venerdì 16 marzo 2018

Il benesssere psicofisico passa attraverso l'alimentazione

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 RELATORE: DOTT. STEFANO LIUZZI



La dieta è uno stile di vita che può essere portato avanti senza problemi di organizzazione dei pasti. L’uomo è onnivoro, “che senso ha vivere da malati e morire da sani”, chi vuole fare la dieta, vegetariana, vegana, solo frutta, solo riso, deve sapere che è essenziale un consumo equilibrato degli alimenti, escludere carne, pesce e derivati è una libera scelta, ci sono però serie conseguenze per la salute, che si avvertono dopo mesi (anemie, squilibrio ormonale, patologie dell’apparato digerente, ecc.). Anche il dimagrimento iniziale, ottenuto con alcune diete, può essere annullato da un aumento del peso corporeo spesso superiore a quello iniziale. Se è proprio necessario seguire una dieta, sarebbe più proficuo rivolgersi a un dietologo.

Il benessere psicofisico è garantito invece dalla dieta mediterranea, patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Una dieta che prevede un’alimentazione bilanciata, composta da cibi naturali, senza additivi né conservanti chimici.

Oggi il modello alimentare italiano conserva solo pochi aspetti della vera dieta mediterranea, che prevedeva l’utilizzo di prodotti freschi, da consumare massimo nell’arco di qualche giorno. La ricetta che sintetizza emblematicamente il modello mediterraneo è la “pasta e fagioli”, tipica alimentazione contadina dei tempi passati: i fagioli sono sempre stati definiti “la carne dei poveri”.

Un’alimentazione di tipo mediterraneo contiene mediamente: 55-60% di zuccheri; 10-15% di proteine; 25-30% di grassi; frutta(lontano dai pasti) e verdura di stagione, che forniscono vitamine, minerali, antiossidanti, fibre( preferibilmente quelle idrosolubili, perché più ricche di acqua saziano più facilmente e rallentano l’assorbimento degli zuccheri). La ripartizione dei pasti si articola su cinque momenti giornalieri: 3 principali (colazione, pranzo e cena) e due di sostegno (spuntino di metà mattinata e merenda). Sarebbe auspicabile una colazione da re, un pranzo da principe e una cena da povero.

 
Gli zuccheri contenuti nel pane, pasta, riso, legumi, mais, patate, zucchero, miele sono di facile digeribilità, ma il loro surplus si trasforma in grasso sottocutaneo di riserva e genera, non sempre però, un aumento della glicemia. L’innalzamento dell’indice glicemico può, comunque, essere tenuto sotto controllo grazie al consumo di grassi insaturi e fibre idrosolubili. E’ molto importante il tempo di cottura della pasta. Se è “al dente” i tempi di digestione e assorbimento si allungano e l’indice glicemico è più basso.
Gli zuccheri sono importanti nella dieta degli sportivi, in quanto il sistema nervoso e i globuli rossi operano utilizzando il glucosio; essi migliorano le prestazioni e ritardano l’insorgenza dell’affaticamento.

Le proteine
sono i “mattoni” utili a costruire la struttura dell’organismo. Le unità più semplici che le costituiscono sono gli amminoacidi; alcuni, detti “essenziali”, non sono sviluppati dall’organismo, ma devono essere introdotti con gli alimenti di origine animale e vegetale. Sono di origine animale (carne, formaggio, latte, uova, pesci) e vegetale (farinacei, verdure, legumi, frutta). Una dieta mediterranea equilibrata fornisce una sufficiente quantità di amminoacidi essenziali. Chi non consuma proteine animali, per scelta o per necessità, deve consumare cereali e legumi per ottenere un buon bilanciamento proteico. Il surplus di proteine diventa grasso sottocutaneo di riserva. Le proteine producono anche residui tossici, per cui un eccesso proteico innalza il livello di colesterolo, responsabile di altre patologie. E’ consigliabile, quindi, dopo i 30 anni, consumare più proteine di origine vegetale.

I grassi
forniscono energia e svolgono funzioni complesse e specializzate a vari livelli cellulari. Importanti sono gli omega 3 (contenuti nel pesce azzurro, noci, legumi e foglie verdi) e gli omega 6 (contenuti negli olii vegetali, cereali, legumi). Nell’alimentazione sono preferibili i grassi vegetali, soprattutto l’olio di oliva. Un eccesso di grassi determina un aumento del livello di colesterolo: per evitare questo occorre dare precedenza, nell’alimentazione, a carni bianche, verdure e vegetali, mentre occorre limitare carni rosse, latte e derivati, insaccati, uova.

