giovedì 14 novembre 2019

Giuseppe CESARIO-Un uomo, un poeta, un gigante.

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SALA CONSILIARE CRISPIANO

di Silvia Laddomada

Nell'ambito delle celebrazioni del centenario dell'autonomia di Crispiano, l'Associazione “Idee in movimento”, presieduta da Chiara Lodeserto, ha organizzato una serata-ricordo di un grande cittadino di Crispiano, Giuseppe Cesario, sindaco del paese dal 3 luglio 1944 al 30 settembre 1945. Erano presenti le figlie Addolorata, Flaminia, Gina e i nipoti. Il “poeta contadino”, primo cittadino di Crispiano alla fine della seconda guerra mondiale. Autodidatta, amante della conoscenza, viene ricordato per la sua saggezza ed equilibrio, esempio luminoso per la famiglia e per quanti lo hanno conosciuto. Una figura significativa nella storia di Crispiano. Giuseppe Bennardi, Anna Sgobbio e Maria Tagliente, che lo hanno frequentato a vario titolo, hanno portato la loro testimonianza. Bennardi lo ha definito un socialista riformista e liberale, che guardava molto lontano. 

Fondò a Crispiano la prima sezione del Partito Socialista, comportandosi sempre in modo coerente con gli ideali della Sinistra, e facendo della difesa dei deboli, della ricerca di giustizia e libertà, le ragioni della sua vita. Cercava di interpretare le istanze del popolo e con equilibrio, nei contrasti politici, interrogava la sua coscienza, per trarre dalle situazioni il meglio per il popolo. Sempre pronto ad ascoltare e capire le ragioni dell'altro, a rispettare la dignità di ciascuno, ad accettare le scelte politiche della maggioranza democristiana, come quando nel 1951, dai banchi dell'opposizione, appoggiò la proposta di intitolare una strada del paese a De Gasperi, pur avendo avuto un rifiuto alla sua proposta di intitolare un'altra strada a Matteotti. 

L'essere di sinistra, nel '45, non gli impedì di farsi portavoce, come sindaco, della richiesta di mons. Caforio presso il vescovo Bennardi e presso il papa Pio XII, di proclamare la Madonna della Neve, protettrice di Crispiano. Il 5 agosto 1945 fu lui a porgere la chiave simbolica del paese al Vescovo , che la depose tra le dita della bellissima statua. Ma non fu possibile apporre una targa, sulla parete della Chiesa, che ricordasse l'evento. Per mancanza di risorse finanziarie dell'Amministrazione comunale. Anna Sgobbio ha evidenziato la figura del letterato: un uomo che amava leggere, pensare, raccontare, narrare le vicende della sua vita in America da emigrante, della sua famiglia, della sua campagna, della sua esperienza politica. 

Un patrimonio di idee scritte su fogli, idee sostenute con forza e passione, che Sgobbio ha trascritto, seguendolo nella sua narrazione e ammirando questo papà ideale, quest'uomo che pensava come un giovane, ricco di ideali, che non amava una vita banale, che voleva incidere nella realtà, che voleva lasciare un segno tangibile della sua presenza, un'eredità da trasmettere alle figlie, ai nipoti. “Se non hai un'identità, sei una foglia, caduta per il vento, una cosa, non rimane segno”. Maria Tagliente ha ricordato l'attività di sindacalista di Cesario. Fu lui ad organizzare a Crispiano, nel 1920, nella sede del partito socialista, la prima Camera del Lavoro, di cui era dirigente. Era il periodo in cui i socialisti difendevano i braccianti e i fascisti difendevano gli agrari.

Ci fu una rissa, una sparatoria, la Camera del Lavoro chiuse i battenti, gli attivisti si dispersero, alcuni confluirono nelle file dei fascisti, altri emigrarono. Cesario emigrò in America. Al ritorno, nel 1931, continuò con coerenza, a militare nel Partito Socialista e a difendere i lavoratori, dichiarando la sua ostilità al fascismo e alla guerra. Tagliente, entrata nella Camera del Lavoro nel 1976, fu sua collaboratrice. Grazie al sostegno intellettuale di Cesario, intraprese la sua azione a difesa dei braccianti, entrò nella Forestale, facilitò la partecipazione delle donne braccianti al corso delle 150 ore, per il conseguimento del diploma di terza media. Trascrisse “La storia del sindacalismo a Crispiano”, mettendo insieme i fogli dove Cesario annotava i suoi racconti, rimanendo stupita per la fluidità del linguaggio e per la sua vivacità intellettuale. Le nipoti Antonella Semeraro, Donatella Luccarelli e la figlia Gina hanno letto alcune poesie, raccolte nel libro “Lucciole nel buio”.

                                                                           

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