRMATO DA EDGARDO SOGNO E DAGLI AMICI DELLA FRANCHI.

RESTANO SORPRESI E DUBBIOSI CHE SI TRATTI DEL DOTTI CONOSCIUTO DA LORO E PER DISSIPARE QUESTO DUBBIO FRANCESCHINI SI RECA AL CIMITERO. TROVATA LA TOMBA DI DOTTI STACCA LA FOTO PER POI MOSTRARLA A MARA CAGOL LA QUALE CONFERMERA’ CHE L’UOMO CHE SELEZIONAVA I BRIGATISTI E’ PROPRIO LUI.

NEGLI ANNI 1971/72 LONDRA SI INTERESSA DEL GRUPPO ERETICO COMUNISTI ITALIANI AVENDO DIVERSI INCONTRI CON LUCIANA CASTELLINA CHE E’ UNA DEI RESPONSABILI DEL GIORNALE DI ESTREMA SINISTRA “ IL MANIFESTO”.

IL DIPLOMATICO CON CUI PARLA ACCENNA ALLA POSSIBILITA’ CHE IL GRUPPO CONFLUISSE IN UN PARTITO RIVOLUZIONARIO.

E’ DAVVERO CURIOSO CHE L’INTELLIGENCE DEL GOVERNO DI SUA MAESTA’ TROVI PIU’ DIVERTENTE COLTIVARE POLITICI E INTELLETTUALI DELLA SINISTRA RIVOLUZIONARIA – ANTI PCI- ,PIUTTOSTO CHE TENTARE DI COMPRENDERE LO SFORZO CHE UN GIOVANE DIRIGENTE DEL PCI COME ENRICO BERLINGUER STA COMPIENDO PER EMANCIPARE IL PARTITO DALLA TUTELA DI MOSCA.

Enrico Berlinguer

INFATTI , NEL 1973, IN BULGARIA MOSCA TENTO’ DI UCCIDERE BERLINGUER SIMULANDO UN INCIDENTE D’AUTO -MENTRE SI RECAVA ALL’AEROPORTO DI  SOFIA – DOVE MORIRONO L’AUTISTA E L’ACCOMPAGNATORE MENTRE BERLINGUER USCI’ MIRACOLOSAMENTE ILLESO.

TORNANDO AGLI INCONTRI CON I DIPLOMATICI INGLESI, SARA’ FORSE CHE A METTERE LO ZAMPINO  NELLE ECCELLENTI RELAZIONI TRA IL MANIFESTO E LONDRA E’ STATO GIANGI FELTRINELLI SOPRATTUTTO ALLA LUCE DEL CASO PASTERNAK E LA PUBBLICAZIONE DEL DOTTOR ZIVAGO GIUNTO A FELTRINELLI GRAZIE ALL’INTELLINCE INGLESE.

COSTUI E’ L’EDITORE CHE SI E’ SEMPRE MOSSO CON ESTREMA DISIVOLTURA TRA GLI AMBIENTI DELLA

RESISTENZA BIELLESE, DEL COMUNISMO PRAGHESE E DEI SALOTTI ANGLOFILI (GLI STESSI DI DOTTI).

EGLI E’ PIU’ CHE MAI IMMERSO NELLA CLANDESTINITA’. HA MOLTI SOLDI E UN PROGETTO POLITICO AMBIZIOSO: LA NASCITA DI UN PARTITO ARMATO DELLA SINISTRA RIVOLUZIONARIA ANTI BERLINGUERIANA.

E HA GIA’ INDIVIDUATO GLI INTERLOCUTORI PER IL SUO PIANO CON I QUALI E’ IN STRETTO CONTATTTO.

SONO LA COMPONENTE INSURREZIONALISTA DEL PCI , CHE FA CAPO A PIETRO SECCHIA E A FRANCESCO MORANINO, IL GRUPPO DE “ IL MANIFESTO” E LE NEOFORMAZIONI EXSTRAPARLAMENTARI OSSIA “POTERE OPERAIO”, “LOTTA CONTINUA” E LE “BRIGATE ROSSE”.

CON QUEST’ULTIMA ORGANIZZAZIONE I RAPPORTI SONO MOLTO STRETTI E SIMBIOTICI.

INFATTI FRANCESCHINI RACCONTERA’ CHE PROPRIO IN QUEL PERIODO LUI, RENATO CURCIO E FELTRINELLI SI INCONTRERANNO PERIODICAMENTE NEI GIARDINI DEL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO PERCHE’ AVEVANO AFFIDATO A GIANGI IL COMPITO DI GESTIRE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI DELLE BRIGATE ROSSE.

FELTRINELLI PERO’ NON HA AVUTO IL TEMPO E NE’ LA SODDISFAZIONE DI ASSISTERE ALLA REALIZZAZIONE DEL SUO AMBIZIOSO PROGETTO.

INFATTI, UNA NOTTE TRA IL 14 E IL 15 MARZO 1972, CERCA DI SABOTARE IL CONGRESSO DEL PCI CHE INIZIA PROPRIO IN QUEI GIORNI A MILANO E CHE ELEGGERA’ ENRICO BERLINGUER SEGRETARIO POLITICO.