Le vitamine
sono indispensabili al mantenimento ottimale delle condizioni fisiologiche dell’organismo. Sono presenti nella frutta e negli ortaggi freschi di stagione. La frutta e le verdure fuori stagione, la frutta esotica, spesso mancano dei necessari principi nutritivi, perché raccolti prima della maturazione oppure sono trattati con fertilizzanti vietati in Europa.
I sali minerali hanno una fondamentale importanza per la costituzione di cellule e tessuti. Sono presenti nell’acqua, nella verdura e nella frutta, dominanti nell’alimentazione mediterranea. Questo permette di contrastare l’azione negativa dei “radicali liberi”,
prodotti di scarto che si formano all’interno delle cellule e responsabili dell’insorgere di diverse e note patologie gravi (cancro, demenza senile, malattie cardiovascolari, reumatiche, respiratorie). L’organismo si difende dai radicali liberi producendo antiossidanti, che agiscono però su uno o due radicali liberi. Per garantire una
valida azione antiossidante, gli esperti consigliano un consumo giornaliero di 2 etti di frutta e 3 etti di verdura.




Le fibre alimentari
sono ben presenti nella dieta mediterranea. Si distinguono in idrosolubili (solubili in acqua), che aumentano il senso di sazietà e rallentano l’assorbimento di zuccheri (come la pectina presente nella frutta) e liposolubili (cellulosa) che favoriscono lo svuotamento intestinale, ma sono scarsamente tollerate in presenza di colite ulcerosa.
Molto importante è l’attività fisica: ginnastica aerobica o 30 minuti di passeggiata al giorno. Attività fisica un tempo naturale, visto che operai e contadini si recavano al lavoro in bicicletta.



E’ seguito un interessante dibattito, nel corso del quale il dottor Liuzzi ha risposto con la sua solita cordialità a tutti i quesiti proposti; si è parlato di metabolismo, celiachia, intolleranza e allergie alimentari, integratori, disturbi gastroesofagei.
A conclusione solito aperitivo “equilibrato”.






















venerdì 9 marzo 2018

CENTENARIO PRIMA GUERRA MONDIALE - "Gli intellettuali del primo Novecento"

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RELAZIONE DI SILVIA LADDOMADA


