giovedì 7 marzo 2019

“LA MASCHERA” di Silvia Laddomada

Print Friendly and PDF GRAN SERATA DI DIVERTIMENTO

“A Carnevale la gente si traveste, indossa vari costumi. Ma cosa si nasconde dietro alla voglia e al desiderio di indossare abiti diversi dal solito, celare il proprio viso dietro una maschera, o travestirsi da qualche personaggio?
Secondo la tradizione cristiana, il termine deriva dal latino “carnem levare”, nel Medio Evo vigeva la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, cioè dal giorno successivo alla fine del Carnevale (Le Ceneri), fino al Giovedì Santo.
Le origini della baldoria, degli schiamazzi però sono molto più antiche.
Sono da ricondurre alle festività dionisiache greche e ai Saturnali romani, in cui la vita ordinaria, fatta di obblighi e convenzioni sue proprie veniva sovvertita, all'insegna dello scherzo e del divertimento più sfrenato. La baldoria è una regressione nell'oscuro, una restaurazione del caos primordiale, per ricordare il momento mitico del passaggio dal caos al rinnovamento del cosmo, una festa liberatoria. Il ritorno all'ordine del cosmo, sconvolto nella festa carnevalesca, viene ricostituito con un rituale purificatorio, comprendente un processo, una condanna, la lettura di un testamento e il funerale di Carnevale, che prevede il bruciamento del re Carnevale, rappresentato da un fantoccio. L'uso di mascherarsi risale a tempi molto remoti. Già nell'età paleolitica, gli stregoni, durante i riti magici e propiziatori, indossavano costumi adornati di piume e sonagli e assumevano aspetti terrificanti grazie a maschere dipinte, con l'intento di scacciare gli spiriti maligni.
Nel corso di millenni l'uso della maschera è rimasta immutato. Nel periodo invernale le divinità degli Inferi escono dal sottosuolo, occorre intervenire per placare queste divinità, e questo è possibile con l'offerta di doni e con feste in loro onore, per indurli a ritornare nell'aldilà, dopo di che la natura si rigenera e produce. Quindi il martedì grasso è il giorno della libertà di fare qualsiasi cosa, mangiare, bere, ballare, stordirsi, infrangere le regole.
Per sfuggire alle regole che nella vita quotidiana ci imponiamo di seguire, occorre la maschera.
Il Carnevale è una festa che esercita una forte attrazione su grandi e piccoli, proprio perché offre l'opportunità di assumere un comportamento diverso, senza per questo poter essere rimproverati di nulla. Come l'attore, ogni volta che interpreta un personaggio, vive una vita momentaneamente parallela e non sua, così una persona, quando si maschera ha la possibilità di assumere le sembianze da qualcun altro, diverso dalla propria identità, e ha la possibilità di esprimere aspetti che quotidianamente deve negare. Spesso si sceglie la maschera che rappresenta l'opposto di chi siamo tutti gli altri giorni dell'anno. I più deboli si travestono da supereroi, in modo da sentirsi invincibili, almeno per un giorno. I più arditi e curiosi indossano i panni del sesso opposto. I nostalgici del passato mettono i panni di personaggi storici e le donne timide e represse scelgono personaggi super sexy. I bambini invece scelgono quei personaggi che popolano la loro fantasia e talvolta cercano di esorcizzare le loro paure, mascherandosi da mostri e orchi cattivi”.
E' seguito un interessante ricordo, da parte di molti amici presenti, delle feste tradizionali del Carnevale nel nostro territorio. Si é parlato dei balli in casa mascherati, dell'accoglienza di gruppi mascherati esterni, guidati da un capo non mascherato, che chiedevano di poter fare alcuni giri di ballo. Si é ricordato “il taglio del collo della gallina “ appesa a un filo; il palo della cuccagna; la pentolaccia nella domenica successiva alle Ceneri.
A conclusione qualche passo di danza con musiche brasiliane in sottofondo.

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