NEL TENTATIVO DI FAR MANCARE LA CORRENTE ELETTRICA, FELTRINELLI SALE SU UN TRALICCIO DI SEGRATE PER MINARLO. MA, A CAUSA DEL TIMER DIFETTOSO, L’ ORDIGNO ESPLODE IN ANTICIPO E “OSVALDO” MUORE DILANIATO.

POCO DISTANTE DAL LUOGO DELL’ ATTENTATO C’E’ IL SUO FURGONE: SUL SEDILE POSTERIORE, UNA SACCA CON 300 MILIONI DI LIRE CHE FELTRINELLI AVREBBE DOVUTO PORTARE A ROMA E CONSEGNARE AD ALCUNI DIRIGENTI DEL MANIFESTO COME CONTRIBUTO ALLA CAMPAGNA ELETTORALE CHE SI SVOLGERA’ A MAGGIO 1972.

IN QUEGLI ANNI, LONDRA ERA SEMPRE PIU’ PREOCCUPATA PER L’ATTIVISMO DELLA POLITICA ESTERA ITALIANA.

Aldo MORO

IN REALTA’ IL SUO BERSAGLIO E’ UNO SOLO: IL MINISTRO DEGLI ESTERI ALDO MORO.

E’ ALLA FARNESINA DAL 1969 ED E’ LUI IL MOTORE DELL’ATTIVISMO ITALIANO NEL MEDITERRANEO.

PROPRIO NEI PRIMI MESI DEL 1974, IN UN CLIMA DI ECCELLENTI RELAZIONI CON IL MONDO ARABO, MORO SIGLA IL PIU’ SEGRETO DEI SUOI PATTI, CHE SARA’ RIVELATO MOLTI DECENNI PIU’ TARDI CON IL NOME DI “ LODO MORO”.

CIOE’ UNA INTESA CON LE ORGANIZZAZIONI PALESTINESI DI ARAFAT VOLTA AD IMPEDIRE AZIONI TERRORISTICHE IN TERRITORIO ITALIANO, IN CAMBIO DI UNA SOSTANZIALE IMMUNITA’ PER IL TRAFFICO D’ARMI.

C’E’ TROPPA CARNE AL FUOCO , NELL’ITALIA DEI PRIMI MESI DEL 1974, E NON SOLO PER VIA DELLA POLITICA ESTERA MA ANCHE PER QUELLA INTERNA VISTI I RAPPORTI DI MORO CON BERLINGUER CHE AVREBBE DATO LUOGO DI LI A QUALCHE ANNO AL COMPROMESSO STORICO, SULLA BASE DEL PRINCIPIO MOROTEO DELLE “CONVERGENZE PARALLELE”.

ORBENE, TUTTO QUESTO FARA’ SCATENARE UNA REAZIONE DURA E INCONTROLLABILE .

INFATTI A GENNAIO DEL 1974 ARRIVANO ALL’AMBASCIATA INGLESE VOCI SULLA PREPARAZIONE DI UN COLPO DI STATO DA PARTE DELL’ESERCITO E DELL’ARMA DEI CARABINIERI.

IN EFFETTI TRA LA PRIMAVERA E L’ESTATE DI QUELL’ANNO SI STA PREPARANDO UN COMPLOTTO .

SE NE ACCORGE IL GOVERNO ITALIANO CHE, ATTRAVERSO IL MINISTRO DELLA DIFESA ANDREOTTI ED IL MINISTRO DELL’INTERNO TAVIANI, TRASMETTE AD UN GIOVANE GIUDICE ISTRUTTORE DI TORINO UN VOLUMINOSO DOSSIER SU EDGARDO SOGNO.

Luciano Violante

IL MAGISTRATO E’ LUCIANO VIOLANTE – FUTURO PARLAMENTARE COMUNISTA DAL 1979 E PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI DAL 1996 AL 2001.

ASSIEME AL PM VINCENZO POCHETTINO, VIOLANTE INDAGA SUL GIRO DI AMICIZIE PIEMONTESI DELL’EX AMBASCIATORE IL CONTE DON EDGARDO PIETRO ANDREA SOGNO, RATA DEL VALLINO DI PONZONE, DIPLOMATICO, PARTIGIANO E MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE, POLITICO LIBERALE, SCRITTORE, MILITARE E AGENTE SEGRETO.

NEI DOSSIER RICEVUTI DA ROMA C’E’ QUANTO BASTA PER ORDINARE L’ARRESTO DELL’EX AMBASCIATORE.