GLI INTELLETTUALI DEL PRIMO NOVECENTO



Stiamo sviluppando un discorso sulla prima guerra mondiale, conclusasi 100 anni fa. Sono lezioni di Storia, a scadenza mensile e in forma ridotta. Ritengo interessante, oltre che utile, delineare il contesto storico, politico, sociale e letterario del primo Novecento, come necessario terreno di gioco per le forze che scenderanno in campo nel 1914, per parlare poi anche dei risvolti umani e sociali di quei quattro anni, nonché delle conseguenze del conflitto. Sono gli anni della "belle époque", gli anni in cui lo sviluppo industriale ha abbagliato la società, prospettando un progresso infinito, offrendo tantissime novità in tutti i campi. La vita della borghesia procedeva con spensieratezza: il benessere, le città illuminate, i teatri e i caffè frequentati da tanta gente, la grande disponibilità delle merci, le novità tecnologiche rendevano più comoda la vita, davano la sensazione di aver realizzato il migliore dei mondi possibili.
Italo Svevo
Ma gli intellettuali di questo periodo non condividevano questa visione ottimistica della vita, anzi rifiutavano questo pensiero razionale, chiamato Positivismo, che invitava tutti ad avere fiducia solo nella ragione, nella scienza, nella tecnica, senza curarsi più delle fantasie, dei sogni, delle emozioni, dei sentimenti, che avevano caratterizzato l'età romantica, ormai rifiutata perché aveva idealizzato troppo la realtà. Certo, dicevano questi intellettuali, é importante capire come avvengono le cose, quale relazione di causa effetto le lega, ma l'uomo non può essere ridotto a un congegno meccanico, nel quale perfino un'emozione deve essere interpretata come la conseguenza di una reazione chimica avvenuta all'interno del nostro corpo. In una società solo scientifica l'uomo è costretto ad annullare il suo io interiore, è un numero nella catena di montaggio all'interno di una fabbrica. E' alienato, è qualcos'altro la vita. Questi intellettuali esaltavano l'aspetto fantastico e irrazionale dell'animo umano; per loro la realtà non é quella che osserviamo con i cinque sensi e comprendiamo con la ragione; oltre a questa c'è un'altra realtà, che possiamo intuire ma non spiegare, una realtà simbolica che possiamo cogliere in modo soggettivo, e che è la vera realtà. (es. : un oggetto è importante, perché ha un valore affettivo). In Francia questi artisti, poeti, scrittori, che frequentavano i locali sulla riva sinistra della Senna, esprimevano il loro rifiuto, il loro disagio nei confronti della società borghese con atteggiamenti provocatori e anticonformisti.
Paul Verlaine
Un grande poeta, Paul Verlaine, nella lirica "Languore" diceva " Sono l'Impero alla fine della decadenza, che guarda passare i grandi Barbari bianchi". (con riferimento alla condizione dell'Impero romano di fronte alle invasioni barbariche IV-V secolo d.c.). Da questo verso prende nome il movimento letterario del Decadentismo.
All'inizio usato in senso dispregiativo dai borghesi, per indicare la nuova generazione dei "poeti maledetti", come furono definiti Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, che incitavano al rifiuto dei valori borghesi: benessere, denaro, successo, emarginazione di chi non condivideva. Un termine che invece i poeti utilizzarono per definire il loro disagio esistenziale, la loro insofferenza, la loro diversità ed estraneità rispetto alla società borghese. "Les decadents", con la loro rivista "Le decadent". Questi artisti rifiutavano l'impegno politico e sociale e celebravano l'arte come valore assoluto. Essi non si confondevano con la vita della gente "comune", dominati dal tedio, dalla noia (lo spleen) e dotati di una superiore sensibilità, percepivano la banalità e il grigiore della vita moderna.
Marcel Proust
Quindi si definivano "veggenti", in quanto capaci di cogliere l'essenza della realtà oltre al suo aspetto fenomenologico, attraverso il deragliamento dei sensi, l'abbandono ai sensi, non escludendo l'uso di sostanze allucinogene. Si definivano "esteti", dandy, perché amavano costruire la propria vita come un'opera d'arte, sostituendo i valori sociali e morali con il culto della bellezza e l'esaltazione del piacere. Si definivano "superuomini", che tramite l'arte miravano alla completa affermazione di se stessi. La poesia del Decadentismo fu influenzata dal Simbolismo francese, una corrente attenta al mistero che si cela dietro la realtà, che può essere intuito con un linguaggio musicale, suggestivo, a volte comprensibile solo per il poeta che lo usa.
Albert Einstein
Questa visione diversa e più pessimistica del mondo é certamente influenzata dal pensiero scientifico e filosofico di altri protagonisti della cultura di questi decenni, una cultura che precede e che, in qualche modo, determina lo scoppio della grande guerra.
Lo scienziato Einstein formulò la teoria della relatività (1905): i concetti di spazio e tempo non sono più valori assoluti, ma fenomeni dipendenti dal punto di vista dell'osservatore. Del resto, la radio, il telefono permettevano la comunicazione in tempo reale, rendevano possibile l'esperienza della simultaneità, i tempi si accorciavano.
Anche lo spazio si modificava: lo sviluppo della rete ferroviaria, i primi aerei, le prime automobili, tutto portava a percepire le distanze in un modo soggettivo, relativo.
Henri Bergson
Il filosofo Bergson aggiunse che il tempo non é solo una successione di momenti isolati, ma é una dimensione interiore, un flusso continuo, simultaneo, in cui l'uomo vive il presente con la memoria del passato e l'anticipazione del futuro. Inoltre Bergson affrontò il tema della conoscenza. La realtà può essere conosciuta in modo scientifico ma é un modo superficiale, per cogliere l'essenza spirituale della realtà occorre l'intuizione. Un'altra teoria rivoluzionaria fu quella elaborata dal filosofo Sigmund Freud. Egli pose all'attenzione l'esistenza dell'inconscio, una zona d'ombra della psiche che non é soggetta al controllo della ragione e della coscienza, in cui si scontrano pulsioni istintive che condizionano il comportamento.
Teorie che diffondono una visione relativistica del mondo, generando disorientamento, svuotamento delle certezze acquisite, perdita di identità.
Per cui un altro filosofo Nietzsche dirà che i valori tradizionali sono menzogne, nulla é stabile, nulla é sicuro - "Dio é morto", intendendo che non ci sono più quelle verità certe, quei valori morali della ormai stagnante e ipocrita società borghese.
Gabriele D'Annunzio
Egli proponeva , in alternativa, la figura del superuomo, un individuo votato a esperienze eccezionali e alla realizzazione di una vita straordinaria, sfruttando le proprie infinite possibilità, superando tutti gli ostacoli, compresi quelli morali, che reprimono i desideri e le aspirazioni individuali.

Queste teorie portarono i letterati a sviluppare nuove tematiche nelle loro opere ed ad usare nuovi linguaggi.

In Italia i grandi poeti del vasto movimento del Decadentismo sono D'Annunzio e Pascoli;
Giovanni Pascoli
D'Annunzio interpreterà in modo originale la figura dell'esteta e del superuomo di Nietzsche; Pascoli erediterà dai Simbolisti francesi la conoscenza intuitiva della realtà e la musicalità del linguaggio, con il suo "fanciullino". In generale gli artisti più rivoluzionari furono chiamati artisti delle Avanguardie, artisti polemici verso tradizione, regole, forme, contenuti abituali delle opere d'arte. Rigettavano l'idea borghese dell'opera d'arte come prodotto da vendere e consumare.
Si disinteressavano del bello e del buono, anzi cercavano di provocare disgusto e scandali. Ricordiamo il Futurismo, il Crepuscolarismo, il Dadaismo, l'Espressionismo, il Surrealismo. Comune a tutti é il lavoro collettivo, per gruppi, essi facevano conoscere il loro programma tramite un manifesto. Il loro scopo non era più quello di dire qualcosa di comprensibile, ma sperimentare un modo diverso di vivere e di creare. Nella narrativa tramonta il romanzo realistico (Manzoni, Verga, partecipazione corale di tanti personaggi); esso risulta insufficiente a far luce sulle problematiche psicologiche dell'uomo contemporaneo, per cui all'analisi oggettiva della realtà sociale si sostituisce la riflessione sul mondo interiore dell'individuo. Uno dei motivi che accomuna i romanzi decadenti é l'Estetismo, ossia l'esaltazione della bellezza come valore supremo della vita, non solo per i personaggi, ma anche per gli autori stessi. I protagonisti sono spesso una proiezione dell'autore, sono degli aristocratici in preda a nevrosi che rasentano la follia; sono esteti, dandy, giovani raffinati e amanti di tutto ciò che è bello, raro, ricercato, che costruiscono la loro vita come un'opera d'arte.
Oscar Wilde
Parliamo dei romanzi di Karl Huismans (Controcorrente), di Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Gray), di Gabriele D'Annunzio (Il Piacere). Sono eroi negativi, perché il loro anticonformismo si risolverà in un fallimento, cioè nella consapevolezza amara che solo l'arte é eterna, l'uomo invece é legato a un triste destino di vecchiaia e decadimento. Poi ci sono i romanzi che analizzano la psiche, che danno importanza all'introspezione, ai processi psicologici interni al protagonista. In questi romanzi non si raccontano i fatti, l'Autore, spesso, fa parlare il protagonista in prima persona, usando la tecnica dl "monologo interiore", oppure ricorre ai "flussi di coscienza", associazione di idee, cioé l'Autore riporta il libero formarsi di pensieri così come affiorano inconsapevolmente dall'inconscio. Ricordiamo Italo Svevo (La Coscienza di Zeno), Marcel Proust (Alla ricerca del tempo perduto -memoria involontaria), James Joice (Ulisse). E' chiara l'influenza di Freud! I protagonisti di questi romanzi sono convinti che la realtà
Sigmund Freud
vera è sempre diversa da quella che appare, per cui hanno delle cose una visione frantumata, priva di certezze stabili, anche perché la vita sociale e collettiva appare un ambito non autentico, appare una fonte di falsità e fallimenti. In questi romanzi, i personaggi sono incerti, ambigui, malati, per i quali la malattia, la nevrosi non sono altro che un alibi, il segno visibile della loro estraneità al mondo. Sono i romanzi della crisi, scritti da Autori che sanno di non poter mutare la realtà di fatto, la possono rivelare, ma senza illudersi di migliorarla.
Luigi Pirandello
Abbiamo allora dei personaggi che si sentono degli sconfitti, incapaci di accettare le sfide del futuro in James Yoice (Gente di Dublino); sono degli inetti, inadatti a vivere la vita come gli altri in Svevo Senilità, Una vita); sono degli esclusi, indossano una maschera, sono fuori di chiave, violino e contrabbasso, in Luigi Pirandello (Così é, se vi pare, Uno, nessuno, centomila);
Franz Kafka
sono colpevoli di colpe che non conoscono, vittime dell'assurdità del vivere quotidiano in Kafka (Il processo); sono uomini senza qualità, che si modificano in ogni momento, a seconda dei rapporti che intrattengono, in Robert Musil (Ulrich, l'uomo senza qualità); sono dei malati fisici, ma soprattutto mentali, che guariscono in una prospettiva di morte in Thomas Mann (La montagna incantata)
Questa crisi, questa incertezza porterà molti intellettuali a desiderare la guerra, "la sola igiene del mondo", urleranno i Futuristi.






Amiamo la guerra di Giovanni Papini

Finalmente è arrivato il giorno dell'ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. Finalmente stanno pagando la decima dell'anime1 per la ripulitura della terra.

Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l'arsura dell'agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre.

E' finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell'ipocrisia e della pacioseria. I fratelli sono sempre buoni ad ammazzare i fratelli! i civili son pronti a tornar selvaggi, gli uomini non rinnegano le madri belve.

Non si contentano più dell'omicidio al minuto.

Siamo troppi. La guerra è una operazione malthusiana.2 C'è un di troppo di qua e un di troppo di là che si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un'infinità di uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita. Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivano ai diti delle mani e dei piedi messi insieme. E codesta perdita, se non fosse anche un guadagno per la memoria, sarebbe a mille doppi compensata dalle tante centinaia di migliaia di antipatici, farabutti, idioti, odiosi, sfruttatori, disutili, bestioni e disgraziati che si son levati dal mondo in maniera spiccia, nobile, eroica e forse, per chi resta, vantaggiosa.