 

Il Presidente della Repubblica Giovanni Leone

 
 
 
 
VIOLANTE ACCUSA SOGNO DI AVER ORGANIZZATO UN “GOLPE BIANCO”(CIOE’ PACIFICO E INCRUENTO) CHE SAREBBE DOVUTO SCATTARE A FERRAGOSTO DEL 1974, PER INSTAURARE UNA REPUBBLICA PRESIDENZIALE DI STAMPO GOLLISTA, COSTRINGENDO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA LEONE A SCIOGLIERE LE CAMERE E A VARARE UN GOVERNO PROVVISORIO CON POLITICI E MILITARI PRESIEDUTO DALL’EX MINISTRO REPUBBLICANO PACCIARDI, CHE AVREBBE IMPOSTO UNA RIFORMA PRESIDENZIALISTA DELLA COSTITUZIONE,

ESTROMETTENDO DALLA POLITICA SIA IL PARTITO COMUNISTA CHE IL MOVIMENTO SOCIALE, ESSENDO SOGNO ANTICOMUNISTA ED ANTIFASCISTA. INSIEME A SOGNO, QUINDI, FINISCONO SOTTO INCHIESTA LO STESSO PACCIARDI NONCHE’ ALCUNI UOMINI DELLA FRANCHI E ALCUNI MILITARI.

TRA COSTORO VI E’ ANCHE UN EX PARTIGIANO BIANCO DELLA VALTELLINA, CARLO FUMAGALLI, MEMBRO, DURANTE LA GUERRA, DI UN GRUPPO DI AGENTI SEGRETI INGLESI CHIAMATI “I GUFI” E ORA A CAPO DI UNA ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA CHIAMATA “LE SQUADRE D’AZIONE MUSSOLINI” (SAM ) SORTE NELL’IMMEDIATO DOPOGUERRA.

LE SAM SARANNO COINVOLTE ANCHE NELLA TERRIBILE STRAGE COMPIUTA IL 28 MAGGIO 1974 A BRESCIA IN PIAZZA DELLA LOGGIA.

NATURALMENTE INTORNO A SOGNO SCATTA UNA RETE PROTETTIVA IMPORTANTE PER BLOCCARE L’ INCHIESTA DI VIOLANTE E POCHETTINO, I QUALI SE ANDASSERO A FONDO SCOPRIREBBERO VERITA’     CHE – DATA LA GUERRA FREDDA- L’OPINIONE PUBBLICA NON DEVE CONOSCERE PER NESSUNA RAGIONE.

A COMINCIARE DAL RUOLO DEGLI INGLESI IN ITALIA E DELLA PRESENZA DI LORO QUINTE COLONNE SEGRETE NELLA POLITICA, NELL’ECONOMIA, NEI SINDACATI, NELL’INFORMAZIONE, NELLA CULTURA, NEGLI APPARATI DELLO STATO, NELLA DIPLOMAZIA E PERSINO NELLE ALTE GERARCHIE DELLA CHIESA.

L’INCHIESTA VIENE TRASFERITA A ROMA E, COM’ERA PREVEDIBILE, SI CONCLUSE CON IL PROSCIOGLIMENTO DI TUTTI GLI IMPUTATI.

IL PM POCHETTINO FINIRA’ NEL DIMENTICATOIO, VIOLANTE INVECE -DOPO L’ELEZONE ALLA CAMERA NEL 1979 – SARA’ PER MOLTI ANNI OGGETTO DI CAMPAGNE INFAMANTI ORCHESTRATE DA SOGNO E I SUOI AMICI.

MA A DISTANZA DI CIRCA 11 ANNI DAL CROLLO DEL MURO DI BERLINO , NELL’ANNO 2000, DOPO LA MORTE DI SOGNO, VIOLANTE AVRA’ LA SUA RIVINCITA ALLORCHE’ LA MONDADORI PUBBLICHERA’ LA VERITA’ DI SOGNO SUL GOLPE BIANCO, UN TESTAMENTO CON IL QUALE L’IMPUTATO AMMETTERA’ CHE VIOLANTE AVEVA RAGIONE NELL’ACCUSARLO DI AVER ORGANIZZATO UN GOLPE PER IMPEDIRE CHE I COMUNISTI ANDASSERO AL GOVERNO.

NON SOLO, MA FORNIRA’ TUTTI I DETTAGLI DEL PIANO, COMPRESA LA PRECISAZIONE DI AVER DISCUSSO DELLO STESSO CON MC CAFFERY CAPO SEI SERVIZI INGLESI E RAPPRESENTANTE DEL SOE IN SVIZZERA TRA IL 1941 E 1945.

AL GOLPE DI SOGNO DOVEVANO PRENDERE PARTE OLTRE AGLI ALTI GRADI DELLE FORZE ARMATE E DEI CARABINIERI, ANCHE TANTISSIMI UFFICIALI DI GRADO INFERIORE.

IN GRANDISSIMA PARTE GENTE CHE AVEVA SERVITO IL REGIME FASCISTA E LA RSI. TUTTI RICICLATI NEGLI APPARATI ITALIANI E BRITANNICI.

ERA UNA DELLE CONSEGUENZE DEL TRATTATO DI PACE DI PARIGI DEL 1947, IMPOSTO DAGLI INGLESI ALL’ ITALIA SCONFITTA DALLE POTENZE VINCITRICI DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE.


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