Non si rinfaccino. a uso di perorazione, le lacrime delle mamme. A cosa possono servire le madri, dopo una certa età, se non a piangere. E quando furono ingravidate non piansero: bisogna pagare anche il piacere. E chissà che qualcuna di quelle madri lacrimose non abbia maltrattato e maledetto il figliolo prima che i manifesti lo chiamassero al campo. Lasciamole piangere: dopo aver pianto si sta meglio.
Chi odia l'umanità - e come si può non odiarla anche compiangendola? - si trova in questi tempi nel suo centro di felicità. La guerra, colla sua ferocia, nello stesso tempo giustifica l'odio e lo consola. "Avevo ragione di non stimare gli uomini, e perciò son contento che ne spariscano parecchi". La guerra, infine, giova all'agricoltura e alla modernità. I campi di battaglia rendono, per molti anni, assai più di prima senz'altra spesa di concio. Che bei cavoli mangeranno i francesi dove s'ammucchiarono i fanti tedeschi e che grasse patate si caveranno in Galizia quest'altro anno!

E il fuoco degli scorridori3 e il dirutarnento4 dei mortai fanno piazza pulita fra le vecchie case e le vecchie cose. Quei villaggi sudici che i soldatacci incendiarono saranno rifatti più belli e più igienici. E rimarranno anche troppe cattedrali gotiche e troppe chiese e troppe biblioteche e troppi castelli per gli abbrutimenti e i rapimenti e i rompimenti dei viaggiatori e dei professori. Dopo il passo dei barbari nasce un'arte nuova fra le rovine e ogni guerra di sterminio mette capo a una moda diversa. Ci sarà sempre da fare per tutti se la voglia di creare verrà, come sempre, eccitata e ringagliardita dalla distruzione.

Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa - e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi.

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1la decima dell’anime:: un cospicuo tributo di vite umane.

2 un’operazione malthusiana: l'economista inglese Thomas Roben Malthus (1766-1834) sostenne la necessità di una limitazione delle nascite per risolvere la contraddizione tra incremento delle nascite e inadeguatezza delle risorse e dei mezzi di sussistenza.

3 scorridori: soldati mandati in avanscoperta.
4 il dirutamento: la distruzione. la rovina.



 

Bombardamento  ( la battaglia di Adrianopoli )

ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo tam-tuuumb ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo
all'infinito
nel centro di quei tam-tuuumb spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati) balzare scoppi tali pugni batterie tiro rapido Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto tutto tara-tatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzzzarrie salti altezza 200 m della fucileria Giù giù in fondo all'orchestra
stagni diguazzare buoi buffali pungoli
carri pluff plaff impennarsi di cavalli
flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiii scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craac [LENTO DUE TEMPI] Sciumi Maritza o Karvavena croooc craaac grida degli ufficiali sbataccccchiare come piattttti d'otttttone pan di qua paack di là cing buuum cing ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak su giù là là in-torno in alto attenzione sulla testa ciaack bello Vampe
vampe
vampe vampe
vampe vampe
vampe ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro quel fumo Sciukri Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò Ibrahim Rudolf allô allô attori ruoli
echi suggeritori scenari di fumo
foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei piedi gelati odore di salnitro odore di marcio
Timmmpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza verde mandre don-dan-don-din-béèé tam-tumb-tumb tumb tumb-tumb-tumb-tumb
Orchestra pazzi bastonare
professori d'orchestra questi bastonatissimi suooooonare suooooonare Graaaaandi fragori non cancellare precisare ritttttagliandoli rumori più piccoli minutissssssimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati Fiumi Maritza Tungia
sdraiati Monti Ròdopi ritti al-
ture palchi loggione 2000 shrapnels sbracciarsi ed esplo-dere fazzoletti bianchissimi pieni d'oro Tumb-tumb 2000 granate protese strappare con schianti capigliature tenebre zang-tumb-zang-tuuum-tuuumb orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio
tenuta nell'alto cielo pallone sferico
dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy.




E lasciatemi divertire


Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente,
smisuratamente.

Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!

Cosa sono queste indecenze?
Queste strofe bisbetiche?
Licenze, licenze,
licenze poetiche,
Sono la mia passione.

Farafarafarafa,
Tarataratarata,
Paraparaparapa,
Laralaralarala!

Sapete cosa sono?
Sono robe avanzate,
non sono grullerie,
sono la... spazzatura
delle altre poesie,

Bubububu,
fufufufu,
Friù!
Friù!

Se d’un qualunque nesso
son prive,
perché le scrive
quel fesso?

Bilobilobiobilobilo
blum!
Filofilofilofilofilo
flum!






 

 

 

 

 

"Desolazione del povero poeta sentimentale" di Sergio Corazzini

I
Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lacrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?
II
Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.
Oggi io penso a morire.
III
Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle catedrali
mi fanno tremare di amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.
IV
Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole, così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l'aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui venisse di pregare, così, come canta e come dorme.
V
Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.
VI
Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.
VII
Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.
VIII
Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.





domenica 25 febbraio 2018

“Dal Porcellum al Rosatellum”

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Incontro con l’avv. Francesco Laddomada

P. Speziale, S. Laddomada, F. Laddomada

In prossimità delle elezioni politiche, nell’incontro con l’avv. Laddomada, sono stati illustrati i sistemi elettorali con nomi pseudolatini, che fanno riferimento a quei ministri o uomini politici che hanno proposto le leggi, in base alle quali, i cittadini sono stati chiamati alle urne. Il relatore ha sottolineato la riduzione della libertà del cittadino di eleggere democraticamente i rappresentanti del potere legislativo (Camera e Senato). “Il potere è di pochi individui che decidono dall’alto; quale democrazia c’è in un sistema che non lascia libertà di scelta? C’è il pericolo dell’astensionismo, tant’è che perfino la Chiesa incoraggia a non rinunciare al proprio diritto-dovere di andare a votare, anche se si va ad avallare le decisioni degli altri.

A differenza della Germania in cui c’è il senso dello Stato, e una grande coalizione è sinonimo di responsabilità, in Italia c’è inciucio, c’è il ricatto (non mi dai questo? Io prendo i miei e vado dagli altri). Manca in Italia il dialogo costruttivo fra le forze politiche; le campagne elettorali sono basate sull’insulto, sulla delegittimazione di un gruppo avversario; la volgarità è patologica, ci si altera per dire solo quello che l’altro non può o non sa fare. In Italia ancora non si comprende che in uno scontro dialettico bisogna saper cogliere il meglio e progettare insieme, anche se il meglio è proposto da un gruppo di opposizione”. Il relatore si è quindi soffermato sulle leggi elettorali proposte dal Porcellum e ora Rosatellum. Il politologo Giovanni Sirtori ideò l’etichetta Porcellum per la legge Calderoli, da lui stesso definita “una porcata”.
E’ una legge proporzionale (seggi assegnati in proporzione ai voti ottenuti). Per evitare la dispersione dei voti si prevede un voto di maggioranza alla coalizione che ottiene il maggior numero di voti e una soglia di sbarramento al 4% (al di sotto della quale non si è ammessi alla ripartizione dei seggi). Una legge non in linea col principio di sovranità popolare nella scelta dei propri rappresentanti, non dà all’elettore la possibilità di esprimere preferenze, poiché si vota per il partito che decide poi quali esponenti portare alla Camera e al Senato. La Corte Costituzionale ha però dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale della legge, annullando il premio di maggioranza e riproponendo il voto di preferenza.

E’ arrivato il Consultellum (legge rivisitata dalla Consulta elettorale). Ora si vota con il Rosatellum (una legge che sostituisce l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato; legge che prende il nome del suo ideatore, Ettore Rosato, capogruppo del PD. E’ un sistema elettorale misto, in cui un terzo di deputati e senatori è eletto nei collegi uninominali (un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto) e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. La soglia di sbarramento è fissata al 3%. E’ prevista una soglia minima del 10% per le coalizioni (all’interno delle quali, almeno una lista deve aver superato il 3%). Non è prevista l’espressione di voti di preferenza, i candidati vengono eletti secondo l’ordine fissato al momento della presentazione della lista. Rispettando, ovviamente, l’alternanza di genere.

                                                                                                  Silvia Laddomada

sabato 24 febbraio 2018

Carnevale, tra cultura, allegria, gastronomia - 13/02/2018

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Relazione di 

Silvia Laddomada







Un incontro culturale all’insegna del sano divertimento carnevalesco: un’occasione di condivisione e di degustazione di prodotti gastronomici realizzati dalle “amiche” che frequentano gli incontri dell’Università del Tempo Libero e del Sapere “Minerva”. Sottofondo di musiche latino-americane, di pìzziche e spontanei passi di danza. La cultura, cibo per la mente, come si sostiene negli incontri, ha portato i partecipanti a rivivere il Carnevale dei secoli passati, dall’età preistorica, quando ci si mascherava nei  riti magico-religiosi, a quella romana, quando a febbraio (dal latino febru-ere=purificare) si celebravano i riti di passaggio, di purificazione, dalla morte alla vita della natura.
Una settimana di festa ( i Saturnalia) per rievocare l’età dell’oro con Saturno, e auspicare un raccolto abbondante per l’anno che cominciava. La gente si travestiva, si copriva il volto con maschere orribili per allontanare gli spiriti maligni nell’aldilà, saltando e ballando dietro festosi carri, tirati da animali bardati in modo bizzarro. E prima ancora c’erano state le Dionisie, feste pagane greche in onore di Dionisio (Bacco per i romani). Un’altra festa romana era quella dei Lupercali, i luperci – lupacchiotti si recavano nel bosco e presso una grotta ai piedi del Palatino, dove si riteneva fossero stati allattati dalla lupa Romolo e Remo, uccidevano delle capre, ungevano col sangue la fronte di due giovani, che precedevano il corteo festoso, e si mascheravano con pelli di lupo, tagliavano a strisce le pelli delle capre, le arrotolavano e, correndo, le srotolavano (le antenate delle stelle filanti?).
Nel Medio Evo i Saturnali esistevano ancora; la gente colpiva per scherzo i passanti con bastoni e pietre (gli attuali manganelli di plastica riempiti a volte con sassolini).A fine settimana si concludeva con un grande banchetto, all’insegna del travestimento e del gioco libertino.  Poi si introdusse il rito giocoso del processo al Re Carnevale, capo espiatorio dei mali dell’anno precedenti; un fantoccio di paglia che veniva condannato a morte, con corteo funebre seguito da gente in gramaglie.
Nel 1500 si organizzavano sfarzosi spettacoli e carri riccamente addobbati, i Trionfi, circondati da gente in costume che intonava canti scritti per l’occasione (famoso il Trionfo di Bacco e Arianna di Lorenzo il Magnifico).
Per rendere più festoso il percorso si lanciavano sui carri semi di coriandolo glassati con lo zucchero ( gli antenati dei nostri coriandoli, piccoli dischetti multicolori di carta leggera?), oppure si lanciavano piccoli pezzi di gesso colorati ( i nostri confetti e cannellini colorati?).
Le feste rivissute anno dopo anno diventano tradizioni.
Nel 1600 nascono le maschere per eccellenza, Arlecchino, Pulcinella, Brighella, Pantalone, ecc. personaggi della Commedia dell’Arte, spettacoli destinati a un pubblico che si divertiva in modo sguaiato. E poi dolci fritti a volontà, perché il grasso c’era, dopo la macellazione dei suini. 
A Carnevale ogni scherzo vale, diciamo ancora, quasi a giustificare quella moderata follia  che anche a noi é concessa, almeno una volta all'anno.

domenica 18 febbraio 2018

QUALI SONO I NUOVI APPROCCI DELL'ONCOLOGIA MODERNA?

Print Friendly and PDF RELATORE: DOTT. ANTONIO RINALDI
Dott. Antonio Rinaldi


L'incontro culturale, seguito da un numeroso pubblico, è stato ricco di approfondimenti, grazie all'interessante dibattito e alla generosa disponibilità e cordialità del dott. Rinaldi (Responsabile dell'Unità Operativa di Oncologia   dell'ASL di Taranto. Polo occidentale:                          Castellaneta-Massafra-Mottola).                          

Egli ha sempre sostenuto che di fronte ad un tumore, malattia sempre più diffusa, la sfida maggiore diventa l'aggiornamento e la tecnologia,

mai disgiunti dall'impegno di garantire un costante miglioramento sia degli ambienti di cura, sia della multidisciplinarità degli approcci diagnostico-terapeutici.


Per la documentazione completa dell'intervento è possibile cliccare sulla foto della presentazione













venerdì 2 febbraio 2018

LO PSICOLOGO: PREGIUDIZI E VERITA'

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RELATRICE:
DOTT. SSA  ANTONELLA  ANNESE

                          P S I C O L O G A





Lo psicologo è uno studioso del comportamento umano che si occupa di prevenzione (andando, ad esempio, nelle scuole a parlare di bullismo, violenza sulle donne ecc); diagnosi, sostegno psicologico, abilitazione e riabilitazione per far acquisire abilità mai apprese o far riacquisire abilità perse, in seguito ad un trauma o a malattie che hanno compromesso funzioni quali il linguaggio, la memoria ecc. Lo psicologo si avvale di strumenti quali: il colloquio clinico, l’intervista strutturata, quindi domande più specifiche per raccogliere informazioni o per confermare o meno un’ipotesi diagnostica, e test psicologici. Rispetta l’obbligo al segreto professionale, la dignità e l’autonomia di coloro che gli chiedono aiuto e che possono, in qualunque momento lo desiderino, interrompere la terapia o rivolgersi ad un altro psicologo.
Rispetto al percorso formativo, lo psicologo ha conseguito una laurea di cinque anni, seguita da un periodo di tirocinio e dall’iscrizione all’Albo degli Psicologi della propria Regione, dopo aver svolto l’esame di Stato. Lo psichiatra, invece, è laureato in medicina e dopo il tirocinio e l’esame di Stato, ha frequentato una scuola di specializzazione in psichiatria. Lo psicoterapeuta è laureato in medicina o in psicologia e ha conseguito, dopo l’esame di stato, la specializzazione in psicoterapia.

Il neurologo è un medico specializzato nel trattamento delle patologie che colpiscono il cervello, i muscoli, i nervi e il midollo spinale (emicrania, sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, epilessia, meningite, ecc).
Infine, il neuropsichiatra infantile è un medico che si occupa di patologie dello sviluppo neuropsichico di pazienti dai 0 ai 18 anni, come disturbi dello spetto autistico, del linguaggio, dell’apprendimento ecc.
I tre orientamenti teorici principali a cui uno psicologo può fare riferimento sono:
-l’orientamento psicoanalitico che comprende l’origine profonda e remota dei sintomi e rende consce le cause dei conflitti e dei traumi infantili (Freud-inconscio-lettino);

-l’orientamento cognitivo-comportamentale che sostituisce o migliora pensieri e schemi disfunzionali della realtà, non fa riferimento al passato, ma al qui ed ora, al presente, e si avvale di esperimenti comportamentali;

-l’orientamento familiare che focalizza l’attenzione sull’ambiente in cui la persona ha vissuto e sulle sue relazioni familiari più significative, che possono avere ancora una certa influenza sulle sue relazioni attuali.
I pregiudizi rispetto alla figura dello psicologo sono:
“Lo psicologo non serve. Se stai male, ce la devi fare da solo”. Secondo questo modo di pensare però non dovrebbe esistere alcun mestiere, perché chiunque potenzialmente è in grado di fare ogni cosa.
“Si può parlare benissimo con gli amici, non serve lo psicologo, perché dovrei parlare con un estraneo?”. Tale pregiudizio nasce dal credere che lo psicologo serva soltanto a “parlare”, a sfogarsi e che “ascolti” passivamente, rimanendo in silenzio. In realtà, lo psicologo interviene quando è necessario e utilizza tecniche assenti in una normale conversazione con un amico o in una semplice confessione.
Lo «strizzacervelli» serve solo ai «matti». Questi termini nascono dall’accostamento che si fa con la vecchia psichiatria, soprattutto con il concetto di manicomi, definitivamente chiusi con la legge Basaglia del maggio 1978. Lo psicologo serve a tutti, o meglio a coloro che sono realmente motivati a mettersi in gioco e in discussione.
“Chiedere aiuto è una forma di debolezza”. Non è una forma di debolezza, ma significa volersi bene e raggiungere un benessere psico-fisico. La stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce la salute non come assenza di malattia e infermità, ma uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

“Andare dallo psicologo costa tanto e richiede tanti anni”.
 C’è ancora qualche resistenza a pagare per qualcosa che è difficile da «vedere» concretamente e “solo” per farsi ascoltare. In media, una psicoterapia dura più di un anno ma non è infinita. “Tu che sei psicologo… come mi vedi?
Mi stai analizzando?”.
Gli psicologi non hanno la palla di vetro e neanche strumenti misteriosi che gli permettono di comprendere tutto, semplicemente guardando negli occhi gli altri, oppure vedendo come si accomodano o come parlano.
“Tu che sei psicologa hai problemi familiari, provi ansia e come mai?”. Gli psicologi sono dei figli, dei padri e delle madri. Provano emozioni, hanno delle difficoltà e delle debolezze come tutti, sono esseri umani e hanno anche loro, a volte, bisogno di uno psicologo.
E’ necessario rivolgersi ad uno psicologo:
-quando si avverte una situazione di disagio che interferisce con il normale svolgimento delle proprie attività di vita (personali, relazionali, scolastiche o lavorative, sociali);
-i problemi non si sono risolti anche se avete chiesto aiuto a familiari e amici;
-consultare il medico o altri specialisti non ha cambiato nulla;
-vi sentite particolarmente preoccupati o molto tristi;
-avete dei comportamenti, delle reazioni o dei pensieri che non riuscite a controllare e che neanche voi vi spiegate;
-evitate situazioni che prima non vi creavano alcun disagio, ad esempio prendere un aereo o cenare fuori casa;
-vi sentite tesi e avete spesso difficoltà a dormire, tachicardia e capogiri;
-per stare meglio ricorrete all’alcool o ad altre droghe;
-state così male da pensare al suicidio.
Quando qualcosa ci impedisce di condurre una vita serena, di sentirci bene con noi stessi possiamo imparare a non ripetere certi comportamenti ricorrenti, comprendendo il perché di certi schemi, cosa si nascondeva sotto e arrivando ad accettarsi, e ad accettare parti del nostro passato che, senza che neppure ce ne rendessimo conto, avevano una pesante influenza su quello che facevamo. Da uno psicologo non ci si sfoga, per un benessere immediato e passeggero, da uno psicologo si lavora su se stessi, magari per un benessere più tardivo, ma sicuramente a lungo termine. Mentre parliamo, lo psicologo interviene quando è necessario, aiutandoci a focalizzarci sugli aspetti importanti, guidandoci a guardare le cose da altri punti di vista. Lo psicologo non dà consigli, se lo facesse sarebbe un pessimo psicologo, perché non avrebbe aiutato il paziente a imparare a governare da sé la sua vita.



E' seguito un attento e interessante dibattito, ulteriori approfondimenti e l'esposizione di due casi clinici positivamente conclusi.